I muri di ciottoli del Comune di Sona

La chiamano architettura minore, eppure ha il suo fascino. Passando per le vie delle colline moreniche del nostro o di altri Comuni, a tutti sarà capitato di notare quanto un tempo si facesse uso dei ciottoli per l’edificazione dei muri. Rappresentavano un materiale edilizio povero, eppure le costruzioni che ne risultavano avevano una solidità e una bellezza che ammiriamo ancor oggi.

Quei muri ci parlano del passato, di tempi addirittura medioevali, quando non c’erano molti soldi per costruire. In realtà quei sassi levigati, provenienti dai greti dell’Adige o di altri fiumi, hanno una storia che comincia molto, molto prima. Se essi potessero parlare, infatti, ci racconterebbero non solo delle varie epoche dell’uomo, ma addirittura di quelle della Terra.

In origine si trattava di rocce che, in seguito all’opera delle gelate invernali, si disgregavano consegnando al fiume materiali ancora grossolani; questi, cadendo, contribuivano a spaccare anche le pietre dei fondali, quelle che costituiscono gli strati più profondi e antichi, originati dai sommovimenti marini o terrestri antecedenti l’avvento dell’uomo, oppure derivati dallo scoppio di vulcani.

Il tutto ha portato al disordinato accumulo, nel fondo, di calcari, porfidi, selci e basalti. Il fiume, con lavoro paziente di secoli e secoli, li ha fatti rotolare, a volte lentamente, a volte sbattendoli l’uno contro l’altro durante le piene, li ha levigati con le sue correnti sabbiose. Dobbiamo pensare che l’Adige fu particolarmente irruente e impetuoso, una vera e propria fiumana che travolgeva e allagava, nelle fasi successive alle glaciazioni (ce ne sono state cinque in Europa negli ultimi due milioni di anni).

Alla fine i sassi, trascinati dalle acque alla pianura e là disseminati, furono fatti trovare pronti per l’uso dell’uomo, in formato standard: tondeggianti, a superficie liscia, di aspetto allungato e appiattito; e l’uomo imparò che quelle pietre rendevano sì il terreno arido e infruttifero, ma raccogliendole si poteva sia liberare il suolo per l’agricoltura e l’allevamento, sia procurare un materiale da costruzione economico e di facile reperibilità.

Nel Comune di Sona molti sono gli scorci che attirano l’attenzione dell’osservatore appassionato: muri che delimitano cortili o abbracciano broli, pareti di antiche case… Ma l’esempio più bello, autentico gioiello di architettura povera, è senza dubbio la chiesa di Santa Giustina a Palazzolo, le cui strutture portanti sono fatte di ciottoli di fiume; edificata intorno all’anno Mille, è ancor oggi solida e maestosa, opera di costruttori davvero abili. Un’altra chiesa che fu costruita con i sassi è quella di San Quirico a Sona, ma un restauro quanto meno discutibile di qualche decennio fa li ha in buona parte ricoperti di grigia malta.

Per fortuna oggi, a quanto sembra, si sta recuperando il gusto per quel caratteristico stile. Con piacere abbiamo visto che alcuni cittadini hanno rimosso l’intonaco dai muri dei loro cortili, riportando in risalto l’antica semplice bellezza dei sassi; così come nei restauri di vecchie case o ville sempre più si usa lasciare qualche porzione di muro scoperto, in modo che l’osservatore possa percepire ad occhio la primitiva fattura. Con altrettanta soddisfazione abbiamo constatato che anche per l’edificazione di costruzioni recenti, sia pubbliche che private, più di uno ha voluto riportare in auge questa suggestiva architettura.

E’ evidente che oggi non si tratta più di utilizzare i ciottoli per necessità, vista la facilità con cui si possono utilizzare le strutture in laterizio e cemento, ma per bellezza. Ci si è resi conto che nel sasso di fiume è scritta una parte della nostra storia, soprattutto della piccola grande storia delle popolazioni rurali che raramente si legge sui libri. Non si tratta di semplice nostalgia per il passato, ma un confronto della mente e del cuore con il mondo dal quale proveniamo.