I migliori film del 2020: tra grande schermo e (soprattutto) streaming

Il 2020 verrà ricordato come quell’annus horribilis in grado di mettere un fermo anche ai cinema e ai teatri: al di là dell’intoppo di un’intera industria che si muove dietro alla realizzazione di un film, la distribuzione di molte pellicole programmata per quest’anno, da quanto è stato ad oggi dichiarato, è stata rinviata al 2021 o a data da destinarsi.

Per fare qualche nome di film di punta, l’ultimo capitolo di 007, No time to die, è stato rinviato ad aprile 2021 insieme a Fast & Furious 9; Top Gun: Maverick sarà visibile sul grande schermo non prima di luglio 2021, così come l’attesissimo Dune di Denis Villeneuve (ottobre 2021). Chiaramente si è innescato anche un effetto domino, per cui tanti film programmati per il 2021 slittano al 2022, come The Batman e l’ultimo capitolo di Jurassic World.

Nonostante, dunque, i cinema chiusi, il cinema quest’anno è comunque riuscito a regalare emozioni agli spettatori davanti al grande e al piccolo schermo, grazie alle distribuzioni avvenute direttamente su piattaforme in streaming. È il caso, ad esempio, dell’ultimo (dimenticabile) Mulan, del secondo (provocatorio) capitolo di Borat e dell’italiano Il talento del calabrone (una sorpresa).

Segue la classifica dei dieci film che, a nostro giudizio, hanno lasciato il segno nel panorama cinematografico dell’anno appena trascorso. Nella nostra classifica abbiamo posto particolare attenzione a cosa viene raccontato, ma non abbiamo nascosto soprattutto una certa sensibilità a come il racconto si traduce in immagine, valutando la narrazione cinematografica anche come linguaggio.

10. Il processo ai Chicago 7, di Aaron Sorkin

Durante le proteste avvenute alla convention democratica a Chicago nel 1968 vengono presi come capro espiatorio sette attivisti (che poi sono otto) appartenenti alla sinistra radicale e divenuti simbolo e vittime di un processo in cui il giudice si dimostra di parte in partenza e sempre più propenso alla condanna dei giovani imputati.

Il film è tecnicamente perfetto: il montaggio sagace (numerosi i flashback), il cast è corale (spiccano su tutti Eddie Redmayne, Sacha Baron Cohen e Mark Rylance, nel ruolo dell’avvocato difensore) e la sceneggiatura affascinante. La scelta di affrontare temi complessi come la segregazione razziale, lo stato (non sano) del sistema giudiziario e le pressioni politiche con la grammatica di una commedia, può far storcere il naso, ma ha il pregio di avvicinare empaticamente lo spettatore ai protagonisti.

9. Tenet, di Christopher Nolan

Mentre il mondo intero è minacciato dallo scoppio della Terza Guerra Mondiale, un agente segreto viene reclutato da una misteriosa organizzazione denominata Tenet per sventare il pericolo globale.

Un film da vedere per la sua straordinaria e bellissima complessità e spettacolarità (le scene d’azione sono magnifiche, tecnicamente calibrate e affascinanti), ma senza l’aspettativa che rimanga sulla pelle dello spettatore. A questo link la recensione del Baco.

8. Richard Jewell, di Clint Eastwood

Sventato un attentato al Centennial Olympic Park, Richard Jewell diventa un eroe per i media locali e nazionali. Tuttavia, il suo sogno di entrare nelle forze dell’ordine rischia di diventare un incubo, dato che viene interrogato dall’FBI come sospettato dell’attentato e successivamente messo alla gogna dagli stessi media che prima lo acclamavano.

Eastwood confeziona un film toccante e potente. Un film di cui abbiamo bisogno per avere come riferimento la grandezza delle persone piccole, accorgerci che l’eroismo più autentico si costruisce giorno dopo giorno attraverso il proprio dovere, l’attenzione e la dedizione verso il prossimo e ricordarci che all’eroismo non accede chi è perfetto, ma anche il cittadino medio (o mediocre). A questo link la recensione del Baco.

7. Sto pensando di finirla qui, di Charlie Kaufman

Una giovane donna viene accompagnata dal fidanzato Jake a conoscere i genitori di lui e i luoghi della sua infanzia. Durante il viaggio in macchina la giovane donna rimugina sui propri pensieri, pensa di chiudere la storia con Jake iniziata appena sette settimane prima. Arrivati nella fattoria isolata dei genitori di Jake, la vicenda inizia ad assumere tinte sempre più strane e deliranti.

L’ultima fatica di Charlie Kaufman, già regista dei noti Se mi lasci ti cancello ed Essere John Malkovich e del meno noto ma altrettanto interessante Anomalisa, è un film potente, in grado di spiazzare lo spettatore con una feroce lucidità. Dall’arrivo nella fattoria, la sceneggiatura si arricchisce di simbolismi (im)possibili, proiezioni temporali, realtà alternative. Un plauso straordinario ai due attori protagonisti. Sto pensando di finirla qui non è un film per tutti, ma indubbiamente interessante per chi cerca un linguaggio cinematografico forte e alternativo.

6. Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, di Max Barbakow

In un resort nel deserto di Palm Springs Nyles si risveglia accanto alla fidanzata nel giorno del matrimonio di una coppia di amici. Sarah, la sorella della sposa, dopo essere stata salvata da Nyles da un discorso pubblico che non voleva fare, si apparta con quest’ultimo all’esterno del resort e lo vedrà entrare in una grotta misteriosa che da tempo immemore lo obbliga a rivivere la stessa giornata.

La ricetta del loop temporale non è una novità nel mondo del cinema, eppure Palm Springs riesce a rivisitare la grammatica narrativa con trovate e battute sarcastiche e frizzanti. Con un approccio intelligente la sceneggiatura ha il pregio di saper trovare un equilibrio tra senso del tempo e romanticismo, mantenendo alto il livello di comicità.

5. 1917, di Sam Mendes

Il 6 aprile del 1917 due giovani soldati britannici ricevono l’ordine di intraprendere una pericolosissima missione finalizzata a salvare oltre 1.600 uomini da morte certa.

Da guerra di posizione e logoramento, la Grande Guerra secondo il regista Sam Mendes diviene in 1917 dinamismo e continuità: adottando la tecnica di un unico piano sequenza, senza staccare tra un’inquadratura e un’altra, la regia riempie gli spazi vuoti lasciati dalla semplicità della sceneggiatura e trasporta lo spettatore in un’esperienza di immersione completa, all’interno delle trincee e in fattorie abbandonate. Con un linguaggio interessante il film racconta due fattori quasi inediti nei film bellici: l’attesa e il senso di impotenza di fronte alle barriere nemiche.

4. Cosa sarà, di Francesco Bruni

Bruno Salvati è un regista di scarsa rinomanza, separato da poco dalla moglie e con due figli, Adele, una ventenne studiosa e responsabile, e Tito, un adolescente svogliato e problematico. A seguito di un piccolo incidente, a Bruno viene diagnosticata una forma di leucemia, che si potrà combattere soltanto con una donazione di midollo da cui estrarre cellule staminali compatibili.

Cosa sarà racconta molte cose, molte pieghe che la vita non risparmia e da cui se ne esce diversi. La sceneggiatura entra in punta di piedi nelle pieghe della vita di Bruno (intenso Kim Rossi Stuart) e affronta con una spietata delicatezza i dubbi, il dolore e il destino incerto, ma evidenziando sempre la speranza e la fiducia che anche da questi momenti si può imparare e crescere.

3. The Gentleman, di Guy Ritchie

L’espatriato americano Mickey Pearson ha costruito un impero fondato sullo spaccio di Marijuana a Londra. Desideroso di ritirarsi con la moglie e lasciare la sua ingente eredità al miliardario Matthew Berger, Pearson si ritrova insieme a Raymond, il suo braccio destro, in mezzo a cospirazioni, inganni e scontri con uno strambo gangster di quartiere, un miliardario russo e un colosso cinese del narcotraffico.

Un ritorto alle origini per il regista Guy Ritchie, che abbraccia nuovamente il genere gangster ultrapop: il contesto cupo in cui regna la malavita assume tinte ironiche e grottesche e i capibastone possiedono atteggiamenti strambi o si ritrovano coinvolti in vicende surreali. Anche il linguaggio cinematografico è assolutamente interessante: sviluppata su più linee temporali, la narrazione è stimolata da un montaggio brillante. Un film che sa intrattenere con intelligenza lo spettatore.

2. Soul, di Pete Docter

Ricevuta la proposta di entrare in un gruppo jazz, l’insegnante di musica Joe Gardner vede la possibilità che il suo sogno di diventare un musicista si concretizzi. Tuttavia, qualche ora prima del concerto, cade rovinosamente in un tombino e la sua anima finisce nell’Ante-mondo, una sorta di limbo in cui le anime formano una propria identità prima di nascere sulla Terra. Qui viene assegnato come mentore a 22, un’anima cinica e testarda che non trova il proprio senso di vivere. Joe dovrà quindi fare i conti con una duplice sfida: tornare nel suo corpo sulla Terra e fornire a 22 quella “scintilla” necessaria per lasciare l’Ante-mondo.

È difficile rimanere delusi dal laboratorio creativo della Pixar, che ancora una volta sa regalare una pellicola preziosa ed emozionante, educativa e profonda, con molteplici livelli di lettura a seconda dell’età e dell’esperienza dello spettatore. Uno dei messaggi più belli di Soul è proprio la capacità di maturare la propria felicità e di non perdere lo stupore di fronte alla bellezza anche delle cose più semplici e non necessariamente materiali. Decisamente un toccasana contro l’individualismo moderno. A questo link la recensione del Baco.

1. Mank, di David Fincher

Lo sceneggiatore Herman Mankiewicz, soprannominato Mank, costretto a letto a causa di un incidente, lavora alla scrittura del primo film del 24enne regista Orson Welles. Mank detta, pertanto, la sceneggiatura alla dolce dattilografa Rita, che inizia a intravedere delle similitudini di alcuni fatti e conoscenze del passato di Mank con vicende e personaggi protagonisti di Quarto potere.

Una recensione di poche righe è assolutamente insufficiente per descrivere la bellezza dell’ultima opera di Fincher: la sceneggiatura è elegante, non priva di battute taglienti e in grado di spaziare tra la critica affilata alla politica e ai media da una parte, la descrizione estetica e lussuosa dell’industria del cinema dall’altra. Gary Oldman in stato di grazia. Mank ha tutte le carte in regola per aggiudicarsi le statuette in varie categorie ai prossimi Oscar.