I maturandi di Sona ed un esame che resterà nella Storia. Riflessioni sulla maturità nell’era del coronavirus

Gli studenti veronesi non entrano in classe da fine febbraio, quando pensavano di fare solo qualche giorno di vacanza in concomitanza con il ponte di Carnevale ma alla fine sui banchi non ci sono tornati più, se non virtualmente attraverso la didattica a distanza. Ora è giugno e gli unici che varcheranno il portone degli istituti scolastici sono i maturandi, che possono svolgere l’Esame di Stato in presenza, ma solo in forma di colloquio orale.

E’ una maturità anomala, che nessuno poteva immaginare così, molto diversa da quella degli anni precedenti. Gli studenti del quinto anno fino alla fine del primo quadrimestre si sono esercitati per prepararsi ad affrontare le varie tipologie scritte per la prima prova (quella di italiano) o per la seconda prova, differente per ogni indirizzo.

Tuttavia il Covid-19 ha spazzato via gli scritti, lasciando spazio solo all’orale, durante il quale i maturandi all’inizio discuteranno un testo di letteratura italiana affrontato nel programma dell’ultimo anno e un loro elaborato, steso tra la fine di maggio e metà giugno, legato alla materia di indirizzo. Poi ci sarà il resto del colloquio, che verterà anche sui contenuti delle altre discipline, l’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro (che ora si chiama PCTO, perché la scuola italiana senza sigle strane non sa stare) e alcune tematiche di Cittadinanza e Costituzione.

Tutto questo davanti ad una commissione di soli docenti interni, ad esclusione del presidente. Anche quest’ultima è una novità, visto che in tempi normali la commissione si compone per metà di commissari esterni. Sulla carta sembra un esame più semplice da affrontare ed in parte sicuramente lo è, ma il fattore psicologico giocherà un ruolo importante, visto anche il periodo di forte incertezza e disagio da cui tutti provengono.

Tra l’altro, i maturandi del 2020 non hanno potuto sentir suonare l’ultima campanella, non hanno organizzato la pizzata di classe coi professori, non hanno potuto nemmeno cantare tutti insieme “Notte prima degli esami” di Venditti. Niente banchi separati in corridoio o in classe, nessun commissario esterno che corregge la prova, niente ansia prima dell’apertura delle buste contenenti le tracce, niente aula all’orale piena di parenti, amici o fidanzati da cui farsi confortare prima di entrare o sulla cui spalla piangere di sollievo appena usciti.

Eppure, questo quadrimestre strano, fatto di piattaforme digitali, audio e video che vanno a singhiozzo, assenze non giustificate, facce assonnate, campanelle che non suonano, capelli lunghi e compiti da mandare via mail rimarrà nella storia, come rimarrà l’esame straordinario che inizia il 17 giugno.

La pandemia ci ha divisi, ma ci ha anche uniti. Ha mostrato degli insegnanti un lato più umano, ha fatto sentire nostalgia del compagno di banco, della ricreazione trascorsa ad ingozzarsi col panino o in coda davanti al bagno, della timidezza paralizzante di fronte alla ragazza bellissima che passa noncurante accanto alla classe, dello zaino gonfio e della corsa per non perdere l’autobus (no, forse questa no).

Quest’anno la maturità sarà anomala ma comunque sancisce un momento importante di passaggio, la fine di cinque anni intensi. Alle superiori si entra ragazzini e si esce ormai adulti, almeno sulla carta d’identità. Si trascorre sui banchi della secondaria di secondo grado un periodo fondamentale della propria crescita e di cui per sempre si conservano ricordi indelebili. Quando termina l’orale e si esce fuori, nell’aria afosa di fine giugno o inizio luglio, ci si sente liberi come mai è successo prima e anche un po’ spiazzati perché è finita, ma sta anche per cominciare.

Per quattrocentosessantatremila giovani inizia dopo l’estate un nuovo capitolo, tutto da scrivere, che per alcuni è il mondo del lavoro, per altri l’università, di sicuro una strada costellata di sogni, di aspettative, ambizioni, libertà ma anche responsabilità.

Recentemente Barack e Michelle Obama hanno parlato ad un gruppo di studenti al termine del loro percorso scolastico definendo l’istruzione come “il più grande investimento che si possa fare” per la propria vita, per continuare a sperare, per cambiare in meglio se stessi ed il mondo.

Auguri a tutti i maturandi del Comune di Sona.

Chiara Giacomi

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.

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