I giovani e la Storia

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Ragionamento studentesco: la Storia è passato, viviamo secondo il motto “il passato è una terra straniera”, chi si azzarda, over 25, a trarre come conclusione che la materia sia attuale, interessante, addirittura… utile? Date, nomi, battaglie in confronto a love story, madri e professori? e li chiamate problemi? Potrebbe essere il paradosso sociale, voler conciliare il passato della Storia con il presente dei ragazzi. In tanti hanno provato a farla passare come fondamentale per la consapevolezza di ciò che succede ogni giorno, per capire perché il mondo gira proprio così.

 

D’altronde, come sarebbe oggi Parigi se la democrazia diretta della Comune del 1870 fosse resistita all’attacco dell’esercito di Thiers radunato per la riconquista della capitale? Sicuramente diversa, ma volete ancora definirlo stimolante per la curiosità? L’esame di coscienza privato non ferisce l’orgoglio, siate sinceri… una sola frase e la mente divaga, l’orologio si ferma e l’esperienza francese di 140 anni fa non va a prendere il bimbo a scuola né tantomeno paga il dentista. Appurato ciò, come non capire che con (senza offesa) 20 anni in meno di saggezza, è ancora meno probabile che una giusta causa (escluso il 2 minaccioso che aspetta di demolire l’illusione di evitare il debito storico per disciplina e longevità) ci tenga su quel libro dalla copertina orrendamente blu e arancio?

 

Ci si prova eh, per carità, ma l’impegno pian piano scema: il primo paragrafo con tanto di sottolineature, evidenziatore e appunti laterali, al secondo già compare solo una matita e annotazioni falsamente intelligenti, al terzo addio mondo…l’attenzione si fissa sulla mosca e il cervello comincia a scherzare… cos’è la democrazia diretta..? A quel punto la coscienza si ribella e gli eredi del Bignami ringraziano. Inutile negare che l’unico tempo dedicato alla materia sono (letteralmente) i due minuti di silenzio all’inizio delle lezioni il giorno della Memoria e in ricordo delle Foibe. Verrebbe da chiedere da dove pensiamo di venire, che valore ha per i ragazzi il fatto che 150 anni fa è accaduto qualcosa che permette loro oggi di definirsi italiani.

 

Ma facciamo un passo alla volta: quanti giovani sanno che è accaduto qualcosa 150 anni fa per dirsi oggi italiani? Probabilmente i maturandi che sperano nella botta di… fortuna dello scontato tema storico sul recupero del patriottismo in onore di Mameli. Sarcasmo gratuito sull’ignoranza giovanile?

 

No. Pigrizia certo, disinteresse ovvio, superficialità pure, ma la volontà iniziale, il brivido dei primi tre paragrafi, quello, gente, c’è! e il segreto è tutto lì! Perché dovrei andare avanti, dopo luogo, nome, data se mi viene detto che non c’è altro? Cause e conseguenze non hanno fatto chi siamo, non sono state le convinzioni in se stesse di un tedesco perverso a fare 50 anni di storia, è il significato, la valenza, l’importanza che teste giovani gli hanno dato, il fatto che in milioni gli abbiano creduto perché prometteva il futuro e il presente non sembrava male. Cos’è cambiato? È tutto quello che anche i giovani di adesso vogliono, una voce abbastanza forte da essere seguita, perché nella loro testardaggine rivoluzionaria non hanno inventato niente di nuovo. Obiettivamente ammettiamolo: le frasi di Jim Morrison vanno avanti da un po’… e lo chiamate passato?

 

Allora, se invece di dirci che cosa e quando, ci spiegassero perché, ecco di questo potremmo farcene qualcosa. Perché la vera differenza è proprio quella… da che punto di vista e come la storia viene considerata. Se ci focalizziamo solo sugli avvenimenti conclusi, tutto è passato e lo studio si riduce ad obbligare una conoscenza nozionistica ad assaltare una memoria a breve termine. Se invece osserviamo gli ideali e i meccanismi di pensiero dei movimenti pacifisti degli hippie o dei naziskin recidivi ci accorgeremo che senza vestaglie fiorite e treccine, oggi, in piazza Erbe a suonare il mercoledì sera si ritrovano magari non le stesse persone ma di certo le stesse teste e allo stesso modo alcuni link su facebook profondamente estremisti fanno pensare che purtroppo c’è ancora in giro qualcuno che meriterebbe di estinguersi al posto dei panda.

 

Questo non significa che il maggio francese è troppo attuale per essere studiato o che non possa essere considerato storico, ma certamente non passato! Se ci insegnassero a capire cosa viviamo, studiare Storia sarebbe solo riferire a qualcun altro meccanismi di pensiero che con sfumature diverse rispetto a 100 anni fa sono in ogni manifestazione, protesta e concerto oggi più di ieri. Infine… la questione che gli studenti portano avanti come bandiera: la benché minima passione dell’insegnante, nessuna vita nelle parole, sono più storici di quello che insegnano!

 

Non solo: si annoiano!!! Se si stufa l’insegnante, come potremmo trarne piacere noi? Studiare Storia non ci piace perché tutti la insegnano e nessuno ce la racconta. Saremmo anche persi in universi paralleli, deconcentrati, irresponsabili ma se c’è l’adempimento del dovere scolastico di aprire quel manuale fateci arrivare voi al quarto paragrafo…perché si può! Perché se 4 anni di liceo sono un buco nero e le guerre d’indipendenza della maestra Manuela io me le ricordo, il motivo non è l’altalenarsi di attività e quiete cerebrale, ma il fatto che se chi ti parla è una persona e non un insegnante allora storia diventa la tua storia e la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 rimane un ricordo affezionato.