I dispositivi antiabbandono e il mito dell’infallibilità. L’opinione della psicoterapeuta del Baco

Il fatidico giorno si sta avvicinando: dal 6 marzo i dispositivi antiabbandono, quei dispositivi che suonano se ci allontaniamo dall’auto senza aver portato con noi il bambino, saranno obbligatori in tutto il territorio italiano. Il tema al momento non è più molto “caldo” come lo è stato mesi fa, ma probabilmente ora tornerà ad esserlo.

Ci si chiede: come è possibile dimenticare un bambino in auto? Ebbene, è possibile. È possibile perché il nostro cervello non è infallibile. E non serve dare la colpa alla tecnologia o allo stress o al “sovraccarico mentale”: certo, siamo tutti stressati e pieni di lavoro e pieni di problemi. Ma, che ci piaccia o no, dobbiamo rassegnarci: il nostro cervello non è infallibile. Se lo fosse, sarebbe un computer. E se fosse un computer capirebbe che il problema non sono 8 bambini morti in più di 20 anni perché dimenticati sul seggiolino, ma decine e decine di bambini morti ogni anno perché su quel seggiolino non sono mai stati messi.

Sono una mamma e ho due bambini sotto i 4 anni. La sola idea che un giorno una cosa del genere possa succedere ai miei bambini, e che possa succedere mentre sono con me, o con il papà, o con i nonni, o con la baby-sitter, mi terrorizza. Posso azzerare questo rischio? No.

Faccio la psicoterapeuta, e la maggior parte del mio lavoro consiste nel far capire alle persone che si rivolgono a me che la certezza al 100% non la possiamo mai avere, su nulla. Non posso essere sicura al 100% che non mi verrà mai un infarto, nemmeno se controllo il battito cardiaco e la pressione una decina di volte al giorno. Non posso essere sicura al 100% che non prenderò mai nessuna malattia, nemmeno se mi chiudo in casa per una settimana (ogni riferimento agli attuali avvenimenti è puramente causale). Non posso essere sicura che non dimenticherò mai i bambini in auto, nemmeno se compro un dispositivo che se ne ricorda al posto mio.

Nel mio lavoro noto spesso una cosa interessante: che tutto quello che facciamo per azzerare i rischi funziona sul breve termine, ma peggiora il problema sul lungo termine.

Se soffro di attacchi di panico controllo il battito cardiaco o la pressione decine di volte al giorno per rassicurarmi sul fatto che non mi sta venendo un infarto. Così facendo aumento le probabilità di percepire battiti anomali o aritmie (cose assolutamente normali) e di allarmarmi per nulla. Quindi mi sottoporrò a visite mediche di ogni tipo, cosa che non farà altro che aumentare la mia ansia. Se sono una persona molto gelosa, e per essere sicura che mio marito non abbia un’altra lo chiamo dieci volte al giorno e lo tempesto di WhatsApp, rischio che si stufi e mi lasci proprio per questo.

Cosa c’entra tutto questo con i dispositivi antiabbandono? Temo che c’entri molto. Devo ammettere che non li ho ancora comprati, ma mi pare di capire che la maggior parte di quelli in commercio siano collegati via bluetooth al cellulare. Davvero abbiamo tutti sempre il bluetooth accesso? Davvero abbiamo tutti sempre il telefono accesso? Davvero non rimaniamo mai senza la batteria?

Penso che anche in questo caso quello che facciamo per azzerare il rischio non faccia altro che peggiorare il problema. Penso che anche in questo caso dovremmo accettare, per quanto dolorosa, la realtà, e cioè il fatto che non possiamo fare nulla per azzerare il rischio di quella che rimane una tragica fatalità.

Paola Spera

About Paola Spera

Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.

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