I cento anni dell’Associazione Alpini e la prova che sta affrontando Sona

“C’è Ennio Donà, capitano al comando del battaglione Verona perché tutti gli altri ufficiali sono morti o feriti. Il 26 gennaio 1943, nel momento più drammatico della ritirata di Russia, assieme agli altri comandanti degli ischeletriti battaglioni del 6° Tridentina, riceve la missione impossibile: rompere la resistenza dei due reggimenti sovietici a Nikolaevka. I suoi alpini hanno due bombe a mano a testa e due caricatori per il fucile. Il segno della croce e via di corsa sul lunghissimo costone innevato fino al terrapieno della ferrovia. Scoppia l’inferno, mettere piede nella stazione costa perdite elevatissime. Donà è ferito alle braccia, alle gambe, al fianco destro. Intorno gli muoiono a grappoli. A sera, nell’isba di Nikolaevka alla fine conquistata, gli comunicano che dei 240 uomini del Verona ne sono rimasti meno di 20”.

Quello del Capitano Donà è uno tra i tantissimi episodi di valore delle Penne Nere che Alfio Caruso racconta nel suo bellissimo libro “Una lunga penna nera. Storia di eroismo e fratellanza”.

Donà rientrerà in Italia dalla Russia, sopravvivendo a una scheggia di mortaio nel fegato e a un’altra nel parenchima polmonare. Guarirà in tempo per salire nel settembre ’43 in montagna a fare un’altra guerra, stavolta contro i tedeschi.

Era l’8 luglio 1919, quando su impulso di alcuni reduci della Grande Guerra fu costituita a Milano l’Associazione Nazionale Alpini, che si proponeva di tener vivo lo spirito di corpo, conservare le tradizioni degli alpini, raccoglierne ed illustrarne i fasti e le glorie, cementare i vincoli di fraternità fra alpini e favorirne i rapporti con le associazioni che avessero il culto e lo studio della montagna e le attività escursionistiche.

La notizia della nascita dell’ANA si diffuse rapidamente e suscitò l’entusiasmo di molti alpini che già lavoravano per tenere vivo lo spirito alpino. Da qui all’idea di creare le sezioni dell’Ana nelle principali città vocate allo spirito alpino, che iniziarono a costituirsi con il 1920. Anche a Verona.

In questi giorni nella nostra città si sarebbero dovute tenere le celebrazioni per il centenario dell’Associazione Nazionale Alpini. Cancellate a causa del Covid e sostituite da cerimonie più semplici, senza la presenza del pubblico. Che si sono tenute anche presso le nostre Baite sonesi con un alzabandiera simbolico e la lettura della preghiera dell’Alpino.

Ma non può essere certo un virus a fermare il prezioso lavoro dei nostri Alpini di Lugagnano, Palazzolo, San Giorgio in Salici e Sona. Che anche in questi mesi di pandemia, di paure e di fatiche personali, sociali ed economiche, hanno continuato a portare avanti la loro preziosa opera di sostegno forte e appassionato alla comunità, anche nello strategico settore della Protezione Civile.

Tanti auguri Alpini sonesi. E che il vostro indomabile spirito di coraggio, fedeltà e servizio, come ci ha insegnato il Capitano Donà in Russia, sia di prezioso esempio per tutti, per trovare la forza e i motivi per superare assieme – come deve fare una comunità vera e solidale – questa durissima prova che il Covid ha conficcato come una lama sul nostro percorso.

Lo striscione appeso in questi giorni presso la Baita di Lugagnano. Sopra, nella foto di archivio le Penne Nere al Monumento ai Caduti di Lugagnano.