I bilanci comunali ci raccontano di quanto è cambiata la società a Sona

L’analisi dei bilanci comunali e la loro lenta evoluzione nel tempo consente di capire come sia cambiato il tessuto economico-sociale di un Comune.

Pare infatti che da sempre gli Amministratori comunali siano stati molto attenti a cogliere il formarsi di nuove fonti di reddito per fare fronte, con una tempestiva tassazione, alle nuove esigenza degli amministrati.

Fu così anche per i sonesi che, anno dopo anno, diventando meno poveri in numero crescente prima, e gradualmente benestanti poi, alimentarono in crescendo le entrate del bilancio comunale. Il secolo diciannovesimo e metà del ventesimo furono il teatro di cinque guerre, in tre delle quali fu coinvolto direttamente anche il Comune di Sona che dovette registrare, oltre a gravi lutti, improvvisi rallentamenti nella crescita del tenore di vita dei propri cittadini. Anche questo si può trovare descritto nei freddi numeri dei  bilanci comunali.

Le curiosità maggiori derivanti dall’analisi delle voci delle entrate sta però nel passare in rassegna gli elenchi dei contribuenti chiamati a pagare per proprietà o attività svolte. Con un numero crescente di attività economiche redditizie  aumentò anche il numero di chi poteva permettersi piccoli lussi quali la caccia, la bicicletta, il pianoforte quindi le auto, il bigliardo, le macchine del caffè espresso.

Nel 1873 in aggiunta alle entrate ordinarie del bilancio quali le rendite fondiarie di terreni e fabbricati abbiamo scoperto che venne decisa una tassa sulle vetture trainate da animali, ventitre a quattro ruote e due a due ruote e sui domestici, presenti in numero di sette. Per trovare una tassa sulle vetture a motore dobbiamo arrivare ai primi anni venti dello scorso secolo.

Prime biciletteIl primo elenco di chi, in numero di trenta, pagava la tassa per il porto d’armi e la caccia è del 1893. Nel 1898 fa la sua apparizione una nuova tassa, sui velocipedi (biciclette) in possesso di dieci concittadini, velocipedi che nel 1907 sono già diventati trentasette.

Nel 1924 riappare la Tassa famiglia, (presente per brevi periodi già dal Medioevo), chiamata anche focatico perché colpiva i singoli fuochi o camini, in pratica una antenata della “patrimoniale”, forse in arrivo ai nostri giorni. Ma è a partire dal Bilancio di previsione del 1926 che troviamo le prime assai innovative tasse, sulle insegne e fotografie, sui pianoforti, sui bigliardi, sulle vetture private, e dal 1932 le  tasse sulle patenti, sull’occupazione di aree pubbliche, sulle macchine per il caffè espresso.

Gli abitanti del Comune al Censimento del 1936 erano 5.684 e le famiglie poco più di mille. Nel 1940 abbiamo trovato un elenco numerico di chi ricadeva nelle voci di alcune Imposte e Tasse. I proprietari di bestiame tassati erano 557 e  888 i nuclei familiari che pagarono l’Imposta di famiglia.

I proprietari di 121 cani pagarono la tassa (erano esenti i cani da guardia in zone lontane dai centri abitanti), 70 quelli con auto private e 94 chi pagò per la patente, 42 quelli che pagarono per le insegne, 42 per il valore locativo (tassa sugli affitti reali o presunti, quasi una IMU), 27 per i pubblici esercizi.

Furono tassati sei pianoforti, quattro pagarono per l’occupazione di aree pubbliche ed uno per l’utilizzo di macchina per il caffè espresso.

Ed il Comune quanto era ricco? All’inizio del secondo conflitto mondiale, oltre al Segretario comunale il Municipio poteva contare su un medico condotto, una levatrice, un veterinario consortile, tre impiegati, tre stradini ed alcuni impiegati provvisori, pagati a giornata lavorativa per le pratiche resesi necessarie per la guerra in corso, come il razionamento dei consumi, con controlli sui produttori, sugli esercenti attività di distribuzione e per l’emissione delle tessere annonarie.

In Municipio arrivò la prima macchina da scrivere Olivetti 160 spazi nel 1938 (in sostituzione di una vecchia Underwood) e la prima addizionatrice nel 1942.

L’illuminazione elettrica pubblica arrivò nel Comune nel 1913 e il telefono a metà degli anni 20 con l’intervento economico determinante del bilancio comunale.

Ai nostri giorni si discute (e si litiga) di cave e discariche, di TAV, di raccolta differenziata, di banca del tempo. “Tutti” vanno a scuola, hanno un’automobile ed un telefono portatile. Non c’è più la Tassa famiglia ed il Dazio consumi, c’è l’IMU, la Tasi e la Tari ma i Comuni, ora come allora, continuano ad avere difficoltà a fare quadrare i conti, anche se ogni generazione ha cercato di fare il meglio di quanto le condizioni economiche e sociali del periodo lo consentivano.

Quale futuro si stanno impegnando a costruire i nostri giovani?

Stanno scegliendo di lamentarsi e chiedere interventi a loro favore o si stanno impegnando per costruire un futuro migliore per se stessi e per le future generazioni? E’ un quesito che meriterebbe di avviare un dibattito anche nella Comunità di Sona.

 

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.