I bambini ti cambiano la vita. Ma nella stessa maniera a mamma e papà?

Scrivo questo articolo subito dopo aver passato una brutta influenza intestinale. Come tutte le altre volte che ho avuto un problema di salute negli ultimi anni, cioè per la precisione da quando sono diventata mamma, anche questa volta ho pensato che niente, non c’è niente da fare, quando sei mamma non ti è concessa l’influenza.

Perché se c’è uno zainetto da preparare, un lego da smontare o un naso da soffiare, la prima parola che si sente urlare da una parte all’altra della casa è proprio “mamma!”. Poi magari c’è qualcun altro in casa che si occupa della faccenda, ma si sa, la mamma è sempre la mamma, anche seduta sul water.

Si fa presto a dire che i bambini ti cambiano la vita. Si fa un po’ meno presto a capire che cosa significhi questa frase, perché in realtà ha un significato molto diverso se sei la mamma o il papà. La questione è davvero molto complessa. Il problema è così radicato nella nostra cultura che noi per primi, mamme e papà, non ce ne rendiamo conto. E quando ce ne rendiamo conto ci rendiamo contemporaneamente conto del fatto che, anche volendo, non sappiamo da dove cominciare per affrontarlo.

Se esco la sera, per esempio, spesso mi viene chiesto “con chi sono i bambini?”, ma questo al loro papà non viene mai chiesto. Come se uscire senza i bambini fosse una cosa normale per il papà ma un po’ meno normale per la mamma.

Oppure, quando il papà va a prendere i bambini a scuola e li porta al parco giochi spesso gli viene chiesto “fai il babysitter oggi?”, cosa che a me non viene chiesta. Come se passare il pomeriggio con i bambini fosse una cosa normale per la mamma ma un po’ meno normale per il papà.

Queste sono le cose con cui ogni giorno, come genitori, facciamo i conti. Senza considerare poi il fatto che spesso educatori, insegnanti o pediatri si rivolgono principalmente alla mamma, anche quando il papà è presente. Anche se usciamo dal quotidiano gli esempi non mancano. Nel comune dove abito si sono appena tenute le elezioni comunali. Perché le candidate donne scrivono spesso che sono anche mamme, mentre i candidati uomini non scrivono mai che sono anche papà? Potrei continuare all’infinito.

Sia chiaro, non sono assolutamente dell’idea che mamma e papà siano ruoli interscambiabili. La maternità e la paternità non sono la stessa cosa. Donne e uomini non sono mai stati uguali, non lo sono e non ha senso cercare di fare in modo che lo diventino. Però dovrebbero avere entrambi il diritto ad essere genitori come lo desiderano.

Io ho 40 anni, e forse sono in una generazione “di mezzo”. Se guardo indietro, ad esempio la generazione dei miei genitori, vedo un passato in cui il problema non si poneva proprio: nella maggior parte dei casi il papà lavorava e la mamma si occupava della casa e dei bambini.

Se guardo avanti, e penso ai miei bambini per esempio, li immagino in un futuro in cui potranno vivere la genitorialità come la desiderano, senza ruoli predefiniti da interpretare solo perché appartengono ad un genere o ad un altro. E sento di avere una grande responsabilità perché il mondo in cui vivranno i miei bambini quando saranno adulti sarà il mondo che io e la mia generazione stiamo costruendo per loro oggi.

Da che parte cominciare? Me lo chiedo spesso, e non ho la risposta. Quello che so è che quando esco la sera e mi viene chiesto “con chi sono i bambini?”, io rispondo sorridendo che sono dei bambini fortunati perché hanno anche un papà. E questo stesso papà, quando gli viene chiesto “fai il babysitter oggi?” risponde sorridendo “no, faccio il papà”.

Sorridiamo, anche se abbiamo risposto a domande come queste già tante volte. Sorridiamo, perché a noi sembra che un semino, seppur piccolo, lo piantiamo ogni volta che rispondiamo così.