Ci sono partite che cominciano molto prima del fischio d’inizio e Verona-Vicenza è stata certamente una di queste. Il derby mancava al Bentegodi da nove anni e per tutta la settimana in città non si è parlato quasi d’altro.
Già diverse ore prima della gara si respirava l’atmosfera delle grandi occasioni, con tantissimi tifosi gialloblù, lunghe code alle biglietterie e uno stadio pronto a vivere una delle sfide più sentite. Eppure, in mezzo a tutto questo entusiasmo, c’era un’assenza impossibile da non notare: quella dei tifosi del Vicenza, ai quali era stata vietata la trasferta.
Una decisione che ha inevitabilmente tolto qualcosa allo spettacolo. Verona e Vicenza sono rivali vere, due tifoserie che certamente non si amano e che proprio per questo avrebbero meritato di vivere il derby una di fronte all’altra, tra cori, sfottò e colori.
Il divieto ha invece prodotto un effetto quasi paradossale, quello di unire per una volta le due parti nella contrarietà a una misura che ha lasciato vuoto il settore ospiti. Anche nel mondo gialloblù non sono mancati i segnali di solidarietà.
Il 1° Febbraio ha scelto di non esporre striscioni e bandiere, mentre dalla Curva Sud è arrivato uno striscione tanto significativo quanto perfettamente nello stile ironico della tifoseria veronese: “BASTA DIVIETI! SOLIDARIETÀ AI TIFOSI DELL’ASCOLI”. Un riferimento alla prima giornata, quando proprio agli ascolani era stata vietata la trasferta a Verona. Insomma, contrari ai divieti sì, ma arrivare a dedicare uno striscione di solidarietà agli eterni rivali vicentini sarebbe forse stato chiedere troppo.
L’immagine più particolare, però, sarebbe arrivata durante la partita. Quando Rauti ha portato in vantaggio il Vicenza nella ripresa, quasi tutta la squadra biancorossa è corsa verso il settore ospiti per festeggiare, esattamente come avrebbe fatto se dietro quella porta ci fossero stati i propri sostenitori. Ma sugli spalti non c’era nessuno. Una scena surreale e anche un po’ triste, che ha rappresentato meglio di tante parole ciò che è mancato a questo derby.
Nove anni, dunque, dall’ultima volta del Vicenza al Bentegodi. Era il 1° maggio 2017 e anche allora si giocava in Serie B. Fu uno di quei derby difficili da dimenticare, con il Verona prima avanti, poi sotto 2-1 e capace di ribaltare tutto in un finale incredibile. Bessa trovò il pareggio all’89’, Romulo fece esplodere il Bentegodi al 95′ per il definitivo 3-2. Quella sera ero in Curva Sud a vivere il derby da tifoso, nove anni dopo mi sono ritrovato in tribuna stampa a raccontarne un altro. Cambia il punto di osservazione, non certo il fascino di una sfida che da queste parti non sarà mai una partita come le altre.
E visto che parliamo di Vicenza, vale la pena spiegare anche un termine che ricorrerà nel racconto. I biancorossi sono per tutti il “Lane”, abbreviazione di Lanerossi Vicenza, nome entrato nella storia del club nel 1953 quando la Lanerossi di Schio acquisì la società. Da quell’unione nacque anche la celebre “R” sulle maglie biancorosse, diventata nel tempo uno dei simboli più riconoscibili del calcio vicentino. Un legame talmente forte da essere sopravvissuto ai decenni e ai cambi di denominazione. E così, ancora oggi, per i suoi tifosi il Vicenza continua semplicemente a essere il Lane.
Prima del fischio d’inizio c’è spazio anche per uno dei giocatori più amati dalla Curva. Paweł Dawidowicz, oggi con la fascia da capitano, viene accolto da un’autentica ovazione quando si avvicina alla Sud. Un rapporto speciale quello tra il difensore polacco e il pubblico veronese, che ne apprezza da sempre temperamento, sacrificio e combattività. Caratteristiche che Dawidowicz mette ancora una volta in campo in un derby nel quale c’è soprattutto da lottare.
Il primo tempo, infatti, è scorbutico e avaro di emozioni. Il Verona prova a fare maggiormente la partita, tiene a lungo il pallone ma fatica a trovare spazi e a trasformare il possesso in vere occasioni. Il Lane si fa vedere pochissimo dalle parti di Leali e pensa soprattutto a contenere. Tra i gialloblù delude Suslov, apparso ancora una volta nervoso e poco incisivo. Al 37′ rimedia un’ammonizione per proteste e poco prima dell’intervallo spreca una buona situazione tergiversando troppo al momento della conclusione. Baroni decide che può bastare così e all’intervallo lo lascia negli spogliatoi, inserendo Livramento. Il talento dello slovacco non si discute, ma dopo la grande prova contro l’Arezzo questa volta l’occasione concessagli dal primo minuto non viene sfruttata.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempreNella ripresa la partita cambia completamente volto. Il Verona rientra in campo con maggiore vivacità, ma anche il Vicenza alza il baricentro e il derby finalmente si apre. Al 57′ sono proprio i biancorossi a colpire. Rauti porta avanti il Vicenza e corre insieme a quasi tutta la squadra verso il settore ospiti, festeggiando sotto una curva desolatamente vuota. Una scena che riporta inevitabilmente alla mente il divieto di trasferta e rende ancora più evidente quanto sia mancata una parte fondamentale dello spettacolo.
Per il Verona il momento è complicato. Il Bentegodi comincia a rumoreggiare, ma non smette di spingere la squadra. Baroni cerca allora nuove energie dalla panchina e al 68′ manda in campo Mosquera. Una scelta che cambia il derby. Alla vigilia il tecnico aveva sottolineato quanto, nel calcio di oggi, potessero risultare decisivi anche gli uomini chiamati a entrare a partita in corso. Difficile immaginare una dimostrazione migliore di quella che sta per arrivare.
Al 74′ il Bentegodi esplode. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Sarr, Mosquera trova il pareggio con un destro al volo che non lascia scampo al portiere vicentino. È l’1-1, ma il colombiano non ha ancora finito. Passano appena due minuti e Livramento mette in mezzo un pallone che Mosquera trasforma nel gol del sorpasso con uno splendido colpo di tacco. In una manciata di minuti il derby è completamente ribaltato: da 0-1 a 2-1, con una doppietta dell’uomo arrivato dalla panchina.

A quel punto il Bentegodi diventa una bolgia. La squadra sente la spinta dello stadio, il Vicenza prova inevitabilmente a reagire e gli ultimi minuti si trasformano in una battaglia nella quale c’è soprattutto da stringere i denti. L’Hellas soffre, ma senza concedere ai biancorossi l’occasione per rovinare la festa. Al triplice fischio può finalmente esplodere tutta la gioia gialloblù: il derby è del Verona, conquistato in rimonta e con il carattere di una squadra che, nel momento più difficile, ha saputo trovare dalla panchina l’uomo capace di cambiare tutto.
Una vittoria pesante anche per la classifica e soprattutto per il morale, arrivata dopo la sconfitta di Benevento e al termine di una partita tutt’altro che semplice. Ma ci sono vittorie che valgono qualcosa in più dei tre punti, e battere il Vicenza davanti a un Bentegodi così non può essere una domenica come le altre. Mosquera si prende inevitabilmente la copertina, ma la festa è di tutta la squadra e di uno stadio che nei minuti finali è diventato incandescente.
Rimane soltanto un piccolo rimpianto. Dopo nove anni sarebbe stato ancora più bello vivere questo derby con entrambe le tifoserie sugli spalti, ognuna a sostenere i propri colori fino all’ultimo secondo. Peccato davvero che i tifosi del Vicenza non abbiano potuto assistere alla partita. Soprattutto al risultato finale.
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