Harry Potter. La nuova serie TV di cui (forse) non abbiamo bisogno

Difficile nascondere un misto di sentimenti dopo la notizia ufficializzata a inizio aprile sulla nuova serie tv di Harry Potter: dalla curiosità alla perplessità, dallo sconcerto allo stupore, i potterhead, ossia gli appassionati della magica saga scritta da J.K. Rowling, si sono letteralmente divisi tra chi loda l’iniziativa e chi, invece, ritiene intoccabile la saga cinematografica, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Il nuovo progetto televisivo annunciato da Warner Bros. Discovery verrà diffuso sulla piattaforma streaming Max (che sostituirà HBO) e , che verranno prodotte nell’arco di un decennio. Un reboot, per dirla con un termine tecnico (o con un fastidioso inglesismo).

J.K. Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, vestirà i panni di produttrice esecutiva e non come sceneggiatrice, e assicura che la nuova serie preserverà l’integrità dei suoi libri, garantendo un grado di profondità e dettaglio a livello sia di trama sia di personaggi.

In virtù dell’adattamento di ogni romanzo in più episodi, la serie tv potrà raccontare ciò che i film non sono stati in grado di valorizzare, ignorando, riassumendo o anche banalizzando diversi contenuti. Ci riferiamo, ad esempio, alle origini di Voldemort, ossia all’interessante storia dei Gaunt, la famiglia di Tom Riddle prima che diventasse un mago oscuro; al personaggio di Neville Paciock, che i film (tranne l’ultimo) non sono riusciti a rendergli giustizia come il giovane coraggioso, anche se imbranato, raccontato nei libri; alla storia dell’albero genealogico dei Black; alla relazione tra Lupin e Ninfadora; alla sottotrama relativa al C.R.E.P.A. (Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbruttiti), un’iniziativa di Hermione in merito alla schiavitù degli elfi domestici.

Questi sono solo alcuni aspetti di trama che abbiamo selezionato, ma si può aprire una parentesi anche su tutti quei personaggi cui nei libri viene riservato uno spazio, mentre nei film hanno una breve comparsa, vengono appena citati o addirittura mai nominati. Parliamo del centauro Fiorenzo, della nonna di Neville o di Pix, il Poltergeist dispettoso. Ma possiamo continuare anche con Charlie Weasley, il noiosissimo fantasma del Professor Rüf di Storia della Magia e Winky, l’elfa di proprietà della famiglia Crouch, che fin dall’inizio del quarto libro assume un ruolo silenzioso, ma importantissimo.

Insomma, tanti elementi che raccontati in una serie tv farebbero gioire tutti i fan (babbani) rimasti delusi dalle trasposizioni cinematografiche, in cui, per ovvie ragioni di durata o di costi della produzione, parecchio materiale narrativo è stato tagliato.

Tuttavia, qualsiasi riavvio di una saga ha un sapore agrodolce, perché significa riformulare quell’identità narrativa già plasmata dai film: un riavvio di una saga, infatti, non implicherebbe solo rivedere nuovi attori nei panni dei personaggi che già conosciamo, ma anche una rivisitazione dei luoghi e della scenografia, della colonna sonora, dei costumi, e così via.

Non si tratta, infatti, di una serie basata sull’esplorazioni di personaggi o vicende correlate alla saga principale, storie nuove raccontate, ad esempio, nella serie spin-off “Animali fantastici e dove trovarli” (che, nonostante un discreto primo episodio, ha iniziato a perdere smalto), nello spettacolo teatrale “La maledizione dell’erede” (scritto a sei mani dalla stessa Rowling con John Tiffany e Jack Thorne, diventato un blockbuster a Londra e a Broadway), nell’interessante fanfilm “Voldemort: Origins of the Heir” o nel recente videogioco “Hogwarts Legacy”. Parliamo, invece, della medesima storia portata nuovamente sul (piccolo) schermo; quindi di un’operazione che non si distingue certo per l’originalità o l’inventiva e che, per non scadere in un risultato pigro e scialbo, necessiterà di un sofisticato impulso creativo, rivisitando lo stile e il contesto della storia che il cinema ci ha già raccontato.

Un’operazione alquanto delicata e a dir poco complessa, dato che parliamo di aspetti formali del mondo di Harry Potter indubbiamente fortissimi, essendo incastonati nell’immaginario collettivo da oltre vent’anni: il celebre tema musicale di John Williams, la morfologia dei luoghi (da Hogwarts a Diagon Alley), i volti di Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson (nella foto) per i tre protagonisti, o dei compianti Alan Rickman e Robbie Coltrane per Piton e Hadrid.

Eppure, il film capostipite della saga “Harry Potter e la pietra filosofale”, già stravisto sulle piattaforme in streaming e sulle reti televisive nazionali, ha dominato per alcune settimane il box office nel 2021 in occasione dei vent’anni dalla prima uscita in sala. A fronte di un evento cinematografico in grado di coinvolgere e attirare vecchi e nuovi spettatori, (forse) i tempi non sono ancora maturi per il lancio di una nuova serie televisiva, di cui, ad oggi, è assai difficile misurarne i rischi e i benefici. E di cui (forse) non avremo bisogno finché la stessa storia ci permette di valorizzare il cinema come esperienza collettiva.

Gianmaria Busatta
Nato nel 1994 e originario di Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di servizi. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.