Gloria Hooper, da Lugagnano fino alle Olimpiadi di Londra. Sempre di corsa

Londra. Olympic Stadium. 6 agosto 2012. La telecamera cerca i visi di tutte le partecipanti che per tenersi calde e scaricare la tensione muovono le gambe. Ci siamo, si posizionano sui blocchi.

Tre.

Due.

Uno.

Lo sparo.

Il sangue pompa nelle vene, un grosso respiro e poi lo scatto. Tutto in pochi nano-secondi. Ora sono tutte e sette in pista. Non passano più di venticinque secondi quando tutte quante sono già arrivate alla linea dell’arrivo e stanno prendendo fiato.

Fra quelle sette ragazze ecco quella in azzurro: il fiatone e i muscoli in tensione. Gloria Hooper, conosciamola meglio.

Parlaci di te.

Ho 20 anni, e vivo a Isola della Scala, ma ho frequentato le elementari e le medie a Lugagnano, poi ho fatto il liceo Galileo Galilei. Ho iniziato a praticare l’atletica quasi per caso tre anni fa a Verona: facendo le gare con la scuola è emerso che ottenevo buoni risultati e il professor Cancian, mio insegnante di educazione fisica al tempo, mi ha convinto a fare un allenamento al campo CONI di Verona con un suo caro amico allenatore di atletica che è il mio attuale allenatore: Renzo Chemello. Prima dell’atletica ho praticato la pallavolo: ho iniziato a nove anni proprio a Lugagnano con Giuliano Valle, poi negli anni ho avuto altri allenatori e giocato in altre squadre fino alla grande svolta del 2009, è stato un po’ un salto nel vuoto, però ne è valsa la pena.

Ti è sempre piaciuta l’atletica? È sempre stato un tuo sogno? Avresti mai detto di arrivare a questi livelli?

L’atletica inizialmente non mi piaceva gran che, anzi non mi interessava proprio! Tanti avevano notato questo talento nella corsa, già dai giochi della gioventù delle elementari, ma io volevo solo giocare a pallavolo. Quindi non avrei mai e poi mai pensato di arrivare a questi livelli.

Quando ti sei resa conto del potenziale che potevi avere?

Credo di non rendermene conto del tutto nemmeno adesso, e forse non me ne renderò mai conto!

Com’è stato il periodo degli europei?

La gara degli europei è quella che mi avrebbe permesso di andare poi alle olimpiadi, ma la mentalità è stata comunque positiva. Sono andata lì e ho corso e basta, senza pensare troppo. Non mi aspettavo quel risultato, ma quando è successo è stata una gioia immensa.

Com’eri il giorno prima della gara? E il giorno stesso?

Le olimpiadi per me sono stata un’esperienza stupenda: andare lì senza sapere davvero cosa trovare è stato strano ma emozionante. La preparazione alla gara è stata molto tranquilla, come al solito, il che mi ha permesso di contenere la calma senza sentire alcuna pressione. Raggiungere le olimpiadi è già appagante in sé, c’era solo bisogno di tanta voglia di fare bene e pensare a divertirsi.

Hai mai avvertito e sofferto delle discriminazioni nei tuoi confronti? E l’affermazione sportiva agevola ad emanciparsene?

I miei genitori sono afroitaliani (hanno la cittadinanza italiana) di origine ghanese ma io sono nata in italia, anche se c’è da ammettere che ci sono stati degli episodi negativi in passato. Non hanno di certo fatto piacere, ma non credo che sia stato lo sport e la realizzazione in questo ambito che ha portato ad emanciparsene, credo che sia piuttosto una questione di testa e di consapevolezza di se stessi. C’è da dire anche che ho trovato anche un grande supporto nella fede in Gesù Cristo.