“Gli ultimi chilometri della maratona sono i più duri, ma le scuole di Sona ce la faranno”. Il punto sulla zona rossa con l’assessore Bianco

Da lunedì 15 anche le scuole del Comune di Sona chiudono i battenti per tornare alla DAD al 100%, diretta conseguenza del passaggio del Veneto in zona rossa.

Una situazione complessa, che crea enormi difficoltà alle famiglie che devono gestire, bambini e ragazzi a casa fino dal nido, e agli adolescenti che tornano a doversi chiudere in casa.

Per un’analisi di quanto sta accadendo e della situazione delle scuole di Sona abbiamo interpellato l’assessore alla scuola Gianmichele Bianco (nella foto di Mario Pachera).

Assessore Bianco, quindi torniamo ad un regime di totale didattica a distanza.
Da lunedì 15 marzo, anche nel Comune di Sona, tutte le scuole, nidi compresi, saranno chiuse. La pandemia che sta portando ad una crisi economica che durerà anni, sta portando anche a crisi organizzativo-genitoriali e scolastiche-culturali, purtroppo. La chiusura delle scuole in questo modo netto è pensata per ridurre al minimo la diffusione del virus, tenuto conto delle cosiddette “varianti”, che sono estremamente più contagiose rispetto al “ceppo classico” del virus. Una stima riporta che oltre il 70% dei nuovi positivi in Veneto avrebbe contratto la variante inglese del Covid. Nei giorni scorsi ho ricevuto diversi messaggi da genitori-lavoratori preoccupati per la prevista chiusura delle scuole: come faremo con i nostri bambini dal momento che lavoreremo? Cosa può fare l’Istituzione?

Le grandi domande in questi giorni sono proprio queste.
Domande a cui non è facile dare risposte. Sto verificando se il nuovo decreto re-introduce il tema dei congedi parentali, dei bonus baby sitter e tutto quello che ne deriva per dare aiuto ai genitori lavoratori che hanno figli a scuola. Come Comune sicuramente segnaleremo da parte di tutti gli assessorati competenti in tutti i modi questi aiuti.

E l’attività didattica?
Partirei da cosa è stato fatto, memori dell’esperienza dello scorso anno. Entrambi gli istituti comprensivi del nostro territorio sono stati potenziati per la didattica a distanza. Le dirigenti hanno saputo organizzare al meglio ogni cosa. Se vi fossero problemi di connessione siamo già d’accordo con la ditta che ci fornisce internet di aumentare in poche ore la banda. Sull’ultimo numero del giornale del Comune abbiamo affrontato la questione della didattica a distanza analizzando i disegni, i pensieri e i temi di centinaia di alunne e alunni dei nostri istituti comprensivi a cui avevamo chiesto di parlarci della loro esperienza di lockdown. Le insegnanti e gli insegnanti hanno svolto e stanno svolgendo il loro compito con impegno eccezionale, riprogettando efficacemente le loro modalità di docenza, ciò è innegabilmente riconosciuto da tutti, ma le ragazze e i ragazzi chiedono anche relazione tra loro e con i docenti. Quella reale, non virtuale. Non è una questione solo di buon senso. È noto che le relazioni umane svolgano un ruolo innegabile per lo sviluppo cognitivo: ci sono importantissimi lavori scientifici che studiano questo aspetto, dimostrando come la componente relazionale sia necessaria.

E come porsi di fronte a queste nuove strette che sembrano riportarci all’incubo di un anno fa?
Sono triste dinnanzi a questo nuovo lockdown, ma sono anche fiducioso di tutto il lavoro fatto, di come siamo purtroppo preparati a questi eventi. Si intravede la luce in fondo al tunnel, grazie alle vaccinazioni, grazie a chi mette in atto quotidianamente le azioni comportamentali corrette. Siamo tutti stanchi e ci sono sicuramente situazioni gravi. È sempre l’ultimo miglio della maratona il più faticoso. Ma il traguardo è vicino per tutti, e in particolare per chi opera nella scuola.