Gli ottocento candidati a Verona, i cento di Sona ed il vero problema della partecipazione politica

Leggo che qualcuno si stupisce per i più di 800 candidati che oggi si presentano alle urne per l’elezione del sindaco di Verona. Stupore del tutto immotivato se pensiamo che a Sona, in occasione delle ultime amministrative del giugno 2018, i candidati furono addirittura 106. Considerando che a Verona gli abitanti sono 257.353 mentre a Sona sono 17.630, il conto è presto fatto. A Sona in percentuale di candidati ne avevamo quasi il doppio.

In realtà il problema della nostra politica locale – a Verona come a Sona come quasi ovunque – non sta certo nell’altissimo numero di candidati, ma in quanti rimango attivi per la comunità dopo il voto. E qui i numeri crollano clamorosamente.

Tanto è l’entusiasmo prima del voto, con siti internet e pagine social che spuntano come funghi e candidati che ci troviamo ovunque, anche sulla porta di casa, tanto è l’assoluto deserto di partecipazione attiva che poi riscontiamo dal giorno dopo le urne e per i successivi cinque anni. Salvo poi riaprirsi una nuova campagna elettorale e ripartire la giostra. E nel frattempo – nello spazio infinito tra due tornate elettorali – assistiamo immancabilmente all’azzeramento di ogni dibattito pubblico, di ogni partecipazione, di ogni presenza attiva di questo enorme numeri di candidati.

Anche qui, è ampiamente tempo di una presa di coscienza collettiva, di chi la politica vuole farla e di tutti noi che la votiamo. L’impegno politico sul territorio richiede abnegazione, competenza, amore per la propria comunità, gratuità di intenti, spirito di servizio.

Le elezioni non sono una sfilata di moda, che se poi va bene un ruolo da assessore o consigliere magari lo strappo e se va male torno ad occuparmi delle faccende mie e ci risentiamo tra cinque anni. Le elezioni sono il massimo momento di partecipazione democratica, e richiedono serietà.

Di una partecipazione alla politica che nasce a tre mesi dal voto e che si spegne nelle urne possiamo fare tranquillamente a meno. Se non ci crediamo nemmeno noi al nostro impegno, come possiamo essere così autoreferenziali da pensare di poter essere utili alla nostra comunità?