Gli archi di Vicolo Volti a Sona, un sistema pre-moderno di prevenzione del rischio sismico

Una scossa di terremoto come quella verificatasi la sera del 13 maggio scorso, percepita anche a Sona capoluogo, mette in allarme soprattutto chi abita nelle vecchie case del centro storico.

Viene da chiedersi: ma una volta non esistevano criteri anti-sismici per le costruzioni? L’esempio più evidente di come invece essi ci fossero, per lo meno in alcuni casi, è dato dagli archi presenti a Sona in Vicolo Volti (sopra nella foto di Mario Pachera).

E’, questa, una stradina solo pedale, molto caratteristica da un punto di vista architettonico, costruita in epoca imprecisata (medievale?). Vi sono delle arcate di sostegno tra i muri delle case di un lato e quelli dell’altro; l’effetto è suggestivo, molti si domandano, ammirando con il naso all’insù: ma a che cosa servivano? 

Il termine tecnico è “archetti di sbatacchio”, o “archetti di contrasto”. In teoria, per irrobustire i basamenti delle case si sarebbero dovuti costruire degli speroni o dei contrafforti: questi, però, avrebbero occupato spazio e ridotto l’ampiezza della già pur stretta via; per ovviare a questo inconveniente e nello stesso tempo garantire stabilità e prevenzione di rischio sismico, furono eretti questi archi, disposti fra le facciate di due edifici antistanti.

Il risultato fu non solo di garantire solidità e robustezza al complesso edilizio, ma anche di creare uno scorcio pittoresco, quello che ammiriamo e apprezziamo ancora oggi. Nella foto sotto: archetti di sbatacchio nel centro storico di Siena, molto simili a quelli di Vicolo Volti a Sona.

Mario Nicoli
Nato a Verona nel 1956, ha lavorato come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.