Gli angeli del servizio di assistenza domiciliare di Sona

Nella quotidianità, far entrare una persona estranea in casa può essere qualcosa di semplice: facciamo entrare il tecnico della caldaia, l’elettricista, talvolta persino il ragazzo delle consegne. Immaginate, però, per un solo momento che la persona estranea sia lì per venire in aiuto in un momento di fragilità: come nel caso di un malato che non riesce più a provvedere in autonomia a bisogni primari come l’igiene o l’alimentazione.

E dall’altro canto, immaginate chi deve insinuarsi in questi momenti di flebile intimità, in modo silente, rispettoso ed empatico. A Sona esiste una squadra che tutti i giorni fa proprio questo, ed è il Servizio di Assistenza Domiciliare del Comune di Sona.

Questa squadra è composta da persone diverse, con storie diverse ed esperienze diverse. C’è chi, come Valerio, fa l’OSS da trent’anni, ma è arrivato in questa realtà solo da un anno, magari rimettendosi in gioco. Come anche Marinella, anch’essa nella realtà del SAD da un anno, ma che già da prima lo conosceva per previe collaborazioni. Ha lavorato nell’integrazione scolastica con bambini disabili a lungo, per poi riscoprire il lato sanitario e soprattutto il grande valore del lavorare con gli anziani, che di per sé, con gli anni, tornano un po’ bambini.

C’è anche chi, al contrario, ha una storia lunga oltre dieci anni con questo servizio, come Ana Laura, che non solo ama il suo lavoro ma lo comprende a tutto tondo. Suo figlio, di 19 anni, ha una diagnosi di spettro autistico e per questo ha avuto spesso bisogno di figure come gli assistenti sociali o come operatori sanitari che venivano in aiuto nella quotidianità. Anche Paula lavora per questo servizio da oltre dieci anni, acquisendo sempre più dimestichezza nel costruire relazioni con gli utenti e i loro familiari. Ciò che lei apprezza, ci racconta, è che una volta inseritisi nel contesto, la relazione diventa molto confidenziale, dando molte soddisfazioni dal punto di vista professionale ma anche umano. A questo proposito, anche Valentina racconta con la voce entusiasta di questo aspetto del suo lavoro. Anche lei è nella squadra da molti anni, poi, per questioni di titoli, ha dovuto interrompere. Questo, tuttavia, non l’ha fermata: con determinazione ha voluto formarsi proprio per poter ritornare a fare quello che le piaceva nel posto che la faceva svegliare col sorriso.

La gratificazione dal lato umano è sottolineata da tutti loro, anche da Miriam e Cinzia: la relazione con gli utenti, spiegano, va costruita gradualmente, comprendendo a fondo le realtà in cui si viene catapultati e cercando di individuare i problemi e i bisogni di ognuno.

Come si è potuto evincere, questo servizio lavora con utenti disabili, psichiatrici, terminali e soprattutto anziani. Il servizio, seguito dall’assessore Cimichella, che collabora con l’assistente sociale Michela Ciurletti, al momento si occupa di circa una cinquantina di persone.

Di queste, cinque vivono in una piccola struttura semi-protetta dal nome Casa Girasole, con sede in via Roma a Sona. Questa squadra cerca di portare agli utenti ciò di cui hanno bisogno, lavora con la vita delle persone e lo fa completamente a casa loro.

E questa, spiega l’assistente sociale Ciurletti, non vuole essere la pretesa di risolvere tutti i problemi, ma di offrire delle integrazioni alle opportunità già esistenti per garantire all’utente fragile un servizio di domiciliarità. Il tutto viene cucito su misura, adattando il lavoro caso per caso.

Per spiegarlo con le parole di Michela, loro non sono H&M, non hanno i vestiti già pronti; sono più come dei sarti: pronti a cucire l’abito addosso alla persona. Per questo motivo, l’iter procedurale prevede un primo incontro dell’utente, o molto più spesso di un familiare, con Michela. Viene fatto poi un secondo incontro al domicilio, solitamente anche con un operatore, cercando di conoscere bene l’ambiente di vita della persona e la persona stessa. Con questi due incontri è già possibile comprendere quali sono le criticità dell’utente, se è necessario qualche ausilio o presidio medicale.

Nelle foto di Mario Pachera la squadra di assistenza domiciliare con l’assistente sociale Ciurletti.

Una volta inquadrata la situazione, si traduce il problema in un bisogno e quindi in un programma da parte del servizio domiciliare. A questo punto, subentra Laura, coordinatrice degli OSS, che pianifica la turnazione di lavoro sulla base delle risorse a disposizione, ma soprattutto sulla base delle necessità dell’utente subentrato e di quelli già presenti.

Ci spiega Laura che i bisogni possono essere vari: alcune persone possono richiedere accessi quotidiani, per igiene e bagno, ma il lavoro non si limita a quello. Altre ancora, ad esempio, possono solo aver bisogno del pasto, o della spesa. Talvolta, al di là di un bisogno pratico, ci sono necessità di natura relazionale. Alcuni utenti hanno una vita sociale che si circoscrive al momento della visita della squadra del SAD e questo si traduce in un fortissimo bisogno di non sentirsi da soli. Ed è proprio in quei momenti che si riesce a fare breccia e costruire un rapporto di fiducia reciproca: chiacchierando, sfogandosi, magari bevendo un caffè.

Il tutto viene portato avanti da una squadra, che, in quanto tale, lavora in sintonia. “Gli operatori – ci spiega Michela Ciurlettisono organizzati in zone, o fazioni, per permettere una comodità degli spostamenti di casa in casa. Inoltre, vengono fatti ruotare sulle zone, per garantire a tutti gli utenti di vedere tutti i membri dell’equipe in modo abbastanza continuativo e di non avere lacune in caso di assenze, malattie o gravidanze. Vengono poi fatte riunioni di coordinamento che permettono il continuo aggiustamento dei piani di ognuno dei casi, anche in collegamento con la medicina del territorio. Infine, gli operatori vengono seguiti da uno psicologo, che permette in seduta di manifestare dubbi o problematiche emerse durante l’attività. Ciò garantisce un servizio sempre aggiornato e duttile, oltre che un continuo confronto tra colleghi ma anche con altre figure specialistiche”.

All’unanimità queste persone, questi operatori socio-sanitari, descrivono la loro attività come qualcosa di fondamentale, che non si ferma solamente all’igiene dell’assistito, ma che va a toccare corde ben più profonde.

Insinuarsi in realtà domestiche sconosciute non è mai facile: il contesto di malattia e di bisogno enfatizza i problemi preesistenti in un nucleo familiare. Bisogna essere silenziosi, muoversi in punta di piedi, fino a quando non nasce un dialogo e un rapporto di fiducia reciproca. A questo punto, per l’utente, sarà meno complesso far entrare la persona che deve aiutarlo. Sarà ancora più semplice che far entrare il tecnico della caldaia, l’elettricista o il ragazzo delle consegne.

Veronica Posenato
Nata nel 1996, risiede a Lugagnano. Diplomata presso il liceo scientifico Messedaglia a Verona nel 2015, si è laureata in infermieristica presso l'Università di Verona nel dicembre 2018. Scrive per il Baco dal 2010, alla ricerca di persone del Comune di cui raccontare le storie, per valorizzare ulteriormente il nostro territorio.