Gli affreschi nel cimitero di Sona: Un tesoro culturale da preservare

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La chiesetta del cimitero di Sona è stata trascurata per secoli. Il segno più evidente di tanta incuria è lo stato di conservazione, pessimo, degli affreschi o, meglio, di ciò che resta. Si tratta di dipinti risalenti al tredicesimo secolo, al massimo agli inizi del quattordicesimo, eseguiti da diversi artisti di modesta levatura, forse maestranze locali.

I materiali da loro usati sono quelli tipici dell’epoca, ossia colori naturali come l’ocra gialla, la terra rossa, il nero di vite, il verde Verona. E’ probabile che sotto l’intonaco ne esistano altri, ma dubitiamo che qualche esperto verrà mai incaricato di rimuoverlo per farne l’emozionante scoperta. Cerchiamo di passarli in rassegna, allo scopo di evidenziarne non soltanto l’aspetto artistico, ma anche religioso e devozionale.

Oltrepassato il portale secentesco d’entrata, a destra incontriamo subito i primi affreschi che, con una disposizione ad angolo, proseguono sulla parete contigua. Sono rappresentate le figure degli Apostoli, nel loro insieme delimitate da una cornice floreale, un tempo contraddistinti ciascuno dal proprio nome affinché i fedeli potessero riconoscerli. Non sono rimaste che quattro immagini, di cui una sola identificabile come S. Andrea. Possiamo immaginare che le donne del medioevo di Sona che non riuscivano ad avere un figlio invocassero l’aiuto di quest’ultimo, in quanto considerato protettore contro la sterilità femminile.

Proseguendo sulla parete laterale destra, incontriamo un altro affresco, sopra il quale è leggibile la scritta “S. Maria Mater Misericordiae”: è la classica raffigurazione della Madonna Misericordiosa, alle cui spalle fa da sfondo un drappo d’onore (una preziosa stoffa ricamata) sorretto da due angeli.

La figura, così statica da apparire perfino legnosa, nelle intenzioni dell’artista doveva creare un’atmosfera di sospeso misticismo, oltre i confini del tempo e dello spazio; in realtà, la mediocre e tradizionalista arte del pittore ha prodotto un’immagine troppo schematica e appiattita, quando alla sua epoca lo stile bizantineggiante era ormai superato. Le braccia della Santa, allargate in gesto compassionevole, sollevano i lembi del mantello, sotto la cui protezione erano raffigurati due fedeli in preghiera (i committenti?), uno per ciascun lato; di essi è rimasto solo il disegno del volto della figura alla sinistra di Maria: si tratta di un documento storico eccezionale perché rappresenta, probabilmente, il più antico ritratto di sonese della storia.

Poco più in là, vicino alla porticina laterale della chiesa, ecco un altro santo, difficile da identificare, opera forse del medesimo pittore. Non ci sono dubbi, invece, per quanto riguarda il riconoscimento degli affreschi sulla parete laterale sinistra.

Il dipinto più piccolo rappresenta il busto di San Cristoforo che porta a spalle Gesù Bambino. Racconta una leggenda, infatti, che egli, per rendersi gradito a Dio, si caricava sulla schiena le persone che dovevano passare attraverso un fiume tumultuoso e le portava dall’altra parte. Un giorno traghettò un bambino che gli disse: “Cristoforo, tu hai portato sulle tue spalle il Cristo, figlio del Dio a cui dedichi la tua vita aiutando chi ha bisogno. Pianta per terra il tuo bastone ed esso darà fiori e frutta”.

E così accadde che il bastone fiorì e dette frutti. San Cristoforo è ritratto spesso nei santuari meta di pellegrinaggi, essendo egli il patrono dei viandanti; che anche quella di Sona sia stata, allora, una chiesa frequentata da pellegrini?

L’ultimo affresco fa vedere, sebbene rovinato, un angelo aureolato dalle grandi ali, una veste riccamente ornata e una bilancia in mano. Tale ultimo particolare lo fa riconoscere come l’Arcangelo Michele (dall’ebraico “Chi è come Dio?”). Questo santo, infatti, secondo la tradizione pesa nell’Aldilà i peccati delle anime dei morti, e in base a ciò viene deciso quali siano meritevoli della salvezza eterna e quali siano invece da affidare al demonio. Poiché fin dalle origini la chiesetta aveva annesso un cimitero, si può ben immaginare come l’Arcangelo Michele venisse invocato dai fedeli per la protezione dei loro morti nel viaggio ultraterreno. Si intravede anche l’altra mano, che impugna un’arma, probabilmente una lancia: egli è infatti un santo guerriero, difensore del popolo di Dio.