Giovanissimi: come lo sport aiuta a crescere

Praticare un’attività sportiva: sempre più genitori ritengono che sia un bene che i figli si avvicinino ad uno sport. Ma questa credenza, ha effettivamente un fondamento scientifico?

Alla luce anche delle più recenti ricerche, possiamo tranquillamente dire di sì: lo sport ha parecchi effetti benefici sull’adulto, e ancora di più sul bambino o adolescente.

Da un punto di vista fisiologico, infatti, l’attività fisica provoca il rilascio di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello, che regalano gratificazione, euforia, benessere, e che giocano un ruolo fondamentale nel gestire lo stress, alleviare il dolore e regolare l’umore. Gli effetti positivi dello sport sui giovanissimi non si fermano qui, ma si legano ad aspetti psicologici di altrettanta importanza: l’attività sportiva ha un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza e della personalità del ragazzo.

Lo sport infatti stimola l’esercizio di determinate abilità mentali che sono importanti anche al di fuori del contesto sportivo: ad esempio, analizzare un problema e individuarne le soluzioni, comprendere i rapporti causa-effetto, pensare ed agire in tempi brevi pur nel rispetto delle regole. Il ragazzo che fa sport si scontra infatti con regole da rispettare, e impara che per raggiungere i propri obiettivi è necessario impegnarsi e lavorare. La competizione è positiva per lo sviluppo della personalità del ragazzo: la motivazione a vincere potenzia l’autostima e la forza di volontà.

Da non sottovalutare poi, come si diceva prima, che lo sport aiuta anche a gestire situazioni che si presentano quotidianamente nella vita dell’adolescente: il ragazzo impara regole di gioco, ma soprattutto regole di vita. Quando lo sport è di squadra, poi, i benefici sono ancora maggiori. Questo tipo di sport, per definizione, è un’attività che implica l’interazione con gli altri. Il ragazzo che fa parte di una squadra si trova a far parte di un gruppo, di una collettività, con cui condivide finalità e obiettivi.

L’interazione con i compagni, oltre ad insegnare la tolleranza e il rispetto per gli altri, permette la maturazione del carattere del ragazzo, attraverso la condivisione di esperienze che, anche e proprio perché talvolta frustranti, insegnano a mettersi in gioco e a crescere.

Inoltre il ragazzo impara che non sempre si vince, ma che qualche volta si perde e qualche altra si può anche stare in panchina; impara che qualche volta si commette un errore, e che qualche volta l’errore lo commettono gli altri: ecco che il ragazzo, oltre alla competizione, sperimenta la cooperazione e la condivisione di successi e insuccessi.

Non si deve inoltre sottovalutare il fatto che lo sport è un potente strumento anche nelle mani di genitori e allenatori, i quali dovrebbero incoraggiare lo sportivo in erba ad essere competitivo e agonista, evitando però nello stesso tempo di caricarlo di aspettative.

Si deve sempre ricordare che anche nello sport l’adulto è e deve essere un modello comportamentale da cui prendere esempio: il rispetto per gli altri è fondamentale nello sport come nella vita, nel ragazzo come nell’adulto. Il rispetto verso l’allenatore, verso l’arbitro, e soprattutto verso l’avversario, è un valore che l’adulto ha il dovere di trasmettere. L’avversario non è un nemico, ma un altro ragazzo, e dopo la partita si può sperimentare quello che nel rugby si chiama “terzo tempo”: andare a mangiare una pizza o un gelato assieme.

Perchè quello che non ci si deve mai dimenticare è che lo sport è uno strumento di crescita, sia fisiologico che psicologico, ma, prima di tutto, lo sport è un gioco.

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Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.