Giornata internazionale dello stagista: Festeggio, ma non sono assolutamente d’accordo

Oggi, 10 novembre, è la giornata internazionale dello stagista. Ho letto qualche articolo a riguardo perché, personalmente, non sapevo nemmeno che esistesse questa ricorrenza. Nei vari trafiletti a cui mi sono avvicinata si celebra lo stagismo come passaggio necessario e fondamentale per la crescita e lo sviluppo sano del giovane lavoratore, indispensabile per non commettere passi falsi, evitare troppe responsabilità tutte in un colpo e, fondamentalmente, inserirsi in punta di piedi del mondo del lavoro.

Bella l’idea e bello il ragionamento. Sono anche parzialmente d’accordo. Peccato che spesso lo stagismo sia l’anticamera dello sfruttamento del lavoratore junior che prende 400 euro al mese (se gli va bene) per diversi anni prima di perdere totalmente l’entusiasmo nei confronti della vita.
Prima che la faccenda si faccia troppo delicata ci tengo a precisare una cosa: sono d’accordissimo sul fatto che sia necessario imparare, soprattutto appena usciti dall’università, che tanto ci dà di teorico e di “filosofia dello Spritz Aperol” ma che di fatto, a livello pratico, presenta delle debolezze. Potremmo dire che l’Università è intelligente ma non si applica.

A parte questo e a parte il fatto che ringrazio la mia università per tutto quello che mi ha dato, è innegabile che manchino alcuni passaggi tra il mondo universitario e il mondo del lavoro, a livello pratico. Per questo mi dispiace sentire storie di conoscenti che vanno avanti a contratti da stagista che a malapena consentono loro di permettersi una pizza a settimana.

Questa è la cosa che mi fa arrabbiare. Ok imparare, ok fare sacrifici, ok fare un passo alla volta, però nei limiti dell’umana comprensione. C’è qualcosa che non va, a parer mio, nel lavorare 8 ore al giorno per 400 euro. Per quanto un ragazzo o una ragazza siano appena usciti dall’università, debbano imparare tante, tantissime cose, applicarsi e darsi da fare, come può una cifra del genere, a lungo termine, essere incentivante e motivante?

Io cerco di capire e di mettermi dalla parte delle aziende, degli imprenditori o di chi per essi e non pretenderei mai che a un neo assunto vengano garantiti stipendi dirigenziali. Ma neanche 100 euro a settimana. Esistono anche le mezze misure, nonostante le mezze stagioni non esistano più. Anche perché è un cane che si morde la coda: con queste cifre si disincentiva anche la voglia di finire l’Università, se è questo quello che ci aspetta fuori, e quindi ci si laurea a 39 anni con ancora meno voglia di diventare grandi.

E poi sentire continuamente dire che i giovani non hanno voglia di lavorare, generalizzando la categoria, a me non sta proprio bene. È come se noi dicessimo in continuazione che tutti i genitori sono “boomer” e che passano il tempo a inviarsi Buongiorno e Buonanotte sui gruppi di Whatsapp. Non avrebbe senso, nonostante sia un fenomeno diffuso.

Se per diversi anni, dopo l’università si va avanti a queste cifre, dico io, normale che dopo un po’ la faccenda non sia più incentivante, o sbaglio? Con che prospettive ci si può costruire un futuro se si possono comprare solo Goleador? Conosco tanti ragazzi e ragazze che hanno investito i propri soldi o quelli dei genitori con tanti sacrifici per iscriversi all’università, ragazzi che hanno fatto i pendolari per anni, facendo gli esami in tempo, laureandosi con voti eccellenti e avendo voglia di finire per poter entrare nel mondo del lavoro e realizzare nel concreto i propri desideri per diventare grandi. E invece grande non ci puoi diventare, perché non puoi permetterti neanche di immaginare di andare via di casa, non puoi permetterti di essere autonomo prima dei trent’anni, forse non ti puoi comprare la macchina, ma in cambio puoi permetterti qualche golosa Goleador.

Io vorrei che questa festa non esistesse, anche se sono d’accordo sul fatto che le cose vadano guadagnate un po’ alla volta, faticando e soprattutto meritandosele. Ma dato che non posso cambiare quasi niente con le mie polemiche rivolte al sistema, voglio allora ringraziare e festeggiare tutti gli stagisti che nonostante tutto e gli stipendi miseri, dimostrano che esistono tanti giovani che si impegnano, che hanno voglia di fare, di imparare, che faticano ma che tengono duro. Questa festa è per voi e da coetanea vi dico che siete bravi e vi auguro di arrivare più in alto di dove già siate, e di stare bene.

Ricordatevi sempre, però, che tutto sommato siete fortunati: almeno un contratto ce l’avete.

Elisa Sona
Nata nel 94 sotto il segno del Toro con ascendente Leone, ho lo stesso cognome del Comune dove risiedo. Sembra una barzelletta. Penso che si possa scrivere e parlare di tutto, basta non prendersi troppo sul serio.