Giornata internazionale contro il cancro al seno, non parliamo di battaglie o di guerriere

C’è ormai una giornata mondiale per qualunque cosa, della memoria, della giustizia sociale ma anche della neve, del tennis e dei gatti. Sono talmente tante che poi forse perdono un po’ di importanza.

Ma quella che voglio celebrare oggi vorrei che non esistesse. Il 19 ottobre è la giornata internazionale contro il cancro al seno. Da trent’anni il mese di ottobre si colora di rosa per stimolare la donna alla prevenzione di questo mostro. Non che le altre malattie o gli altri tumori siano più simpatici ma questo è proprio bastardo.

Colpisce solo noi donne e se siamo nel pieno della nostra vita, quando non siamo più ragazzine ma neppure già vecchie, pare ci prenda più gusto. I numeri del cancro in Italia, secondo il Ministero della Salute, confermano che il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne, in cui circa un tumore maligno ogni tre (30%) è un tumore mammario.

Il report ISTAT 2022 stima in Italia circa 55.700 nuove diagnosi di tumore nelle donne, con un incremento dello 0,5% rispetto al 2020. La mortalità per il 2021 è stimata in 12.500 decessi. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è stimata nell’88%. La probabilità di vivere ulteriori quattro anni, condizionata ad aver superato il primo anno dopo la diagnosi, è indicata nel 91%. Secondo i dati ISTAT nel 2018 il carcinoma mammario ha rappresentato, con 13.076 decessi, la prima causa di morte per tumore nelle donne.

Ma a noi donne di questi numeri cosa ci importa? Fa più paura perdere i capelli per la terapia oncologica, restare ustionate dalla radio terapia (come se il tatuaggio per prendere le coordinate non fosse sufficiente a preoccuparci), perdere la nostra femminilità, essere cambiate dalla terapia ormonale, diventare vittima di ricadute o metastasi. Eh sì, è questo il terribile percorso che ci aspetta se il tumore alla mammella ci colpisce.

Purtroppo è toccato anche a me. Sono una di quel 30% e avevo solo 42 anni. E ho preso il pacchetto completo: quadrantectomia, chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale e menopausa farmacologica. Ho vinto però, sono anche una di quell’88%. Una di quelle che guarisce ma che deve vivere come se fosse malata. Terapia farmacologica, altre medicine per contrastare gli effetti negativi della terapia, indagine genetica, supporto psicologico, screening, follow up, esami diagnostici. Praticamente la breast unit di Peschiera è come se fosse la mia seconda casa.

Lo so, chi legge può pensare che io e quelle come me siamo delle eroine, delle guerriere ma non è questo il messaggio che voglio far passare. Anzi è proprio l’opposto. Nei momenti più bui di questo percorso niente mi infastidiva di più di chi mi diceva che ero una guerriera. Ma guerriera di che? Ero (sono) una sfigata, perché è toccato proprio a me.

E amici e famiglia? Li amo così tanto che in quei momenti li odiavo perché mi costringevano a stare lì e i compagni di battaglia vanno protetti mica abbandonati. Più che lottare ho semplicemente seguito il vortice degli eventi. Come se fossi finita dentro la lavatrice in centrifuga. Giravo tra ambulatori e sale operatorie come se nessuno fosse dentro il mio corpo. Nessun potere decisionale, nessuno schema di guerra, seguivo il percorso che il destino o i medici mi indicavano. E’ da eroi? Boh non so, forse.

Comunque sia, meno male che posso raccontarlo. Meno male che sono sempre stata attenta alla prevenzione. Meno male che nella mia vita ho incontrato medici scrupolosi. Meno male che posso avere paura ogni sei mesi prima dei controlli. Meno male che sono viva.

Questa riflessione non vuole essere un’autocelebrazione ma semplicemente un invito a noi donne a essere attente al nostro corpo. A volerci bene anche quando la malattia ci cambia. A essere oneste e sincere con noi stesse e con gli altri. A non fingere di essere così forti da non avere paura. A prendere la vita, nel bene e nel male, per quello che è. L’importante è essere vive.

Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.