“Gigi” Residori, imprenditore di razza di Lugagnano (e portiere mancato). Prosegue il percorso del Baco nel tessuto economico sonese

Proseguono gli incontri del Baco con il tessuto imprenditoriale del nostro territorio, per fotografare lo stato dell’economia sonese nell’era della pandemia.

Oggi è la volta di un imprenditore “un po’ atipico” come ama definirsi lui. Parliamo di Luigi “Gigi” Residori, classe 1958 (nelle foto di Mario Pachera), lugagnanese di lunghissima data con origini de sòca nella vicina Sommacampagna in località Monte Molino.

Il Gigi è una persona molto conosciuta nella comunità di Lugagnano e anche molto apprezzata per il suo impegno nella stessa, profuso nel tempo, che va oltre la sua attività di imprenditore.

Le mie sono aziende commerciali – ci dice Luigi –, mi occupo di vendita di macchine utensili nuove e di rivendita di macchine utensili usate. Ne sono un distributore. I miei clienti sono aziende di trasformazione in senso ampio, con una preponderanza maggiore verso quelle del settore della metalmeccanica”.

Tra i suoi clienti anche alcune aziende del nostro territorio che abbiamo intervistato nelle scorse settimane. La TGV Italia, che ha sede commerciale e logistica in zona Mancalacqua, si occupa della commercializzazione di macchine nuove. ”Sono un dealer del Gruppo Celada con sede a Milano. I prodotti utensili proposti da Celada – ci spiega Residori provengono principalmente da Giappone. Ma anche da Corea, Taiwan, Stati Uniti. Tra i marchi che distribuisco uno solo è italiano. E’ un costruttore che ha sede nella zona di Firenze”.

Luigi si avvale di una rete di collaboratori commerciali. L’area di competenza, fino a qualche anno fa, era il Triveneto che curava assieme a dei soci. Ora, dopo una cessione delle proprie quote, la sua azione commerciale si sviluppa solo nel Veneto, per il quale, la TGV ha un mandato diretto con Celada. Esiste poi una seconda azienda di Luigi, la LD, che ha sede sempre a Mancalacqua. Questa struttura commerciale è focalizzata sulla compravendita di macchine utensili usate. La LD acquista macchine che sono o oggetto di permuta nuovo/usato o di dismissione o provenienti da fallimenti e le rivende a terzi. Il volume di affari della TGV Italia si aggira attorno ai 10 milioni di euro, mentre quello della LD si avvicina ai 5 milioni. Un volume complessivo di gruppo quindi che si aggira attorno ai 15 milioni di euro.

Leggendo i servizi de Il Baco da Seta con le interviste agli imprenditori del territorio – ci dice Luigi non ho potuto che riconoscermi pienamente nel loro punto di vista sulla situazione socio economica del periodo pandemico. I settori industriali della trasformazione dei materiali, ed in particolare quelli della metalmeccanica, hanno avuto un rallentamento ma mai uno stop. Anche durante il periodo di lockdown ho effettuato alcune vendite, segnale tangibile che l’imprenditore guarda avanti oltre il momento di crisi”.

Il settore di riferimento dell’azione commerciale di Resideori è quindi, come si diceva sopra, la metalmeccanica. Che copre un vastissima gamma di aziende specializzate in più settori: automotive, medicale, orafo, stampistica in senso ampio dai circuiti integrati a cui afferisce una ampia gamma di produttori di elettrodomestici o della ristorazione con la produzione di posateria e bicchieri, calzaturiero per la produzione di componenti della scarpa come ad esempio le fibie in metallo. Parliamo quindi utensili di produzione che vanno dal macro delle grandi attrezzature, che occupano notevoli porzioni dei capannoni produttivi, al micro degli strumenti che stanno su un tavolo e che devono lavorare superfici di piccole dimensioni con le unità di misura che arrivano ai micròn.

Sono in contatto tutti i giorni con imprenditori – sottolinea Luigied ho un osservatorio privilegiato sulla evoluzione del momento socio economico. Al di là delle forme di sostegno alla difficile contingenza economica, più o meno note più o meno usate, il vero contributo strutturale al settore è nato ancora prima dell’emergenza Covid-19 e si chiama ‘Industria 4.0’ con sue le varie forme di incentivo che si è portata dietro. Una meritevole iniziativa per altro confermata, migliorata, e rifinanziata nella Legge di Bilancio 2021. E’ innegabile però che sono state messe in campo anche altre forme di sostegno all’economia molto utili. L’accesso al credito bancario in alcuni casi ha permesso alle imprese di tirare il fiato. Con il distinguo però che è un accesso non per tutti o non per tutti con lo stesso livello di convenienza”.

“E’ innegabile – prosegue Residori – che aziende in difficoltà finanziaria temporanea o strutturale perché partite da poco o perché legate a settori particolarmente in crisi hanno meno possibilità di altre. Che fare? Anche le banche sono aziende, quindi non è per niente facile dare soluzioni o concedere linee di credito senza garanzie. Ne sono consapevole”.

La crisi attuale, secondo il parere di Luigi, è stata di gran lunga superata dalla crisi economico finanziaria accaduta nel 2008 a seguito del crack della Lehman Brothers. Li, la crisi, ha morso più a fondo e per molto più tempo. Con conseguenze molto più pensati.

Come vede il prossimo futuro un imprenditore commerciale di lungo corso come Luigi? “Mi limito a delle valutazioni per il settore prevalente in cui opero, cioè quello della metalmeccanica. E’ innegabile che la luce in fondo al tunnel si chiama ‘Industria 4.0’. Concedendo crediti di imposta che arrivano fino al 50% del bene strumentale acquistato è una spinta notevole alla macchina produttiva che riparte. L’altra faccia della medaglia è che a risentirne sarà ovviamente il mercato dell’usato. Con incentivi di questa portata sul nuovo le scelte dell’imprenditore vanno in per una certa strada. Ho la fondata speranza – ci confida Luigiche altri settori legati al turismo, alla ristorazione e alla ricettività possano riprendersi quanto prima grazie anche, si spera, all’avvento del vaccino contro il Covid. Ho tanti amici imprenditori in quei settori, confido nella loro ripartenza a breve. Sono settori trainanti per l’economia di tutto il paese Italia a grande vocazione turistica ed enogastronomica”.

Pur non essendo un imprenditore classico Luigi è una persona conosciuta e stimata nella comunità di Lugagnano.

Ho iniziato a lavorare subito dopo le scuole professionali al Don Bosco. Avevo 17 anni. A differenza della maggior parte dei miei compagni di scuola scelsi di andare a fare il magazziniere invece che il meccanico. Il mio lavoro, cosa che capii dopo pochi mesi, non era fare l’operatore di macchine utensili. Non mi piaceva. Il lavoro in magazzino è stato il mio trampolino di lancio nel commerciale – ci racconta Luigi -. Mentre lavoravo in magazzino si era liberato un posto di venditore. Uno più uno fa due e quindi…”.

“Avevo appena preso la patente e avevo a disposizione la bellissima macchina aziendale, una Renault 4 con le bombole del metano sulla cappotta – ricorda ridendo Residori – con su scritto il nome della ditta, la Lino Sette, una utensileria situata nella zona industriale di Verona. Il baule doveva rimanere sgombro per la consegna degli ordinativi ai clienti, da cui le bombole sul tetto. Consegnando le merci raccoglievo anche gli ordini e quindi, sostanzialmente, facevo anche il venditore. Da li è partita la mia carriera da commerciale. Ho completato poi gli studi facendo le serali e, poco prima della fine della scuola, sono stato contattato da una azienda di Villafranca, la Remaut, che revisionava e vendeva macchine utensili. Il lavoro mi piaceva e quindi sono rimasto li per qualche anno. Sono diventato poi agente della Siderotecnica di Mestre, una delle più grandi aziende commerciali di utensileria del Nord Italia. Poi, con alcuni ex colleghi, abbiamo dato vita alla TGV Italia”.

Parliamo ora del “Gigi” Residori, così come è conosciuto affettuosamente nella comunità di Lugagnano a cui anche è molto legato. Non a caso la sede delle sue aziende è proprio nella frazione.

Il Gigi ha dato un contributo sia umano che materiale a molte iniziative sociali nate nella comunità. La sua passione per il calcio l’ha portato a praticare questo sport nelle vesti di portiere prima per poi diventare dirigente e poi presidente dell’AC Lugagnano nei periodo dei fasti sportivi legati alla figura di Giancarlo Apostoli e ai successi sportivi di quel AC Lugagnano.

Mi era abbastanza chiaro che non avrei mai vissuto di calcio – ci racconta ridendoci fragorosamente sopra Gigivuoi per qualche falla nel mio talento tipica di chi giocava a calcio per pura passione, vuoi perché avevo anche poco tempo a disposizione perché frequentavo le scuole serali. Ma comunque era il mondo delle mie amicizie e dei miei affetti. Ci contendevamo la palma di ‘ragno nero’ del calcio locale io, Pierluigi Briggi detto ‘Brio’ e Attilio Guglielmi detto ‘Bicianci'”.

E’ bellissimo sentir raccontare dal Gigi questo spaccato di storia di Lugagnano. “Non potendo donare tutta la mia essenza calcistica sul campo ho pensato che potevo però mettere a disposizione la mia esperienza di imprenditore di me stesso. Ecco così che, assieme ad alcuni storici amici del calcio di Lugagnano, abbiamo fondato la squadra amatori. Li ho pensato: bene, sono il Presidente e quindi gioco! Poi però il tempo a disposizione era sempre poco e soprattutto Attilio ‘Bicianci’ mi ha fregato il posto. Non era destino che facessi carriera nel calcio… ah ah ah ah!”.

Gigi è stato un sostenitore della opportunità di fusione delle due società di calcio di Lugagnano in un’unica società, poi realizzata.

Chiudo questa bella intervista con una considerazione condivisa molto schietta e realistica: “Se la salute ci aiuta, teniamo botta e guardiamo con fiducia al futuro”.

Mi ricollego un istante alla definizione di “imprenditore atipico” che Gigi da di sé. Vero, la sua non è una azienda di produzione nel vero senso del termine e non è una impresa che, con la sua struttura, genera posti di lavoro nella comunità. Siamo però di fronte ad un professionista che lavora nella comunità, che ha un reddito personale che genera gettito fiscale nella stessa, che ha una struttura che versa tributi alle tasse locali, che genera e alimenta un indotto lavorativo per altre aziende, che sostiene magari, con la sua scelta del 5×1000, le associazioni che ne fanno parte, che è disposto anche a metterci del suo quando c’è bisogno di dare sostegno concreto.

Dietro una impresa, di qualsiasi genere essa sia, c’è sempre la figura di chi l’ha creata. Le singole persone e il loro pensiero sono il motore del fare la differenza. Quando una persona sa essere un imprenditore, di sé o anche per altri o entrambe le cose,  che volge lo sguardo oltre gli interessi della propria azienda facendosi contagiare dalle sorti della comunità in cui vive, siamo davanti ad un imprenditore con la I maiuscola. Chiari esempi di economia circolare. In questi casi, sempre e per qualsiasi occasione ed opportunità, chapeau!