Gianpaolo e Mirko, cronache da una sfida sportiva oltre la resistenza umana

Ho conosciuto meglio quell’incredibile disciplina che è il triathlon grazie alla simpatica chiacchierata fatta con Gianpaolo Bendinelli. E’ sicuramente una disciplina molto impegnativa, che comprende tre frazioni: nuoto, bici e corsa, da eseguire una dopo l’altra senza soste. Ci sono varie distanze: la più corta, “triathlon sprint”, dura circa un’ora e comprende 750 metri nuoto, 20 km in bici e 5 di corsa; “distanza olimpica”, 2/3 ore; “distanza mezzo ironman”, 6/7 ore di durata, fino ad arrivare alla “distanza ironman”, 3,8 km di nuoto 180 km in bici e 42 km di corsa.

 

Da qualche anno, infine è nato “l’ultra triathlon” che è uno sport poco praticato perché di fatica quasi disumana e non comporta né visibilità sociale, né riscontri economici. Ed è proprio questa la strada intrapresa da Gianpaolo e Mirko, i due atleti di Lugagnano tesserati con Fumane Triathlon che hanno vissuto da protagonisti un’esperienza sportiva incredibile.

 

L’8 e 9 settembre scorso infatti è stata organizzata a Zurigo una gara su distanza “doppio ironman” e gli unici italiani che hanno partecipato sono stati appunto Gianpaolo Bendinelli e Mirko Cavallini. Questa sfida, ai limiti della resistenza umana, prevedeva di percorrere di seguito 7,6 km di nuoto, 360 km in bici e 85 di corsa. Prima di loro nessun atleta veronese ci aveva mai provato, quindi non avevano riferimenti sui quali basarsi. La difficoltà maggiore si è manifestata sotto l’aspetto dell’alimentazione; tutti e due gli atleti si sono preparati interpellando un nutrizionista, che li aveva avvisati che nel corso di queste circa trenta ore di gara avrebbero avuto un grandissimo dispendio energetico (800 calorie per ora) e il problema principale era di riuscire a integrare l’energia necessaria, prendendo in considerazione anche il fatto che un organismo in condizioni normali non è in grado di digerire tutte queste calorie e di trasformarle in “carburante”. Sono riusciti entrambi ad arrivare al traguardo senza crisi metaboliche nè altri problemi… è stata una sfida vinta sotto tutti gli aspetti!

 

Un’altra novità è che questa è stata la prima gara dove veniva richiesto un esame antidoping e addirittura una dichiarazione personale in cui si sollevava l’organizzazione da qualsiasi responsabilità, anche in caso di morte. La gara è andata bene perché tutto ciò che era stato pianificato si è poi avverato. Non è stato così per qualche altro partecipante (qui Bendinelli specifica: “Faccio fatica a chiamarli avversari, li considero più che altro compagni di fatica”), sono partiti in 35, tra cui cinque donne, ma non tutti sono arrivati in fondo; un concorrente dopo aver fatto la frazione in bici ad altissima velocità intorno alla ventesima ora di gara si è fermato entrando direttamente in bici nella tenda medica.

 

Alla cerimonia di chiusura e di premiazione il concorrente che ha vinto, aveva una maglia preparata da lui personalmente, con la scritta: “l’importante non è vincere, ma impegnarsi a fondo” e questo identifica lo spirito con cui bisogna vivere questo tipo di sport. Infatti, non c’è montepremi e il primo non guadagna niente di più rispetto all’ultimo arrivato.

 

Durante la gara i nostri due atleti hanno avuto anche un importante sostegno dai compaesani: sul sito della gara c’era la possibilità di seguire in tempo reale la corsa e di mandare messaggi di incoraggiamento; uno dei messaggi più simpatici che hanno ricevuto è stato: “Sembra che la falda acquifera che passa sotto Lugagnano abbia qualcosa di miracoloso”.

 

Sia Mirko che Gianpaolo, a seguito del doppio thrialon, si sono qualificati per la loro categoria di età per la gara finale di campionato del mondo a Lake Anna in Virginia negli Stati Uniti nell’ottobre 2013 e questo non era affatto nei loro obbiettivi! Gianpaolo parteciperebbe volentieri, se riuscisse a trovare dei sostenitori dal punto di vista economico. Dal suo punto di vista inoltre il lato sportivo viaggia in parallelo con la solidarietà, infatti sta cercando di dare visibilità all’AGBD (associazione genitori bambini down), vorrebbe riuscire a devolvere il superfluo del budget per le spese di trasferta a quest’associazione, e questo è anche un motivo in più per praticare quest’attività.

 

Per prepararsi alla gara di Zurigo hanno intensificato gli allenamenti, iniziando in gennaio (nove mesi prima) e partendo con una maratona di corsa (42/60/65 o 100 km) almeno una volta al mese. Queste corse sono state alternate a lunghe uscite in bici, anche notturne (infatti durante la gara gran parte della frazione bici si è svolta di notte). Per quanto riguarda il nuoto hanno fatto delle traversate sul lago di Garda, allenandosi sempre in acque aperte, e questo allenamento ha permesso di sviluppare l’abilità nel mantenere la traiettoria, nonostante le correnti e i vari impedimenti che si possono trovare.

 

I due atleti si conoscono da dieci anni e si sono incontrati praticando lo sport. Hanno fatto delle esperienze con l’istituto nazionale di ricerca CNR, con base a Pisa. Nel 2007 sono stati contattati con altri dodici atleti per partecipare ad uno studio chiamato “Ai confini della fisiologia”. I test sono stati eseguiti all’Asinara in Sardegna, sono stati fatti dei monitoraggi prima, durante e dopo una gara su “distanza ironman”. Questo per poter capire i meccanismi di recupero del corpo umano dopo uno sforzo fisico così importante. I ricercatori li hanno tenuti sotto controllo per quattro anni facendo test di tipo sperimentale. Uno dei test più importanti è stato fatto ad Embrun, sulle Alpi francesi, dove si svolge la gara su “distanza ironman” più impegnativa al mondo.

 

In seguito la curiosità li ha portati entrambi ad allungare il percorso. Infatti se chiediamo a Gianpaolo il perché di questa scelta sulla distanza più impegnativa, lui risponde che nasce tutto dalla curiosità, “è una sfida personale per dimostrare che non è impossibile praticare questo sport per quanto molto impegnativo”. Infatti il praticare il triathlon non è visto da lui come un modo per avere un profitto o avere notorietà, ma come un modo utile per il mantenimento fisico, il divertimento e il benessere personale, senza seguire la mentalità del “vincere a tutti i costi”.

 

Questi atleti sono da ammirare per la loro grande forza fisica e per lo spirito di sacrificio, il tutto “nascosto” da tanta simpatia e umanità.

 

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