Gestione della famiglia e della casa, serve un cambio di mentalità (e non solo degli uomini)

Io il ’68 per ovvi motivi anagrafici non l’ho vissuto. Potrei essere figlia di una sessantottina, ma in realtà mia mamma nel ’68 era appena sedicenne e negli anni immediatamente successivi aveva altro di cui occuparsi che non andare in piazza a protestare e rivendicare diritti o bruciare reggiseni. Anche se forse a ben guardare secondo me ha educato me e mia sorella più liberamente di tante sessantottine doc. Reggiseni non ne ha bruciati, ma senza tanti proclami del reggiseno ha fatto quello che voleva.

Guardandoci indietro, tutte quelle battaglie qualche frutto l’hanno portato. Tra gli anni ’60 e ’70 sono state fatte molte giuste battaglie per i diritti delle donne per le quali sono state poi ottenute leggi.

Nel 1961, ad esempio, veniva sancito il diritto alla parità di stipendio nel settore industriale, nel 1963 abbiamo l’istituzione della pensione alle casalinghe, il divieto di licenziamento per matrimonio e il riconoscimento del diritto della donna ad accedere a tutte le cariche, compresa la Magistratura.

Nel ’71 vengono emanate leggi che tutelano le lavoratrici madri e che prevedevano l’istituzione degli asili nido. Purtroppo la maternità e la cura dei figli restano però una prerogativa femminile, per il padre non viene infatti prevista la possibilità di assentarsi e usufruire dei permessi in caso di malattia del bambino. Si dovrà aspettare il ’77 con una legge proposta da Tina Anselmi (prima donna a essere nominato ministro in Italia, nel 1976). La legge n. 903 vieta anche le discriminazioni su base sessuale per quanto riguarda l’accesso al lavoro, l’avanzamento di carriera e il trattamento economico. Sono di quegli anni anche la legge sul divorzio e sull’aborto. E solo con il 1981 verrà eliminato il delitto d’onore.

Non mi vorrei soffermare troppo però sulle leggi e su quanto spesso siano solo belle parole rimaste sulla carta. Vorrei riflettere guardando più nel nostro quotidiano, nelle nostre case e nelle nostre famiglie. Una riflessione che su queste colonne ha già iniziato la nostra psicologa Paola Spera.

Da tutte queste battaglie di principi e diritti giustamente pretesi mi sarei aspettata che dopo 50 anni il funzionamento e la gestione della casa e della famiglia fossero rivoluzionati.

Mi ritrovo invece a confrontarmi con altre mogli e madri e mi rendo conto che poco è cambiato. Nessuno mette in discussione o si meraviglia se una donna dopo gli studi (anche spesso fino alla laurea) non metta al primo posto l’idea di sposarsi ed avere figli, ma cercare un lavoro. Ma è altrettanto vero che una volta creata una famiglia il carico di lavoro mentale e pratico di gestione casa-figli ricade sulla donna.

Quando si parla tra mogli e soprattutto tra madri mi rendo conto che per noi è naturale coordinare spesa, bucato, pulizie, visite mediche, colloqui con insegnanti, attività sportive

Chi più chi meno cerca di farsi aiutare dai padri, ma più spesso dai nonni (anzi nonne), ma chissà perché non è così naturale per i padri avere una visione d’insieme delle cose da fare. Se gli si chiede, per esempio, di accendere una lavatrice difficilmente penseranno anche a tutte le fasi successive. Si limitano ad eseguire quell’unica istruzione. I più in realtà pensano che la biancheria sporca arrivi magicamente dal pavimento della camera a nuovamente pulita, profumata e piegata (se non addirittura stirata!) nel cassetto.

Chi ha figli che praticano attività sportiva sa che non ci si limita (ed è già tanto lavoro) ad accompagnarli e riprenderli. C’è tutta la gestione dell’attrezzatura, abbigliamento, visite mediche…

Ecco allora il perché della mia domanda iniziale. Le donne che tanto hanno combattuto giustamente per la parità dei diritti, perché in casa non hanno preteso con altrettanta convinzione la parità dei doveri? Perché si sono sentite e ancora si sentono in dovere di dimostrare di saper fare tutto, di gestire tutto e tutti al meglio?

Perché non riescono a fregarsene? C’è disordine? Amen. Le cose sporche sono sparpagliate per tutta la casa? Pace, quando non ci sarà più nulla di pulito da mettersi qualcuno ci penserà. La sacca da calcio, nuoto o qualsiasi sport non è pronta? O peggio è rimasta abbandonata dalla volta precedente? Di nuovo amen, vado forse io in palestra, piscina ecc.? Qualcuno pensa alla mia di borsa per caso?

Non si tratta di farsi la guerra a chi fa di più o di meno e nemmeno un gioco a spartirsi i lavori sulla carta con tabelle e grafici. Si tratta di cambiare mentalità, da entrambe le parti.

Dobbiamo però lavorarci noi perché certe dinamiche sono difficili da scardinare. Dobbiamo noi donne trovare delle strategie per alleggerirci il carico mentale perché sperare che se ne faccia carico il resto della famiglia è utopia oltre che un ulteriore peso (è già difficile far capire il concetto di carico mentale).

Cerchiamo di allevare la prossima generazione di figli, maschi ma anche femmine, con l’idea che in casa ognuno fa la sua parte, la mamma non è scontato che debba pensare a tutto e il prima possibile ognuno gestisca la sua sacca sportiva e il turnover dei calzini. Sarà poca cosa rispetto ad altri grandi temi, ma penso che il rispetto e la parità partano da piccoli gesti quotidiani.

E comunque pensare alle piccole cose non esclude di potersi occupare anche delle grandi.

Ps: consiglio la lettura del libro-fumetto “Bastava chiedere!”, magari aiuta a capire.

Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.