GeoHeart, una nuova rubrica del Baco per raccontare il territorio ed il significato delle geografie personali

Ci penso, mentre guardo. In attesa di un respiro che attraversa. E’ un flusso, un sentire condiviso. E tutto si unisce. Una percezione che viene da fuori, ti entra dentro, ti emoziona, e come dalla radice della sua parola e-motum, torna fuori. Nelle schegge di paesaggio in cui mi immergo.

“Non puoi dirmi che non sai cosa si prova. C’è sempre un luogo che ci sta aspettando. Il mio è in Irlanda”. Parlo loro singolarmente, mentre racconto. Sono tanti, come prevedono oggi i numeri delle nostre classi. Per scelta ho abbandonato l’insegnamento dell’Italiano, pur avendo una laurea in Letteratura moderna e contemporanea. Ho chiesto di avere nove classi. Solo Geografia. Più di duecento studenti. Anche in questo c’entra l’Irlanda. E quello che è successo dopo.

In ognuno dei miei studenti c’è un’individualità che si relaziona diversamente con gli spazi vissuti o semplicemente attraversati. Come posso spiegare Geografia solo attraverso l’oggettività del lessico specifico della disciplina? Resterei in superficie, ancorata alla loro memoria con definizioni e toponimi.

Ma così non funziona. Per anni ho composto il ritmo di pensieri su fogli di carta alla ricerca di un ponte che porti verso il futuro. Siamo nell’epoca dell’Antropocene in cui l’uomo è diventato una forza potentissima e la formazione ambientale dei piccoli cittadini è determinante.

Dobbiamo “vedere” il concreto e l’invisibile, la materia e la sua forma spirituale. Questo duplice sguardo è essenziale. La geografia così non è più solo là, nel libro di testo. E’ qui, nel vissuto, e la sperimento quotidianamente. Lo studente deve formarsi come soggetto ricettivo del sentimento e del senso dei luoghi.

La conseguenza è un’inevitabile Appartenenza che lo fa crescere cittadino attivo e attento al suo stare nel paesaggio, come dovrebbe essere per ogni adulto.

GeoHeart. Nasce dal lavoro quotidiano coi ragazzi. Ma ci riguarda tutti. A scuola ci hanno formati, soprattutto noi che abbiamo superato la cinquantina, con la geografia oggettiva, cioè quella che descrive la Terra in modo uguale per ognuno. Da tempo i geografi si sono resi conto dell’importanza delle geografie personali che esprimono il legame emozionale e affettivo con gli spazi vissuti. Perché tutti conosciamo il valore della percezione di un luogo per il singolo e per la comunità.

E con GeoHearth proviamo a raccontarcelo in una rubrica scritta con il contributo collettivo. Cominceremo riflettendo con le amministrazioni comunali, poi con la scuola, poi con i giovani in un’apertura al territorio che desidera essere un’opportunità di ascolto e di divulgazione delle esigenze di “ben essere” della comunità nei luoghi della quotidianità. E quindi, come si dice, “Stay tuned”.

Luisa Fazzini
È docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado dal 2001. Negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi, prima prevalentemente e ora esclusivamente, all’insegnamento della Geografia. Si occupa di formazione, ha vinto due premi regionali scolastici ARPAV per progettazione ambientale in qualità, è membro del Consiglio Nazionale AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), è referente per l’educazione per Slow Food Veneto, cura la rubrica on line “Geografica. La didattica della meraviglia” per la rivista Erodoto 108 e pubblica percorsi didattici con Erickson, Loescher e Rizzoli.