#FridaysForFuture, anche a Sona siamo chiamati ad essere custodi del creato e delle persone che lo abitano

Siamo davvero fortunati ad abitare in un Comune, quello di Sona, che, pur essendosi sviluppato molto negli ultimi anni assumendo quasi le dimensioni di una piccola cittadina e pur vivendo alcune questioni ambientali complesse, è circondato da spazi verdi e zone di campagna che costituiscono un polmone salutare.

E te ne accorgi ancor di più, apprezzandolo, quando ti concedi qualche ora di svago e cammini per strade e sentieri sterrati e la mente ti accompagna in piccole riflessioni, in sguardi incantati, in contemplazioni che sanno essere preghiere a Dio.

Tutto bello, se non fosse per un problema che non è solo nostro, ma purtroppo è sempre più diffuso e denota maleducazione. Mi riferisco all’abbandono di rifiuti, per lo più domestici, ai cigli delle strade, per non parlare delle aree di sosta sulle strade tangenziali che assomigliano a piccole discariche.

Non è mia intenzione muovere alcuna polemica ma il fenomeno, alquanto deprecabile, mi offre l’occasione per riflettere sul rispetto dell’ambiente anche a partire dall’enciclica Laudato sì. Sulla cura della casa comune (LS) di Papa Francesco. Come è noto il documento affronta la questione ecologica non come tema a sé stante, ma come parte integrante della vita sociale, politica, economica, culturale.

Il paradigma dell’ecologia integrale, proposto da Papa Francesco, guarda alla realtà cogliendo fin da subito lo stretto intreccio delle relazioni tra sistemi sociali e sistemi naturali: “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura” (LS, n.139).

La questione ambientale non è relegata al solo problema dell’inquinamento e dello sfruttamento delle risorse ambientali, ma assume una dimensione globale che coinvolge, seppure in misura diversa e differenziata, tutte le dimensioni della vita, delle persone e della società.

La natura non è qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà.

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, nel 2003, osservava: “È un fatto che il termine ambiente presuppone qualcuno che vi si trovi inserito. Le due realtà implicate includono da una parte gli esseri umani come coloro che si trovano circondati da qualcosa e dall’altra la creazione come ciò che circonda qualcuno. […] Dobbiamo mantenere con chiarezza tale distinzione tra la natura come ciò che costituisce l’ambiente e l’umanità come ciò che dall’ambiente è circondato”.

Questa esperienza si radica nella Sacra Scrittura a partire dal giardino di Eden, un luogo di bellezza in cui i rapporti costitutivi dell’uomo sono armoniosi. Non solo, ma lo stesso ambiente è creato per l’uomo, che chiamato a custodirlo (Gen 2, 15), è anche investito del compito di assegnare un nome agli esseri viventi (Gen 2, 19). A partire dalla riflessione teologica sulla creazione, si capisce dunque come l’iniziativa creatrice di Dio si manifesti nel far esistere non solo il mondo, ma anche soggetti liberi, e perciò responsabili di tutta la creazione.

Serve allora, a partire dalla nostra realtà locale, dai nostri ragazzi, dalle nostre famiglie, una conversione che richiede forti motivazioni e una passione per la cura della casa comune in grado di trasformare tanto la dimensione interiore, quanto l’agire quotidiano nel segno di una maggiore attenzione all’ambiente e alle persone.

Una conversione fondata sulla convinzione che “vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (LS n. 217).

Siamo, in altre parole, chiamati a una “riconciliazione con il creato” che richiede di “riconoscere i propri errori, vizi o negligenze e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro” (LS n. 218) e, contemporaneamente, di adottare comportamenti che diano un senso nuovo al nostro agire nella società attraverso “semplici gesti quotidiani” che spezzano “la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (LS n. 230).

Se saremo capaci di ciò lo sguardo sarà ancora capace di allargarsi su orizzonti di natura equilibrata.

About Don Pietro Pasqualotto

Don Pietro Pasqualotto è coparroco di Lugagnano dal 2017. Sulla rivista cartacea del Baco tiene una rubrica di approfondimento e riflessione dal titolo "La rete di (don) Pietro"

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