A ricordo della Battaglia di Sona del 23 luglio 1848, combattuta fra gli eserciti piemontese e austro-ungarico, vinta da quest’ultimi (ne abbiamo più volte parlato negli anni scorsi), furono emesse numerose stampe, a dimostrazione che si trattò di uno scontro importante della Prima Guerra d’Indipendenza.
Finora ne abbiamo raccolte una decina, per la maggior parte di produzione tedesca; il motivo di questa predominanza è dovuta al fatto che gli austriaci uscirono vincitori, e quindi ben volentieri vollero immortalare sulle immagini il valore dei loro soldati.
Solo in un caso abbiamo trovato uno stesso episodio riprodotto in due stampe, segno evidente che la propaganda austriaca voleva dare a quel fatto un’importanza rimarchevole, da additare ad esempio a tutti i soldati. Nella prima (foto in alto) c’è una didascalia che, tradotta dal tedesco, dice così: “Il caporale dei cacciatori del battaglione N° 11 Rezzoli Francesco, nato a Milano, catturò con un coraggioso attacco alla baionetta un cannone nemico presso la collina di Sona. Premio, medaglia d’oro al valore”.
La seconda (foto in basso), anch’essa a colori, ha quest’altra didascalia in lingua tedesca: “Rezzoli Francesco, caporale del battaglione n° 11 dei cacciatori, nato a Milano , ha notato il 23 luglio 1848 sulla strada che porta da Peschiera in vicinanza di Sona un cannone del nemico. Con il grido: ’Chi ha il coraggio di seguirmi?’, ha radunato alcuni uomini attorno a lui, coi quali si è avvicinato lentamente strisciando verso il cannone fino a venire a tiro. Dopo alcuni spari ben mirati contro la squadra del cannone ha fatto un assalto alla baionetta, così mettendo in fuga il nemico spaventato del rapido attacco, lasciando il cannone agli assalitori. Medaglia d’oro”.
Ciò che desta meraviglia a un lettore d’oggi è leggere di un italiano, milanese, che combatteva con tanta foga contro l’esercito piemontese venuto a liberarlo dal giogo straniero! Il fatto è che a quell’epoca il Regno Lombardo Veneto era territorio dell’Impero austro ungarico, i cui giovani venivano arruolati (con il metodo del sorteggio) nel suo esercito, nelle fila del quale un soldato su tre era italiano. Ecco perché Francesco Rezzoli indossava, come moltissimi altri militari conterranei, la divisa austriaca, e si scagliava contro i piemontesi, nemici invasori.
A rendere ancora più curiosa la situazione, era che molti dei soldati sardi, che combattevano all’ombra della bandiera tricolore italiana, provenivano dalla Savoia, ed erano di cultura e lingua francesi.
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