Fonte del Campo, dieci anni dopo il sisma la solidarietà diventa finalmente un luogo

#soldarietaprofontedelcampo è stato, a cavallo tra il 2016 e il 2019, un hashtag molto conosciuto ed apprezzato tra le comunità di Sona, Sommacampagna, Castelnuovo del Garda e Povegliano Veronese. Un hashtag che parlava di solidarietà.

Siamo all’indomani del tremendo terremoto che, il 24 agosto del 2016, colpì il centro Italia, con epicentro collocato nel Comune di Accumuli. Siamo al confine tra le regioni Marche e Lazio, in un territorio molto frammentato dal punto di vista abitativo, ma estremamente ricco di storia e cultura. Fu un evento che creò morte e distruzione. Uno dei tanti eventi sismici che, nel corso dei secoli, hanno lasciato ferite profonde e mai totalmente rimarginate nella storia del nostro paese.

Sono trascorsi dieci anni, un’era geologica nel tumultuoso e accelerato evolversi delle cose che caratterizzano l’epoca che stiamo vivendo. Ma a Fonte del Campo, una delle diciassette frazioni del Comune di Accumuli che conta meno di mille abitanti, il tempo sembra essersi fermato alle 3.36 del 24 agosto 2016 dove tutto non fu più come prima.

Vite perse, vite spezzate e completamente cambiate, sicurezze svanite, paure che si sono manifestate improvvisamente, senso di impotenza, incertezza sul futuro, disperazione e rabbia, senso di abbandono. Tutto in una frazione di meno di un minuto. A testimoniare, se mai ce ne fosse bisogno, che tutto ciò che viviamo è effimero e che un alito di vento lo può modificare per sempre in men che non si dica.

Quando si accendono i riflettori su un evento di questa portata chi ne subisce le conseguenze ha il massimo dell’attenzione da tutto e da tutti. Si apre la gara a fare di più, ad essere presente di più, a dare beni di prima necessità di più, a fare tutto di più e di più. Che nell’immediato è fondamentale e utile per le necessità impellenti di chi si trova in estrema difficoltà, ma dopo un po’ i riflettori di spengono, i bisogni rimangono, il flusso degli aiuti viene meno, il vivere nella quotidianità di una realtà stravolta è il peso da sopportare. Il fiume degli aiuti diventa un ruscello, poi un rivolo, poi più niente.

Fu questa consapevolezza che spinse la Proloco di Sona, subito dopo il terremoto, ad immaginare un progetto che, più che nell’immediato dell’accadimento, diventasse un appoggio concreto nel dopo. Quando aggrapparsi a tutto diventa essenziale per far ripartire la vita e per non perdersi nel silenzio di vane promesse e millantati scenari di ricostruzione.

Fonte del Campo, questo piccolo paesino sorto vicino a fiume Tronto, aveva visto la quasi totalità dei suoi nuclei abitativi distrutti e diventati non più utilizzabili. Tra di essi una vecchia scuola elementare, non più utilizzata, che era diventata la sede dell’associazione Vico Badio e fulcro dell’attività ricreativa della comunità. Per un imperscrutabile disegno del destino quel 24 agosto questa comunità si stava preparando per festeggiare San Bartolomeo patrono, con la consueta festa che richiamava a sè tutti gli abitanti del paese e anche chi, trasferitosi altrove per questioni di lavoro e di vita, ritornava nel paese dei padri e dei nonni a rinnovare la tradizione.

Cos’è che più di qualsiasi cosa può venire a mancare ad una comunità? Aldilà della perdita fisica delle persone, che se ne vanno o per cause naturali o per eventi come un terremoto, in assoluto il senso di appartenenza che si forgia con le tradizioni, con le celebrazioni, con i momenti di aggregazione, che si esprimono in luoghi fisici nei quali si raccoglie l’anima di una comunità. Un luogo fisico che, per Fonte del Campo, è sparito distrutto dal terremoto.

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Per dare una mano concreta che andasse oltre l’immediato, era quindi necessario puntare lo sguardo e la mente al dopo, ad una progettualità per cercare di rianimare un senso di comunità che si stava disfacendo. Ed era altrettanto necessario non farlo da soli per conferire maggiore incisività all’iniziativa.

Da questa idea nacque il progetto Solidarietà pro Fonte del Campo. L’idea, partita da Sona, si estese anche alle comunità di Sommacampagna, Castelnuovo del Garda e Povegliano Veronese, con l’appoggio delle Proloco locali e delle relative amministrazioni comunali.

Ma la cosa più straordinaria fu la reazione positiva dei cittadini che, alimentando il fiume della speranza che riprende vigore, non lesinarono appoggio morale, economico ed emotivo. Furono innumerevoli, variegate, fantasiose e di successo le molteplici iniziative di raccolta fondi che documentammo dalle pagine del Il Baco da Seta. Un vero fiume in piena inarrestabile. Con un risultato finale clamoroso: la raccolta finale si attestò attorno ai 75mila euro.

I tempi delle cose che si realizzano sono, ahinoi, molto diversi da quelli delle idee che si concretizzano. Il realizzare una nuova area aggregativa, all’indomani di un sisma e quindi di un concreto e reale bisogno che dovrebbe scardinare qualsiasi ganglio burocratico, nella nostra Italia spesso si rivela essere un percorso tortuoso e irto di ostacoli. Spesso una manifesta dimostrazione di immobilismo, presappochismo, scarica-barilismo, disinteresse o interesse troppo di parte. Solo ai giorni nostri, dopo ben dieci anni, possiamo affermare che l’area aggregativa di Fonte del Campo è ora una realtà concreta.

Sabato 22 e domenica 23 agosto scorsi, una delegazione dei quattro Comuni si è recata in visita alla comunità per un momento di festa. Sebbene il 24 agosto sarebbe stato dedicato al ricordo e alla commemorazione, i giorni precedenti sono stati fondamentali per celebrare insieme la gioia del ritrovarsi.

L’essere in quel piccolo paese, con quelle persone, in quel contesto è stata fonte di grande emozione per tutti i partecipanti. Un’emozione che fa affiorare sempre un grande senso di gratitudine verso le tantissime persone che hanno dato fiducia a questo progetto. Perché il suo successo è stato proprio questo: coltivare tutti assieme un sentimento di solidarietà non alimentato dal pietismo, ma bensì dalla consapevolezza di dover essere concreti nel far ripartire la macchina del vivere. A partire dalle sue fondamenta, quelle che alimentano il sentirsi comunità.

Grazie a chi ha partecipato a cene, a chi ha organizzato serata musicali, a chi ha organizzato concerti delle bande, a chi ha acquistato le magliette, a chi ha destinato il budget dei regali natalizi aziendali, a chi ha organizzato camminate e tornei sportivi per raccogliere fondi, a chi ha dedicato serate di degustazione vini, a chi ha donato il ricavato di lotterie e molto altro. Potrei dimenticarne qualcuna, ma una cosa è certa: tutto è confluito in un progetto che si è concretizzato.

La paura di tradire la fiducia era tanta, non certo per onestà di intenti degli organizzatori ma per cause non dipendenti dalla volontà di chi si è speso per organizzare. Molto spesso ci si è confrontati sugli effetti devastanti che questa situazione avrebbe potuto creare. A conquistare la fiducia delle persone serve un tempo infinito, a perderla basta un niente.

Lo possiamo dire ad alta voce: si è creato un legame indissolubile tra le nostre comunità e quel piccolo paese. Un legame che si basa sul dare e sul ricevere. Con un effetto splendido sulle nostre comunità che ricevono la gratitudine di Fonte del Campo.

Se vi capita di passare da quelle parti fermatevi. Noterete sicuramente che il paese è un luogo ancora profondamente colpito dalla forza del terremoto, anche se le cose stanno piano piano migliorando. Ma volgete lo sguardo un po’ più sopra, dove c’è l’area di aggregazione. Una tendostruttura e una casetta in legno e muratura raccontano che vale sempre la pena spendersi nel nome della solidarietà.

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Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Ho fatto parte per più più di 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Nel Gruppo Alpini di Lugagnano, di cui sono Capogruppo dal Dicembre 2025, trovo i valori della solidarietà che mi fanno amare il mio cappello con la penna. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio un valore fondamentale del sentirsi comunità