“Fondamentale riconoscere i segnali di allarme”. A Lugagnano si è parlato di violenza di genere, ricordando Chiara Ugolini

Cosa stavo facendo la sera del 5 settembre 2021? Io sinceramente non me lo ricordo, ma per gli amici e i familiari di Chiara Ugolini è una data che non scorderanno mai e quello che stavano facendo prima della terribile notizia rimarrà fissato per sempre.

La loro vita è cambiata definitivamente quando Chiara è rimasta vittima di femminicidio per mano del suo vicino di casa. Incredulità e stupore subito, rabbia e dolore indicibile dopo.

Tutto questo dolore, perfettamente tangibile ancora adesso, è stata la molla però per creare un progetto. Fin da subito gli amici di Chiara si sono resi conto che “solo” ricordare la loro amica e piangerla non era sufficiente.

Si sono fatti mille domande sui perché, sui motivi, sulle modalità della violenza in generale e sulle donne in particolare. Si sono chiesti se fosse stato possibile fare qualcosa per prevenire, evitare, aiutare. Infine, hanno maturato la convinzione che solo attraverso la conoscenza e con l’educazione si possano fare dei passi avanti nel contrasto alla violenza di genere.

Ecco nascere quindi il progetto “Contrastare la violenza di genere in ricordo di Chiara Ugolini” che portano in giro per le scuole, parrocchie, comuni e ovunque vengano chiamati.

Il progetto è approdato al centro parrocchiale di Lugagnano con una serata organizzata dal Circolo Noi (nella foto). La presidente, Monica Guzzinati, che è stata compagna di squadra di Chiara, l’ha fortemente voluta. La serata, ben articolata e densa si è divisa in quattro momenti.

Dopo la breve introduzione del curato don Elia Aldegheri e di Monica è intervenuta la psicologa Laura Conti. Ha spiegato i vari tipi di violenza che non è solo quella fisica ed i meccanismi psicologici che non permettono spesso a chi la subisce di riconoscere di essere all’interno di quello che viene chiamato il ciclo della violenza.

Per quello è importante saper riconoscere i segnali di allarme ed i fattori di rischio oltre che per le situazioni personali anche per poter essere di aiuto per un familiare od un’amica ed intervenire prima di una tragedia irreparabile.

Dai grafici e dalle statistiche risulta evidente che, nonostante il fenomeno della violenza di genere non sia solo femminile, lo è comunque nella maggior parte dei casi. Analizzando le cause si riscontra che la nostra società è ancora fortemente intrisa di pregiudizi e stereotipie sia sulle donne che sugli uomini che incatenano gli uni e gli altri in ruoli ben precisi da cui è difficile uscire a svantaggio di tutti, come hanno poi dato testimonianza due ragazzi.

Certe frasi per le donne tipo “taci te che di politica/economia/ecc. non capisci nulla” “ci penso io, te non sei capace” “ha cambiato già vari ragazzi è una poco di buono” mentre per gli uomini “non piangere, non sei mica una femminuccia” “non ha ancora la ragazza, non sarà mica gay” o, al contrario, “ne cambia una la settimana, beato lui” all’apparenza sembrano solo battute. Eppure, concorrono a creare quei pregiudizi e stereotipie di cui si nutre infine la violenza.

Tanto che, la dottoressa Cristina Rolli, nel suo intervento, dopo aver fatto un excursus sull’evoluzione delle leggi a partire dal codice Rocco del 1930 nel quale la donna era praticamente un oggetto da possedere fino al cosiddetto Codice Rosso del 2019, ha sottolineato come anche la comunicazione sui giornali e sui social perpetui questa mentalità.

Ad esempio, titoli nei quali la donna viene spesso spersonalizzata per cui viene chiamata solo per nome, o anche solo “madre di…” o semplicemente la casalinga, mentre spesso si trovano attenuanti per l’omicida, tipo era geloso, non accettava la separazione, stressato dal troppo o dalla mancanza di lavoro.

Per quel che riguarda le leggi, sicuramente dal 1930 sono stati fatti molti passi anche se è difficile credere che il delitto di adulterio, che riguardava solo le donne è stato abolito solo nel 1968, il delitto d’onore e il matrimonio riparatore di violenza carnale addirittura nel 1981. Lo stupro è diventato reato contro la persona (e non più contro la morale) solo nel 1996.

Dobbiamo arrivare al 2013, anche in seguito alla Convenzione di Istanbul che dichiara la violenza di genere come una violazione dei diritti umani, perché venga riconosciuto il reato di femminicidio che, ricordiamo, identifica l’omicidio di una donna per nessun altro motivo che l’essere donna.

Per il rispetto e la parità di genere nell’informazione, invece, si può fare riferimento al Manifesto di Venezia del 2017, sottoscritto da centinaia di giornalisti e associazioni di categoria, che hanno stilato un decalogo affinché l’informazione possa essere attenta, corretta e consapevole per favorire il cambiamento culturale della società ormai non più derogabile.

La serata si è poi conclusa con le testimonianze di alcuni amici di Chiara. I racconti di cosa stavano facendo e di come hanno vissuto la notizia ed i primi momenti ha commosso tutta la sala. Ma soprattutto ha fatto capire il senso del loro progetto. È successo a Chiara ma Chiara potrebbe essere ciascuno di noi.

L’aspetto preventivo ed educativo è quindi prioritario. Considerando però che la strada è ancora molto lunga è importante sapere a chi rivolgersi in caso di bisogno oltre che ovviamente alle forze dell’ordine che sul nostro territorio hanno fatto anche specifici corsi di formazione si possono contattare il centro anti violenza Petra numero verde 800392722, Whatsapp 3669310383, email petra.antiviolenza@comune.verona.it; il Telefono Rosa al numero 045 8015831 ed il numero verde antiviolenza donna 1522.

Va ricordato, inoltre, che è previsto il patrocinio gratuito per le vittime di violenza sessuale, stalking e maltrattamenti.

Manuela Taietta
Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.