Florence Nightingale, la giornata mondiale dell’infermiere e un lavoro che è una missione

Il 12 maggio 1820 nasceva Florence Nightingale, nata a Firenze ma di origini inglesi, considerata la prima infermiera della storia moderna.

La sua tecnica innovativa, basata sul metodo scientifico e statistico rovesciò tutte le regole del tempo. Nel 1853 si distinse per la sua tenacia durante la Guerra di Crimea e i soldati giovarono delle sue cure. Diventò famosa come “The Lady with the Lamp”, ovvero “La signora con la Lampada”, proprio per la sua continua assistenza, anche di notte, ai soldati feriti durante la battaglia.

Tornata in Inghilterra ebbe la possibilità di approfondire i suoi studi e di migliorare la qualità di vita dell’epoca costituendo i fondamenti che ancora oggi gli apprendisti infermieri acquisiscono durante il loro percorso di studi.

Oggi, 12 maggio 2021, festeggiamo gli infermieri. Tutti coloro che nella vita hanno scelto di intraprendere una missione, non un lavoro. Dedicare la propria vita agli altri è immensamente gratificante quanto smisuratamente estenuante e richiede qualità preziose e rare come l’empatia e la pazienza.

Oggi questi stessi infermieri sono stremati da una guerra durata oltre un anno, un anno che tutti conosciamo e che per oggi cercheremo di racchiudere in una bolla di sapone. Una bolla leggera, delicata. Ci gira intorno, non si allontana da noi, ma ci lascia credere, seppur brevemente, di essere tornati alla normalità.

Strano pensare alla normalità come ad un desiderio inarrivabile. E cos’è per un infermiere la normalità? È svegliarsi la mattina e recarsi al lavoro, cambiarsi nello spogliatoio con il proprio collega e interrogarsi su come andrà il turno. Prendiamo un caffè? Ci fermiamo alla macchinetta del caffè del piano. L’aroma è inebriante e la giornata sembra iniziare con il piede giusto.

È ora del passaggio di consegne. E così, intorno allo stesso tavolo, i colleghi della notte ci raccontano come è andata la loro veglia. Mario ha chiamato incessantemente perché non riusciva a dormire; Lucia nella stanza a fianco si è lamentata di Antonio e del suo russare, e Luigi? Lui sì che è tremendo, quasi si lancia giù dal letto spaventando tutti.

Gioie e tormenti di noi infermieri. Questi pazienti ci rubano il sonno, ci fanno preoccupare e a volte arrabbiare, ma ogni volta che entriamo nelle loro stanze ci accolgono con speranza, con affetto e tutto il resto scompare. Hanno bisogno di noi e noi di loro, ci gratifica essere indispensabili, renderli sereni ed appagarli.

Siamo a metà mattina, c’è tempo per un altro caffè? Oggi no, le attività ci tengono incollati sui nostri pazienti e il turno procede frenetico, caotico, talvolta ci esaspera, guardiamo l’orologio. Manca poco al cambio ormai, mi preparo ad accogliere il collega. Avrò tanto da raccontargli.

Dopo le consegne la giornata finisce, corriamo a timbrare l’uscita e ci dirigiamo verso casa. Ma quale casa? Lavoriamo oggi, domani, a Natale e Pasqua, Ferragosto quest’anno no, organizziamo una grigliata? Per la maggior parte degli infermieri l’ospedale diventa quasi una seconda casa e si crea una grande famiglia allargata, pazienti inclusi.

Questa è la normalità che ci manca. Piccoli gesti tra colleghi e con i pazienti che ad oggi sono compromessi per tutte le restrizioni imposte dal Covid.

Oggi, 12 maggio 2021, nella giornata mondiale dedicata agli infermieri vorrei poter fare un regalo. Vorrei regalare a ciascuno di noi una Florence Nightingale con in mano una lampada accesa. Vorrei che questa luce fosse in grado di guidarci alla fine di questo anno tremendo, soffocante.

Abbiamo bisogno di luce, di gioia e di speranza, abbiamo bisogno di credere ancora in noi stessi e nella nostra missione che abbiamo deciso coraggiosamente di intraprendere.

Nella foto sopra, Giorgia Adami nel pronto soccorso dove lavora.