Festa della Repubblica. Ma non parliamo di Italia: parliamo di Sona, parliamo di noi

“Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Si tratta sicuramente di una delle frasi più famose della storia del Novecento, il secolo breve, pronunciata da John Fitzgerald Kennedy il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 1961.

Una frase di cui negli anni si è ampiamente abusato, fino a farla diventare quasi vuota e retorica. Ma che invece custodisce integro il suo significato profondo. E che anche se pronunciata da un Presidente Statunitense vale a maggior ragione oggi, in Italia, a Sona, 2 giugno, data della nascita della Repubblica che ricorda il referendum istituzionale del 1946.

Mai forse come in questi anni avvertiamo forte nel nostro Comune, a Lugagnano, Palazzolo, San Giorgio e Sona la necessità che ciascuno di noi sappia diventare cittadino attivo della comunità di cui fa parte.

Non esiste una ricetta che vada bene per tutti: qualcuno può servire nelle associazioni, nel volontariato, nei servizi sociali, altri nelle file della politica, nello sport o nell’animazione del tempo libero. Importante però è ritrovare saldo il filo di una cittadinanza attiva che invece appare smarrito, sfilacciato, in crisi.

Il manifesto delle elezioni comunali di Sona del marzo del 1946. Sopra, De Nicola esce da Montecitorio accompagnato da alcune delle donne elette nella Assemblea Costituente.

Anche negli scorsi giorni ci è toccato leggere sulle varie pagine social locali irresponsabili incursioni di chi non ha meglio da fare che spargere a piene mani veleno e maldicenze su iniziative di volontariato, su persone che agiscono per la comunità, su situazioni complesse che toccano le esistenze di donne e uomini. Sempre in maniera del tutto disinformata. Un esempio è la vicenda di Casa Iride a Lugagnano, con indignate prese di posizione in fotocopia sul tema “aiutiamo gli immigrati e nemmeno un euro va alle famiglie italiane”, nemmeno un euro. Mentre poi se si guardano i numeri, gli unici che contano, si scopre che dei 176 mila e rotti euro erogati nel 2016 dal Comune ai residenti in difficoltà nel territorio sonese, più di 100 mila sono andati a cittadini italiani. Quindi di cosa parliamo?

Il problema è che questo gioco al massacro, spesso basato sul nulla, piace sempre più. E rischia di avvelenare tutti i pozzi nei quali si abbevera il dibattito pubblico.

Che a farlo siano persone che poi scopri essere immancabilmente assenti in ogni occasione nella quale, invece, vi è la concreta possibilità di dare una mano (e queste occasioni sul nostro territorio sono tante, tantissime) è una constatazione inutile. Perché intanto quei pozzi sono stati avvelenati, e il clima collettivo non può che risentirne.

Il grande insegnamento che ci arriva da Kennedy, di cui proprio in questi giorni si sono festeggiati i cento anni dalla nascita (29 maggio 1917), il grande insegnamento che ci arriva oggi, Festa della Repubblica, dai nostri Padri Costituenti va invece nel segno diametralmente opposto. Va nel segno giusto. E parla di partecipazione, parla di impegno personale, parla si sforzo di conoscere, di capire. E anche di lavorare per cambiare le cose, se si ritiene che le cose vadano cambiate.

Giuseppe Saragat, che fu Presidente dell’Assemblea Costituente e poi anche Presidente della Repubblica, scrisse che “per un uomo la cosa più importante è avere degli ideali. Noi, della nostra generazione, li abbiamo avuti”.

A Sona non abbiamo bisogno di avvelenatori di pozzi. Lasciamoli pure sguazzare nella loro acqua bassa e stagnante fatta di egoismi e di aridità personale e sociale. Questo è tempo invece di costruire, di alzare gli occhi, di unire forze per affrontare i problemi grandi e piccoli che, non va nascosto, esistono anche a Sona.

Ognuno portando il proprio contributo, e non chiedendoci cosa possono fare Lugagnano, Palazzolo, San Giorgio e Sona per noi, ma chiedendoci cosa noi possiamo fare per loro.

Buona Festa della Repubblica.