Festa del 2 giugno: nel 1946 il 63,54% dei sonesi votò per la Repubblica. I più convinti furono gli elettori di San Giorgio in Salici

Il 1946 fu un anno particolarmente importante per il nostro Paese. Dopo cinque anni di guerra e vent’anni di Regime si tornò a vivere in pace ed a votare, donne comprese per la prima volta. In quell’anno, con il Referendum Istituzionale, i nostri concittadini scelsero la forma costituzionale di Repubblica, dopo che eravamo stati Regno a partire dal 1861.

La festa del 2 giugno, che celebriamo oggi, ci ricorda ogni anno l’evento che si tenne nelle giornate del 2 e del 3 giugno di quell’anno. Nella stessa giornata le elettrici e gli elettori furono chiamati anche a scegliere i rappresentanti all’Assemblea Costituente che avrebbe avuto il compito della stesura della Costituzione della neonata Repubblica.

Ma quali furono i risultati del referendum istituzionale nel Comune di Sona? I votanti furono il 91,08% dei 3.867 aventi diritto al voto. Il 63,54% votò per la Repubblica ed il 36,46% per la Monarchia. Il risultato a favore della Repubblica fu superiore a quello della Provincia, 56%, e di tutto il Paese, 54%.

I cittadini di San Giorgio in Salici si dimostrarono quelli più entusiasti verso la Repubblica, con poco più dell’70% dei voti. I più tiepidi furono i cittadini del Capoluogo: solo il 53% dei consensi andò infatti alla Repubblica. Scelta repubblicana che fu votata dal 67% dei votanti a Palazzolo e dal 60% a Lugagnano.

Qualche giorno dopo il voto, 10 giugno 1946, un telegramma, il cui contenuto apparve strano, fu inviato ai Sindaci dal Prefetto di Verona: “nella eventualità che oggi la Suprema Corte di Cassazione proclamasse esito Referendum Istituzionale (come in effetti avvenne) e che essendo giorno festivo siano promosse manifestazioni popolari est opportuno che Sindaci prendano iniziativa su manifestazioni che dovranno essere improntate massima disciplina”.

La ragione di tale segnalazione era il timore che, a risultati pubblicati, si scatenassero incidenti fra i più esagitati dei due gruppi che avevano animato la campagna elettorale.

In effetti in alcune zone, specialmente nel sud Italia ove elevato fu il voto per la Monarchia, vi furono tafferugli, che si sedarono solamente quando il Re “di maggio”, Umberto II di Savoia, il 13 giugno, pur in pendenza di ricorsi in Corte di Cassazione che denunciavano brogli elettorali, decise di lasciare l’Italia.

Il Consiglio dei ministri trasferì le funzioni accessorie di Capo dello Stato ad Alcide De Gasperi. Il 27 giugno dello stesso anno Enrico De Nicola fu eletto Capo provvisorio dello Stato, fino a quando il nuovo Parlamento elesse, il 12 maggio 1948, Luigi Einaudi Presidente della Repubblica.

La prima celebrazione della Festa della Repubblica avvenne il 2 giugno 1947 e fu definitivamente dichiarata festa nazionale nel 1949.

Da quel lontano 2 giugno 1946 sono passati una settantina di anni, durante i quali l’Italia è riuscita a risollevarsi dalle rovine materiali e morali di una guerra disastrosa, combattuta dalla parte sbagliata. L’Italia, trovò allora la coesione sociale necessaria per trasformarsi da paese agricolo a comunità economica e sociale fra le prime nel mondo.

Ci troviamo oggi a dover affrontare una pandemia che sta facendo quello che fece la guerra, creando oltre che molti morti, gravi conseguenze nel tessuto sociale, ed è possibile che nei prossimi mesi la situazione possa peggiorare sotto il profilo economico.

Riteniamo che sia il momento di accogliere con convinzione e partecipazione le parole che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto più volte al Paese in questo ultimo periodo, sempre volte ad alimentare coesione sociale: “Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale. Abbiamo bisogno di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale per avanzare nella strada del progresso con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo. I valori della civiltà contrastano in modo radicale con l’idea di fomentare scontri, con la continua ricerca del nemico. Il sentimento di appartenenza ad una comunità coesa e solidale si cementa attraverso l’equilibrato contemperamento degli interessi, essenza della funzione di mediazione che i Prefetti esercitano in più ambiti, alla ricerca di un punto di incontro che anteponga il bene generale alle convenienze particolari”.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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