Femminicidio. Non vogliamo un minuto di silenzio, non basta più

Non vogliamo un minuto di silenzio, non basta più. Non bastano più i lunghi discorsi, le belle parole, gli sguardi fissi sul banco quel che basta per lavarci la coscienza. Non vogliamo le lacrime dei sepolcri imbiancati, proprio quelli che poi, a porte chiuse – ma non solo – si rivelano in tutta la loro cattiveria e malizia, con i loro “se l’è andata a cercare” o “si vede che lo voleva”.

Non vogliamo la pietà spiccia dei media come non vogliamo, al contrario di quanto pensiate, la cieca vendetta. Non vogliamo supereroi pronti a salvarci, né al contrario che gli uomini si facciano da parte.

I femminicidi solo in Italia quest’anno sono già 106, un numero che da giorni, per l’uccisione di Giulia Cecchettin, rimbomba nelle aule, tuona nei social e strepita nelle strade. Un numero elevatissimo, che testimonia come sia necessario riconoscere il femminicidio come un fenomeno sistemico, che affonda le proprie radici nella costruzione sociale e culturale della disparità di potere tra i generi presente a tutte le latitudini, trasversale ad aree geografiche, condizioni socioeconomiche e religione.

Ogni anno, in Europa 245 milioni di donne e ragazze dai 15 anni in su subiscono violenza fisica e sessuale da parte di partner intimi o famigliari. Sono innumerevoli le testimonianze e le denunce di donne cadute nel profondo e buio abisso dell’indifferenza rispetto alle molestie subite in strada, a casa, a scuola e sul posto di lavoro.

Il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, racchiude l’urgenza della crisi: “La violenza contro le donne è una terribile violazione dei diritti umani, una crisi della salute pubblica e un ostacolo importante allo sviluppo sostenibile. È persistente, diffusa e sta peggiorando. Dalle molestie e abusi sessuali al femminicidio, la violenza assume molte forme”.

E mentre in Belgio si introduce la legge #StopFéminicide e nei Paesi Bassi è stata lanciata la campagna Safe Streets di UN Women Netherlands, noi qui, anche di fronte alla perdita di una ragazza di 22 anni, riusciamo solo a sbrodolare discorsi di superficiale dolore che non vanno a ricercare le cause profonde della violenza di genere, ma che si limitano semplicemente alla presa d’atto di una morte o peggio alla giustificazione di essa con i discorsi paternalistici che spesso si sentono in televisione o nelle aule di scuola.

Riusciamo solo a postare video con #NotAllMen in cui tutti i ragazzi ci tengono a farci sapere come in questa situazione – per l’ennesima volta – l’attenzione dovrebbe essere portata su di loro, poveri innocenti, che vengono ora accusati dalle nazifemministe di condividere parte della responsabilità della morte della centoseiesima ragazza per femminicidio; riusciamo solo a giustificare il comportamento degli uomini, dando ancora una volta la colpa alle donne e all’ingenuità imputata loro.

Non vogliamo più il silenzio: non ce ne facciamo nulla se alla base non insegniamo a tutti, soprattutto ai ragazzi, che non basta non insultare o non picchiare una donna per sentirsi innocenti di fronte a un lutto di questo tipo. Ripeteremo allo sfinimento che non essere parte attiva per cercare di smantellare questa società che si basa sul modello patriarcale significa non essere parte della soluzione.

Non vogliamo silenzio, vogliamo che i bravi ragazzi, tutti quanti, dimostrino di essere tali scendendo nelle piazze delle nostre città. Li vogliamo vedere marciare e gridare insieme a noi, al nostro fianco. Vogliamo “dare corpo e voce a questo sentire”, come ha affermato il dirigente scolastico del liceo Enrico Medi di Villafranca Marco Squarzoni all’altoparlante lo scorso 25 novembre. Vogliamo tutti voi uomini insieme a noi donne pronti ad eliminare questo “senso di possesso che sconquassa esistenze, vite e famiglie”, sempre per citare Squarzoni.

Al contrario di quanto tanti credono, questa non è una battaglia delle donne contro il genere maschile e non deve esserlo: questa in atto è o dovrebbe essere una rivoluzione di ambo i sessi che non può essere silenziosa o silenziata, ma che, al contrario, ha bisogno di tutte e tutti noi riuniti sotto un unico ideale, come ci ha esortato a fare Elena Cecchettin, intervistata: “Non fate un minuto di silenzio per Giulia, ma bruciate tutto: ora serve una sorta di rivoluzione culturale”.

Anita Tecchio
Classe Quinta M - Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae, "non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici". Virgilio aveva usato questa frase nelle sue Bucoliche... Un antico "Mica pizza e fichi", insomma. Credo che mi abbia sempre rappresentato, invece, il pensiero opposto: che sia lodata la semplicità, quell'umiltà propria di ogni forma della realtà che ha diritto di essere raccontata con dignità! Questo è il principio che voglio seguire nella mia vita e nella mia scrittura