Febbraio, il mese più breve: I nuovi germogli percepiscono la luce e nel cielo si avvistano le prime migrazioni

“Febbraio è sbarazzino. Non ha i riposi del grande inverno, ha le punzecchiature, i dispetti di primavera che nasce. Dalla Bora di febbraio, requie non aspettare. Questo mese è un ragazzo fastidioso, irritante che mette a soqquadro la casa, rimuove il sangue, annuncia il folle marzo periglioso e mutante”.
Vincenzo Cardarelli

La seconda fase dell’inverno coincide con il mese più breve dell’anno. La grande manifestazione della Natura è ancora sopita, ma nel grembo della Terra irrorato dalle piogge di febbraio, le giovani radici iniziano a farsi strada nel terreno. Con le giornate sensibilmente più lunghe, i primi germogli percepiscono il richiamo della luce e nel cielo si avvistano le prime migrazioni di ritorno. Questo scenario infonde negli animi un rinnovato senso di vitalità, apertura e speranza.

Febbraio è comunque caratterizzato dalla presenza dei forti venti freddi di Tramontana. La pressione atmosferica che assume mediamente i valori più bassi dell’intero anno (in seguito alla discesa del “fronte polare”) è causa di precipitazioni piuttosto frequenti, anche nevose, soprattutto nella prima parte del mese.

Per le società antiche fondate sull’agricoltura e la pastorizia, la seconda parte dell’inverno era vissuta con disagio e preoccupazione. Durante “febbraio corto e amaro”, le provviste iniziavano a scarseggiare e la crescita dell’erba per il foraggio era compromessa dalle gelate e dagli sbalzi di temperatura. L’osservazione dei fenomeni naturali di febbraio era determinante non solo per intuire l’evoluzione del tempo, ma anche per prevenire il più possibile eventuali danni alle colture, dovuti alla natura sbarazzina di questo mese.

La saggezza degli antenati aveva appurato che le temperature invernali proteggevano i semi nelle calde profondità della Terra rafforzandone le radici, mentre uno sviluppo precoce delle gemme poteva compromettere il futuro del raccolto. In attesa del completo risveglio del ciclo vegetativo, il tempo di febbraio (tempo di carnevale) era dedicato ai rituali propiziatori di purificazione, che simboleggiavano l’uscita dall’inverno tramite la qualità luminosa del fuoco: “Quando vien la Candelora, de l’inverno semo fora, ma se piove e tira vento, dell’inverno semo dentro”.

Che altre storie racconta il mese più corto? Nel calendario romano precedente alla riforma giuliana, febbraio concludeva l’anno iniziato con la prima luna piena di marzo. A metà del mese ricorrevano i riti catartici degli antichi Lupercalia, perciò februarius (o febrarius), da februare che significa “purificare, espiare”, era il mese della purificazione.

Secondo Ovidio, “gli antenati romani dissero Februe le espiazioni […] da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione”. Per quanto riguarda la brevità di febbraio, alcune fonti sostengono che sia sempre stato di ventotto giorni (più uno negli anni bisestili), mentre altre ne attribuiscono la riduzione di un giorno dagli originali ventinove (più uno) all’imperatore Augusto, per parificare in durata agosto, a lui dedicato, e luglio (mese di Giulio Cesare).

In merito alla natura delle piante spontanee, diverse specie si animano proprio a febbraio. Dalle fioriture rosse e gialle del corniolo e del nocciolo, che spiccano sul bianco della neve, si possono notare i primi segni del risveglio della vegetazione arborea.

L’elleboro (la rosa di Natale) ha già fatto capolino dalla superficie gelata durante la prima parte dell’inverno, mentre il tipico “fiore di febbraio” è il bucaneve (anche detto “stella del mattino” per la sua nascita precoce). Mentre dominano le fioriture gialle di primule, forsizie, narcisi e mimose, assieme a violette, crocus e ciclamini, l’aria di febbraio diffonde il profumo fresco, inconfondibile e persistente del calicanthus. Nelle zone più temperate, fioriscono di bianco il mandorlo e la camelia, e i fiori variopinti di fresie, lillà, calendule e pratoline.

Febbraio “gamba corta” è il passaggio dalla fredda oscurità dell’inverno, al risveglio luminoso della Natura. Nelle sue notti limpide è ancora visibile una parte delle grandi costellazioni invernali, mentre avanzano nel contempo il Grande Carro e la splendente figura del Leone, che da secoli preannuncia l’arrivo della primavera con la sua rinnovata vitalità.

Nell’immagine, Claude Monet, La pie (La gazza), 1868-69.

Passeggiare in aperta campagna, ispira la mia passione per la scrittura e la fotografia, e mi trasporta in una realtà dove percepire ancora le mezze stagioni. La mia personalità eclettica e la formazione multidisciplinare volta alla ricerca della bellezza, si esprime al meglio come consulente nell’ambito della fitocosmesi. Dopo mezzo secolo di città, il territorio di Sona mi sta ora offrendo una nuova dimensione di vita dove sperimentare altre tradizioni e antichi valori. Collaboro con il Baco con la rubrica “Il salotto di madre Natura".