Il circuit de Barcelona-Catalunya è un noto parco giochi per gli ingegneri, un trionfo di tutti i tipi di curve immaginabili. Quindi è una noia? Tutt’altro, è un crogiolo di strategie più che di velocità pura, il momento in cui, sistematicamente tutti gli anni, succede qualcosa che rimescola completamente le carte in tavola (vedasi il famigerato doppio incidente Mercedes di dieci anni fa). Godiamoci per bene questa edizione di Rosso dipinta, perché dal 2027 il GP di Catalogna apparirà ad anni alterni con il Belgio (Spa ad anni alterni, ma in che razza di mondo viviamo?).
News della settimana:
Legata al dito. Ricorderete nella gara precedente a Montecarlo che Pierre Gasly gioiva come non mai per il podio, per poi sentirsi dire al traguardo: “Ehm sì, ecco, praticamente, come dire… hai 10 secondi di penalità non scontati che ti fanno scendere settimo”. Ha invocato i santi per cinque giorni e Alpine ha presentato ricorso alla FIA e ha vinto. Risultato? Essendo che la pit lane è stata allungata per includere anche il box della Cadillac, la linea d’entrata è arretrata ma non il sensore che calcola la velocità media in quel tragitto, risultando in calcoli sballati. Gasly ha quindi scalzato il connazionale Isack Hadjar dal podio. Giusto? Non giusto? Ai posteri l’ardua sentenza.
ADUO: in italiano, “Opportunità Addizionali di Sviluppo e Aggiornamento”, il meccanismo impostato dalla FIA tanto discusso e atteso è pronto al debutto. Cos’è? È la possibilità, rilasciata ai motoristi che hanno power unit dal 2 al 4% meno potenti del motore più forte in griglia, di aggiornare le componenti del motore termico al fine di equilibrare il divario prestazionale tra i team ed evitare il super dominio di uno solo di essi. Oppure è un modo per dare il “sei politico” a chi ha sviluppato un motore scarso di cavalli (Ferrari, ad esempio). Vedetela come preferite, in ogni caso a lasciare a bocca aperta è il fatto che il motore più potente in griglia non è il Mecedes, è il Red Bull! Tutti, Red Bull compresa, sono rimasti stupiti. Quindi sì, Mercedes è libera di sviluppare il suo Godzilla di motore mentre Red Bull può solo pregarlo che la smetta di fondersi.
Una ùltima vez: venti di cambiamento, Fernando Alonso sciocca tutti con le sue parole in conferenza stampa: “Per me questo sarà un weekend speciale, probabilmente il mio ultimo a Barcellona in F1. Non sarò competitivo come vorrei in qualifica o in gara, ma voglio comunque ringraziare tutti, cercherò di godermi questo weekend nel modo giusto”. Guardate come avete ridotto il mio ragazzo, fino a Miami affermava senza remore di voler lottare ancora per un Mondiale e, nota la sua caparbietà, era credibile. Quindi vederlo cambiare così drasticamente – ma realisticamente – e considerando che è l’unico motivo per cui Aston Martin viene ancora lasciata partecipare alle gare fa malissimo.
Dov’è il mio asciugamano? Monaco è stato il teatro di una vera e propria soap opera: Kim Kardashian ha infatti pensato di prendere e utilizzare uno degli asciugamani riservati ai piloti arrivati a podio, quello di Andrea Kimi Antonelli che, nel corso della settimana, ci ha scherzato su con dei simpatici siparietti sui social in cui chiede alla gente se ha visto il suo asciugamano. La storia si è conclusa venerdì, quando gli è stato recapitato un asciugamano con ricamato sopra “Da Kim, per Kimi”.
Venerdì 12, prove libere. FP1: 7 rookies saggiano per la prima volta le nuove monoposto. Tra di essi ricordiamo in particolare il nostro Leonardo Fornaroli, al debutto sulla McLaren (col suo quinto posto è stato il più veloce). Gli altri debuttanti: Dino Beganovic (Ferrari), Frederik Vesti (Mercedes), Ayumu Iwasa (Red Bull), Luke Browning (Williams), Paul Aron (Audi) e Colton Herta (Cadillac). George Russell gira più veloce di tutti. FP2: sempre Russell ma a sandwich tra i papaya Lando Norris e Oscar Piastri. FP3: fa capolino Charles Leclerc dietro a Piastri e, ancora, Russell. Difficoltà invece per Valtteri Bottas che perde i freni in curva.
Sabato 13, qualifiche. Q1: si comprende subito che ci sono due riferimenti che spiccano: Hamilton e Russell, con Leclerc e Antonelli alle loro spalle. Alla fine sono il Sir ed il Lord a stare davanti. Sottotono le McLaren, molto buono Nico Hülkenberg e pessimo Alonso: per la prima volta in quasi un quarto di secolo di Formula 1 partirà ultimo e, per la prima volta in quarantadue gare, Lance Stroll partirà davanti a lui. Q2: Verstappen e Hadjar tentano di cambiare l’ordine ma Russell torna sempre davanti mentre Antonelli è più conservativo. Hülkenberg torna finalmente in Q3 dal Brasile l’anno scorso. Q3. Monaco ha un sequel che nessuno ha chiesto: Leclerc a muro 2. In curva 4 la Ferrari del monegasco scarta a sinistra, Charles corregge ma accelera troppo in fretta, la macchina riparte verso sinistra e finisce pesantemente nel muro. Avete presente un pugno sugli addominali quando non ve l’aspettate? Stessa cosa. Partirà decimo e afferma di provare solo una profonda vergogna in questo momento. Sembra un 1-2 Mercedes e invece Hamilton si infila in mezzo alle frecce argento per dare un tocco di colore che ci sta molto bene.
Momentino Formula 2: Kush Maini di ART Gran Prix vince la Sprint del sabato mentre la Feature domenicale viene meritatissimamente conquistata da Rafael Câmara, la sua prima vittoria in F2 dopo una gara in rimonta costante. Dopo di lui Nikola Tsolov – nuovo leader della classifica – e Alex Dunne. Solo quarto Gabriele Minì.
Griglia di partenza: Russell, Hamilton, Antonelli, Norris, Verstappen, Hadjar, Piastri, Lawson, Hülkenberg, Leclerc, Lindblad, Bortoleto, Colapinto, Gasly, Bearman, Sainz, Ocon, Albon, Pérez, Bottas, Stroll e Alonso (dalla pit lane).
L’EDITORIALE DEL BACOTutti abbiamo bisogno di una tazzaDomenica 14, giornata di gara: Russell ha un super spunto e lascia indietro Hamilton e Antonelli, assediato da Norris. Leclerc rischia di tamponare Lindblad in griglia ma risale subito di tre posizioni mentre Hadjar crolla di otto. All’ottavo giro Leclerc concretizza su Piastri uno dei suoi noti sorpassi all’esterno protetti da copyright e si avvia verso Verstappen. Hamilton apre il valzer dei pit stop montando le gomme bianche, necessariamente dato che gomme rosse e asfalto-fucina a 51 gradi non è stata la scelta ideale. La griglia si rivoluziona, Leclerc entra per ultimo a cambiare le gomme, rischiando di perdere vantaggio per il degrado ma risale.
Al ventottesimo giro Hamilton cambia nuovamente gomme (gialle) e Antonelli riceve bandiera bianconera per il quarto track limit eppure, continuando ad andare pericolosamente largo, raggiunge Russell ma dovrà cambiare gomme in fretta per proteggersi dall’arrivo di Norris. A questo punto Hamilton è già in modalità Hammertime, gli servirà più tardi. Leclerc viene fatto entrare ai box ma, nel momento in cui esce dai box scatta la bandiera gialla e poi la Virtual Safety Car: Alonso conclude il suo (probabile) ultimo GP di Spagna nel peggiore dei modi, fermo nella ghiaia e schiavo di una vettura umiliante. Umiliante come la sfiga nei confronti di martire Charles.
Ferrari a questo punto deve solo azzeccare perfettamente il pit stop “gratuito” per Hamilton, il quale entra, in 2.3 secondi cambia gomme, riparte schivando una Alpine selvatica, esce dalla pit lane appena in tempo prima di Antonelli e giusto al termine della VSC. Praticamente una rivisitazione in chiave F1 della celebre scena del pit stop nel film Cars (vent’anni pochi giorni fa) e ora, una volta sventata un’investigazione durante bandiera gialla, può tornare a martellare tempi fulmine. E le frecce nere-argento? Al giro 58 Antonelli è sotto il secondo da Russell, stacca all’interno, lottano ruota a ruota per tre curve, Kimi la spunta e vola via come la bandella laterale dalla sua W17 (c’è stato un contatto in sorpasso).
Giro 63, il sangue si gela: perché Antonelli si sta fermando? Perché la batteria ha deciso di tradirlo esattamente come a Russell in Canada. Volete più dolore? Nello stesso momento, il servosterzo di Leclerc decide di farla finita e la SF-26 diventa ingovernabile. Insomma, so che l’esclusione dai Mondiali è stata traumatica per il popolo italico, ma qua siamo ad un altro livello di cattiveria! Lewis, ti va di sollevarci il morale? “Eccome” ci risponde Sir Hamilton, mentre si avvia con le lacrime agli occhi verso il traguardo: Lewis Carl Davidson Hamilton, il Signore dei volanti, vince la sua prima gara in Ferrari che, come vedremo tra poco, è solo una delle ricorrenze che questo giorno porta in dote. Lo seguono George Russell e Lando Norris, andando a creare il primo podio tutto britannico dal 1968.
Ordine d’arrivo: Hamilton, Russell, Hamilton, Verstappen, Piastri, Hadjar, Gasly, Lawson, Lindblad, Colapinto, Bortoleto, Sainz, Ocon e Pérez. Ritirati Leclerc, Antonelli, Bearman, Albon, Alonso, Hülkenberg, Bottas e Stroll.
Menzioni d’onore:
1 – Hamilton: e chi se non a lui, che non ha idea di cosa voglia dire “ho vinto”, lui che conosce solo “abbiamo vinto” da sempre e per sempre. Centosei vittorie, tanto basta per infrangere il record che lui stesso ha stabilito ed il ritorno sul gradino numero 1 di Ferrari dopo trentaquattro gare. Esattamente trent’anni fa si festeggiava allo stesso modo: stesso circuito, stessa Scuderia, Michael Schumacher (sette Titoli, ma guarda un po’) vinceva in rosso per la prima di molte altre volte. Non si sa cosa sia successo venerdì quando Lewis è entrato nel suo motorhome, fatto sta che ne è uscito martellante come ce lo ricordavamo, come in qualifica e così in gara, servendoci il nostro pane quotidiano e rimettendo a noi i nostri debiti. Fattore C? No, Fattore LH!
2 – Russell: un collega mi ha chiesto di recente se in Mercedes è presente anche l’altro pilota, legittimo pensarlo viste le gare passate ma la risposta è sì, uno che può come tutti avere dei periodi sfortunati ma che sa come tornare in alto, anche se lui stesso dubita di saperlo fare. George in Catalogna è stato così, mettendo una prima impronta sulle prove libere, una firma su delle qualifiche da manuale e un disegnino su una gara non vinta ma comunque condotta in maniera esemplare.
Premio “Nontiscordardimé”:
Alpine e Racing Bulls, ormai abbonate a questa sezione.
Pillole del disonore/sfiga:
1 – Leclerc: uno dei weekend più sfigati della carriera di Charles, vittima di una striscia di errori e problemi tecnici gravissimi che perdura ormai da Miami: piroette, muretti, freni imbizzarriti e sterzi che si impallano. Brutto momento che finirà, perché è sempre successo tutti gli anni se non per stagioni intere (mi sento abbastanza sicuro di dire che non sarà una stagione calvario come il 2023 o ‘25) ma per il momento, a malincuore estremo, non posso indorargli la pillola.
2 – Antonelli: è umano anche lui, contenti detrattori? Sfiga nera-argento per Kimi che già non si presentava vispo ed elettrizzante come suo solito e, per sua stessa ammissione, si sentiva poco bene, un po’ influenzato (forse i tuffi a Monaco è meglio tornare a farli in piscina più che nella darsena). In prova e in qualifica è sempre stato dietro a Russell, eppure in gara c’era eccome. Anzi, stava per divorarsi George di nuovo ma la maledizione del Canada ha colpito pure lui quando la batteria ha commesso harakiri. Non è giusto, non è giusto e non è giusto.
3 – Hülkenberg: passato in sordina il suo ritiro che non ha nulla da invidiare a Charles e Kimi in quanto a sfiga becera: mentre seguiva Liam Lawson, dalla Racing Bulls andata un po’ larga è partita della ghiaia e dei sassolini hanno colpito l’estintore e pure l’interruttore del recupero energia – ERS – che hanno fatto spegnere la macchina. Finale amaro per un weekend che sembrava finalmente voler dare un po’ di spazio anche a Hulk.
4 – Alonso: la sua ultima vittoria avvenne su questo circuito tredici anni fa e, prima di Lewis, fu anche l’ultima vittoria della Rossa in terra catalana ma ora il padrone di casa non ne può più, arrendendosi all’evidenza che, anche se il problema è tutto fuorché la sua guida, il gioco non vale la candela. Ammiro come i suoi tifosi siano comunque disposti a vestirsi di verde Aston Martin pur di supportare il loro campeón. In effetti, ammiro il fatto che anche Nando lo faccia ancora.
Una settimana di pausa e poi voleremo in Austria sul Red Bull Ring che ha sempre, citando Alessandro Borghese, “confermato o ribaltato” il campionato. Ci si becca in pista!
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