Famiglia o famiglie? Una riflessione da Sona su una questione centrale per il nostro futuro

Da oggi 29 al 31 di marzo si tiene a Verona il tredicesimo Congresso Mondiale delle Famiglie. Il manifesto del congresso con gli argomenti trattati ed alcuni post su Facebook e articoli che ho visto successivamente mi hanno spinto a fare alcune riflessioni.

I temi del Congresso, e soprattutto la presenza di alcuni relatori molto controversi, hanno dato il via ad un dibattito molto forte e con toni, come ormai purtroppo accade sempre, assolutamente sopra le righe e quasi mai rispettosi delle diverse posizioni. Il rischio, reale, di questa rissa continua è però quello di perdere di vista l’obbiettivo vero: una riflessione complessiva sul ruolo attuale della famiglia.

Partiamo da una considerazione iniziale: imputare la crisi delle famiglie agli omosessuali e alla legalizzazione delle unioni civili mi sembra che sia combattere un falso nemico, come don Chisciotte contro i mulini a vento.

A mio modesto parere la crisi delle famiglie va ricercata in altri contesti, anzi parlerei piuttosto di una crisi generalizzata di valori personali prima che di coppia.

Credo che la società di oggi abbia portato ad un crescente egoismo ed egocentrismo e ad una scarsa propensione ad assumersi le proprie responsabilità, per cui le fatiche ed i sacrifici fatti per la famiglia ed i figli diventano un inutile fardello alla felicità personale. Si è portati a credere che bisogna prima di tutto pensare al proprio benessere.

Aggiungo anche una difficoltà legata alla difficoltà di adattarsi al cambiamento sociale del ruolo della donna. Le donne che lavorano fuori casa per scelta o per necessità sono sempre di più ma d’altra parte è, invece, difficile che venga giustamente distribuito il lavoro di accudimento e cura della famiglia e della casa. Da questo nascono spesso contrasti e difficoltà di relazione.

In questa difficoltà devo dire che ho riscontrato che una parte dei torti ce l’ha anche la donna in quanto per troppi anni, per dimostrare di saper fare tutto e bene, si è accollata volontariamente il lavoro domestico e di accudimento dei figli oltre al lavoro fuori casa, salvo poi scoppiare e rivendicare, giustamente, maggior condivisione.

L’uomo, d’altro canto, che ben si era adagiato nel suo ruolo di fare il suo lavoro fuori casa e di farsi “coccolare” una volta tornato a casa dalla “super donna-faccio tutto io” fatica a capire le rivendicazioni femminili di maggior corresponsabilità.

Se poi, per crisi della famiglia intendiamo anche la bassa natalità credo che, oltre alle motivazioni sopra esposte, cioè la difficoltà a prendersi responsabilità e a rinunciare a qualcosa di sé, si possa attribuire alla crisi economica e del lavoro che, purtroppo, non spinge a pensare ai figli.

Chiediamoci, poi, perché tante coppie preferiscano non sposarsi, tante volte non prendendo nemmeno entrambi la residenza nell’abitazione comune.

Preoccuparsi tanto del divorzio breve, super rapido o chissà cos’altro ha senso se ci sono tantissime coppie che non sono nemmeno sposate e quindi si possono dividere quando vogliono senza alcuna formalità? Non si possono creare coppie e famiglie stabili per legge. O conta solo l’apparenza?

La cosiddetta crisi della famiglia, quindi, non si risolve in un attimo, come non si è creata in poco tempo, ed è una questione prima di tutto culturale.

Lo Stato e l’amministrazione pubblica devono, però, dare il loro contributo, economico in primis, alle famiglie nella cura dei figli, degli anziani, dei disabili e di tutte le fasce deboli senza distinzioni. E non può essere una scusa per non fare o per escludere alcune categorie il fatto che poi c’è chi imbroglia, chi se ne approfitta o non c’è copertura, ecc. Devono essere lo Stato o gli enti preposti a fare leggi chiare e a trovare il modo di verificare e controllare la corretta applicazione delle stesse.

Dobbiamo pensare innanzitutto ai bambini che hanno diritto a crescere in un ambiente educativo sereno e stimolante ed in generale a tutte le fasce più deboli che hanno diritto a vivere una vita degna di essere chiamata tale.

La vera preoccupazione della nostra classe politica, invece di correre dietro alle sirene del facile consenso, deve essere quella di migliorare i servizi sociali a favore di tutte le famiglie di modo da tenere monitorati tutti i bambini e le famiglie con difficoltà economiche, relazionali, monoparentali o con genitori che comunque hanno problemi. Che, purtroppo, sono tante.

Io penso che sia giusto regolamentare dal punto di vista giuridico-amministrativo le unioni di qualsiasi tipo. Perché tutti abbiano uguali diritti ed anche uguali doveri.

Ci soffermiamo troppo spesso su quali diritti ottengano le coppie di fatto o le coppie omosessuali legalmente riconosciute, come se un diritto riconosciuto ad altri rubasse un diritto alle coppie cosiddette regolari, anziché pensare che un diritto riconosciuto è una garanzia in più per tutti.

Pensiamo, invece, anche ai doveri che un riconoscimento di una coppia comporta. Se un figlio, per esempio, è figlio solo di un componente della coppia perché avuto da una precedente relazione, la parte della coppia che non è genitore può in qualsiasi momento “mollare” tutto e lavarsi le mani di quel figlio. Se, invece, legalmente se ne assume la maternità/paternità o in modo più neutro la tutela non se ne può liberare come di un paio di calzini sporchi. Lo stesso discorso può valere per un eventuale assegno di mantenimento, per l’obbligo di cura e per l’eredità.

I principi che ci devono ispirare sono quelli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, scritti 70 anni fa ed in cui l’Italia, aderendo all’Onu, ha dichiarato di credere: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità̀ e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Tutti gli altri 29 articoli non fanno altro che ribadire e specificare quanto detto nel primo. Quando ci viene un dubbio, andiamo a rileggerli.

Manuela Taietta

About Manuela Taietta

Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.

Related posts