Fallito attentato al generale Pianell

Salvatore Giuseppe Pianell, naque a Palermo nel 1818, fu maresciallo dell’esercito Borbonico di Francesco II° e ministro della guerra del medesimo regno delle due Sicilie, ma lasciò il servizio prima dell’entrata di Garibaldi a Napoli nel 1860. Passò quindi nell’esercito italiano come generale di divisione e durante la terza guerra di indipendenza, nel giorno della sfortunata battaglia di Custoza del 24 giugno 1866, si fece onore contro gli austriaci a Monzambano.

 

Divenne quindi comandante della piazzaforte di Verona per 25anni. Nel 1902, a 10 anni dalla sua morte, gli venne eretto il monumento che si vede a Verona, nei girdini prima del sottopasso ferroviario (nei pressi della Porta Nuova), all’angolo fra Viale Piave e Via Franco Faccio.(v. foto)

 

Sulle quattro targhe bronzee del cippo (due delle quali sono state colpite da proiettili) sta scritto:
1) AL GENERALE PIANELL, PER CINQUE LUSTRI COMANDANTE DEL CORPO D’ARMATA DI VERONA, GLI UFFICIALI, 1902.
2) PER GRATITUDINE DI POPOLO, PROCLAMATO CITTADINO VERONESE, 20 SETTEMBRE 1882.
3) NELLA INONDAZIONE DEL SETTEMBRE 1882, IN VERONA RIFULSE LA SUA ANIMA DI CITTADINO, DI SOLDATO.
4) A MONZAMBANO, IL 24 GIUGNO 1866, COMBATTE’ CON ONORE DELLE ARMI ITALIANE.

 

La Storia non scritta
Raccontano gli abitanti di Via Barbarago, a Palazzolo, che nella piana degli “Oni”, un giorno un battaglione dell’esercito italiano faceva esercitazione, mentre il generale Piannel osservava le manovre, appostato con il suo cavallo sulla collinetta dove si trova un casettino attorniato da quattro cipressi (a sud del Belvedere). I suddetti cipressi furono piantati dal matematico e astronomo prof. Maggi, ed usati come riferimenti per osservare le stelle, come scrive Andrea Fiorini nel libro “Un Paesello”; ad essi oggi si sono aggiunti due pini artificiali per mascherare due. ripetitori di onde radio. Ad un certo punto, partì verso la collinetta un colpo di fucile che mancò il generale ma uccise il suo cavallo. Il generale, decise di punire la grave offesa con la “decimazione”, che consisteva nel mandare a morte un soldato tirato a sorte ogni dieci. 

 

Ma quando si rivolse al Re Vittorio Emanuele II, per farsi firmare la condanna, questi si rifiutò. Pare che il Re abbia detto al generale Pianell. “Secondo me, i soldati non volevano ammazzare te, ma mangiare il tuo cavallo!”.