Fabio Castioni, una vita tra i pali. “Gh’era ‘na olta el Gao”, cronache calcistiche del vecchio Lugagnano

Black-and-white group photo of a vintage soccer team posing on a field; players wear striped uniforms with two men in suits standing behind.

I novant’anni li afferrerà in presa alta, un’uscita delle sue, plastica, elegante. “Li compirò ad agosto…”, sorride Fabio Castioni. “Se non avessi un ginocchio malandato, potrei ancora giocare”, scherza.

Castioni è stato uno dei grandi portieri della storia. Alto, molto tecnico, completo. Bravo nelle uscite, eccellente tra i pali. Sembrava uscito da una scuola di portieri “e invece – spiega – allora ti dovevi arrangiare. Non c’erano allenatori dei portieri, neanche Tano Campanar, che pure era stato portiere, ti spiegava molto”. E allora, che fa il giovane Fabio? “Mi piaceva stare in porta, anche se da bambino mi chiamavano Piola, si vede che qualche gol lo segnavo…”.

Gli piaceva stare in porta e allora si prendeva una rivista di calcio, che usciva a metà settimana, “…e guardavo le foto dei portieri, come paravano, come si tuffavano, la posizione”. Ti sembra impossibile, capisci quanto era diverso quel calcio, quel mondo. “Pensa – riprende – che non c’erano neanche allenamenti. Finita una partita, ci si trovava la domenica successiva. In undici, perché non c’erano sostituzioni. E quando si giocava in casa, io e chi abitava a Lugagnano, ci cambiavamo a casa. Al massimo, da Patina, dove però si cambiavano già gli ospiti e quelli che venivano da fuori. Io partivo da casa vestito da portiere, col cappotto se faceva freddo, e si andava. E alla fine ci si lavava nella… brenta, nella corte del bar da Patina”.

Era un altro calcio, “c’era più passione, più attaccamento” osserva Castioni. “Anche perché, giusto dirlo, si usciva dalla guerra e oltre al calcio non è che ci fossero tante altre possibilità. Il calcio era per tutti, gli altri sport chi poteva praticarli? A Lugagnano c’era il campo da tennis della famiglia Innocenti, ma ci giocavano loro, al massimo con i loro amici. Per gli altri, restava il calcio, magari con un pallone di stracci, uno spiazzo e via, c’era posto per tutti”.

A volte, ma sì, succedeva anche questo, poteva pure mancare il pallone. “Ricordo – scuote la testa – una domenica, dopo le Funzioni, perché allora si andava anche alle Funzioni, andai al campo sportivo con altri ragazzi perché ci avevano detto che si poteva giocare. Là c’erano già altri ragazzi, tutti pronti, ma eravamo senza pallone. E non giocammo, non riuscimmo a trovarne uno…”.

Lui e il Lugagnano, una lunga storia d’amore, come cantava Gino Paoli. “Cominciai giovanissimo, davanti a me avevo Piero Bendinelli, aveva qualche anno in più. Ci si alternava, anche perché gli infortuni erano sempre in agguato. C’era un bel gruppo, una bella squadra. E c’era grande entusiasmo, il paese ci seguiva, allora non c’erano troppi divertimenti, la squadra era seguita, ricordo una processione verso il campo, ogni domenica”. Il Gao, Toninel, Adriano e Angelo Boscaini, Antonio Mazzi, Costa, Carmelo, Fior, Bruno Mazzi, ma anche Bepo Cristini, Bendinelli, Miglioranzi…

“Ricordi? Beh, la finalissima del trofeo Veneto a Sant’Elena, lo stadio del Venezia. Avevamo fatto un grande percorso, eliminato squadroni, la finale non andò bene, anche perché m’infortunai…”. In uno scontro si ruppe due dita, gliele “legarono” in qualche modo, “…e andai all’ala sinistra, a far numero. In porta giocò al mio posto Adriano Boscaini”.  Storie di un calcio che non esiste più. “L’infortunio peggiore, però, fu un altro” sospira Castioni. “Il giorno di Santo Stefano, decidemmo di andare a fare allenamento. Campo ghiacciato, freddo, mi ruppi il polso. Fui costretto a star fermo a lungo…”.

Ha giocato ben oltre i trent’anni, quasi sempre Lugagnano, con un solo intermezzo al San Massimo, “… convinto da Giancarlo Apostoli, che faceva giocatore-allenatore. E sempre Giancarlo, col quale ho avuto un lungo rapporto d’amicizia, mi riportò poi a Lugagnano. Doveva essere una grande stagione, erano arrivati anche altri da San Massimo, Agnoli, Fasoli, sembrava una squadra in grado di vincere e invece non riuscimmo a centrare l’obiettivo”. Il presidente era Gianni Pedoni, “…ma in società era entrato Rocco Residori, si cominciava a respirare un’altra aria e a guardare ad altri obiettivi”.

Non perderti questa rubrica del Baco
I Sindaci e la Storia di Sona

Siamo ai primi anni ’70, “qualcosa si stava muovendo a livello di società. L’ingresso di Adone e Albano Mazzi, di Severino Danieli, aveva allargato la base. Mi chiamò Angelo Boscaini, mi disse che stava iniziando un’altra storia e in realtà fu allora che il Lugagnano cominciò la scalata”.

Castioni c’era sempre, a portare passione ed entusiasmo, competenza e serietà. “Rocco Residori segnò una svolta importante, da un punto di vista organizzativo”. Arrivarono anche “le prime borse”. “Fin lì – racconta Castioni – si andava al campo con un sacchetto di plastica per le scarpe…”. Da lì, il Lugagnano cominciò a far parlare di sé. “Iniziò l’era di Giancarlo Apostoli, che portò il Lugagnano ai vertici del calcio regionale. E poi, fu determinante l’avvento di Angelo Dalla Rosa, che segnò a sua volta, un’altra inversione di tendenza”. 

Dirigente, direttore sportivo, consulente, tifoso. Castioni ha attraversato stagioni infinite, non ha ancora finito di seguirne la strada, chiede notizie dell’ultimo Lugagnano, “…sono contento sia presidente Forlin, una brava persona, degno dei presidenti del passato”. Dall’alto della sua splendida storia, dà un’occhiata all’indietro e, qua e là, affiora pure qualche rimpianto. “Ma sì – ammette – mi sarebbe piaciuto uscire dal Lugagnano in altro modo”.

Fa capire che qualcosa s’era inceppato con i dirigenti dell’epoca. “C’era una dirigenza nuova, forse ci si poteva spiegare. E poi, se posso dirlo, in quel momento avevano girato le spalle anche alla famiglia Dalla Rosa…”

Black-and-white portrait of a man in a suit and tie outdoors; caption reads 'IL BACO DA SETA' at the bottom.Ma il vero rimpianto, probabilmente, è un altro. “Avevo vent’anni, forse meno. Telefonarono a casa mia, rispose mia mamma. Io non c’ero. Gli chiesero mie notizie. ‘Sa, signora, abbiamo visto giocare suo figlio, potrebbe avere un futuro importante’. Erano dirigenti del Lanerossi Vicenza. La mamma non ebbe dubbi. ‘Me fiol nol se moe da casa, qua comando mi’”. C’era una volta il calcio…

LA SCHEDA: Fabio Castioni, classe 1936, compirà 90 anni ad agosto. Ha debuttato nel Lugagnano a 16 anni (“…non arrivavo neanche alla traversa”) e ha giocato fino al ‘71-‘72, con un solo intermezzo al San Massimo e qualche pausa legata agli impegni di lavoro, alla Mondadori. Con la maglia del Lugagnano ha disputato in campionato 116 partite, più le gare di Coppa Veneto. Del Lugagnano è stato a lungo dirigente, direttore sportivo, consulente, fino agli anni della presidenza Dalla Rosa.

Clicca sul banner qui sotto per leggere tutti gli episodi di “Gh’era ‘na olta el Gao”.

 

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

Raffaele Tomelleri
Firma storica del giornalismo sportivo veronese, ha al suo attivo anche numerosi libri sulla sport locale e sui suoi valori.