Essere “dalla parte della gente”?

Per il vocabolario e nell’accezione consolidata lo Statista è il Governante di qualità eccelse e con forte carisma personale. In effetti però lo Statista, fuori dall’accezione eroica, è chiunque si interessi dell’amministrazione dello Stato ai diversi livelli. La sua prima dote dovrebbe essere la convinzione di fornire un servizio al proprio Paese, inteso come “Comunità di uguali, che vivono su un territorio con comunanza di tradizioni storiche, di lingua, di costumi e (soprattutto) aventi coscienza di tali vincoli comuni”.

 

Parlare allora di etica sarebbe molto semplice: onestà, nell’accezione più nobile, al servizio di un interesse generale. E’ però evidente che chi regge le sorti delle nostre Comunità civiche deve anche possedere alcune altre doti di base, innanzitutto quella di essere in grado di “prevedere il futuro”. Chi deve decidere cosa scegliere non può limitarsi a risolvere i problemi, mano a mano che se li trova davanti.

 

Tale modo di procedere, chiamato con ammirazione “decisionismo” e che troppo spesso assomiglia all’improvvisazione, non è certo dello Statista/Amministratore. Il prevedere per programmare evita scelte ondivaghe, continui cambiamenti ed aggiustamenti, perdita di tempo e sperpero di denaro pubblico. Questa qualità peraltro può essere acquisita da qualunque cittadino che abbia a cuore la crescita del proprio Paese e si impegni sin da giovane per formarsi, leggendo, studiando e partecipando al civico e non.

 

Eventuali esperienze manageriali possono aiutare, ma possono anche portare fuori strada. Reggere le sorti di una Comunità civica vuol dire avere finalità più articolate rispetto a quelle necessarie per raggiungere un utile economico. Chi si improvvisa Amministratore senza un pregresso di preparazione e di impegno civico, per motivazioni economiche o per il desiderio di apparire, danneggia gravemente la Comunità. Il cittadino avveduto non dovrebbe votarlo. Ecco allora che frasi come “sono dalla parte della gente” cosa significano? Quale sarebbe l’alternativa: forse essere dalla parte dello Stato che si sta amministrando, facendo così l’interesse generale piuttosto che quello non “della gente”, ma “della mia gente”?

 

Mi impressiona ancora vedere Amministratori locali con tanto di fascia tricolore presenti alle manifestazioni di Partito o a manifestazioni pubbliche di dissenso. Questo pare non scandalizzi più nessuno, un tempo si faceva “con la camicia nera”, ma era un’altra storia. Con quale autorevolezza un Amministratore può dichiarare di operare per tutti i suoi amministrati operando in questo modo? Uno Statista europeo del secolo scorso in un momento difficile per il proprio paese, che era in guerra, parlando ad alcuni giovani diceva: “quando non vi è chiaro quale è la via del dovere scegliete la più difficile”. Ecco un’altra dote che dovrebbe avere uno Statista/Amministratore anche oggi.

 

Dovrebbe essere in grado di indicare ai propri amministrati mete elevate di impegno civico, solidarietà sociale, cultura di appartenenza. Ai nostri giorni pare non sia più così. Il ruolo fondamentale della tassazione nella vita democratica di una Nazione è diventato un furto: “non vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Non si chiedono sacrifici personali nel breve periodo, in funzione di risultati migliori per tutti nel futuro, ma si certifica che una persona che vota contro il proprio tornaconto personale è un “c…e”.

 

Per un voto si promette qualunque cosa e l’inversione di marcia è cosa difficile: ogni categoria sociale vorrebbe che a farne le spese fosse l’altra categoria considerata fannullona, colpevole di evasione fiscale, pericolosa. La parabola evangelica della pagliuzza e della trave nell’occhio non è più di casa nel nostro Paese.