Esclusiva: L’intervista al Baco del sonese Nicolato, nuovo commissario tecnico della Lettonia

Il vicentino di origine e sonese di adozione Paolo Nicolato dalla settimana scorsa è il nuovo commissario tecnico della nazionale di calcio della Lettonia; a darne la notizia è stato il presidente della federazione lettone Vaidim Lashenko: “Sono sicuro che abbiamo fatto la scelta giusta e il contributo al calcio lettone sarà permanente. La decisione non è stata facile, abbiamo dovuto scegliere tra molti specialisti davvero bravi”.

Nicolato dopo sette anni passati ad allenare le nazionali giovanili italiane (per ultima l’Under21) ora si è trasferito in riva al Mar Baltico, a Riga, capitale della Lettonia. L’abbiamo sentito a pochi giorni dal suo insediamento, ricevendo la massima disponibilità a raccontarci di questa sua nuova esperienza.

Come hai trovato la città di Riga? Dalle foto sembra molto bella, bei palazzi, case curate, mare, natura.
La città è bellissima, moderna e ben organizzata, naturalmente fredda in questa stagione ma accogliente.

Ho letto che in Lettonia il calcio ha una popolarità inferiore a hockey, basket e sport invernali. Attualmente la nazionale è 132° nel ranking FIFA, cosa ti aspetti?
Al momento ciò che è importante per me è cercare di capire il più in fretta possibile gli usi e le abitudini di questo popolo, credo sia fondamentale entrare con umiltà e rispetto in questa nuova realtà. Dopodiché spero di dare il mio contributo.

Cosa ti ha spinto a fare questa scelta? Non credo i soldi, immagino che avresti potuto averli anche in Italia da molti club, con il tuo curriculum.
Mi è piaciuto l’incarico che mi è stato proposto, che non si limita a commissario tecnico della Nazionale A, ma anche responsabile tecnico di tutte le Nazionali. Anche l’entusiasmo con il quale mi hanno cercato e voluto ha influito, vogliono aprirsi ad un calcio più europeo. Poi lavorare all’estero era un mio obiettivo, voglio arricchire il mio bagaglio personale.

Con questa tua scelta sembra tu preferisca allenare una squadra rappresentativa piuttosto che una squadra di club. Confermi? È tanto diverso fare il selezionatore-allenatore che solo l’allenatore?
No, non si tratta di questo. Ho sposato un progetto che mi è sembrato interessante, poteva accadere anche in un club. Fare il selezionatore è sicuramente diverso così come lo è il palcoscenico nel quale ti esibisci. Il calcio internazionale è di un livello a noi forse sconosciuto.

Qualsiasi lavoratore porta con sé, nel nuovo posto di lavoro, il suo bagaglio di esperienza, credo sarà così anche per te. Forse ti mancherà l’organizzazione di cui facevi parte qui in Italia. Pensi di creare qualcosa di simile?
Penso di portare le mie idee e le mie esperienze, aperto al confronto, con l’obiettivo del miglioramento del sistema.

Scegliere calciatori tra 2 milioni di abitanti è più semplice che tra 60 milioni, ma forse è meglio avere una possibilità di scelta più ampia. Cosa ne pensi?
E’ evidente che la scelta non è ampia, anche su questo bisogna lavorare e possibilmente migliorare, tenendo presente i limiti dovuti alla dimensione del Paese.

Quali sono i tuoi progetti? O meglio, cosa ti è stato chiesto? Vincere o creare una struttura? Tu personalmente cosa vorresti realizzare, cosa ti farebbe sentire soddisfatto alla fine del tuo contratto?
Mi piacerebbe lasciare un’impronta. Qualcosa che rimanga anche dopo il mio incarico. Formazione e metodo sono le priorità.

Quale è la durata del tuo contratto?
Due anni.

Come è stata presa la scelta nella tua famiglia? Tua moglie e tua figlia Giorgia ti hanno sostenuto o hanno lasciato a te il peso della scelta?
Ho sempre avuto la fortuna di avere il pieno supporto della mia famiglia, non avrei potuto fare il mio lavoro senza.

Cosa ti porteresti di Sona a quelle latitudini?
Sona è casa mia, porterei tutto se fosse possibile.

Come va con il cibo? La prima cosa strana che hai notato?
Al momento niente di particolare, il cibo è ricco di proteine, poca pasta e diverse zuppe. Molti i ristoranti internazionali.

Adesso per i lettori del Baco, visto che sei esperto, competente e con una visione distaccata, se non altro per la lontananza, ti chiedo alcuni pronostici. Chi vincerà il campionato italiano di calcio? Si salverà il Verona?
I lettori del Baco devono credermi se dico che è meglio che non faccia pronostici… di solito li sbaglio.

Franco Fedrigo
Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.