Esclusiva. Il Baco intervista il Direttore dell’Ulss 9: “Ecco il piano per la vaccinazione sul territorio”

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Anche nel veronese, il nuovo anno si è aperto con l’avvio della prima fase di vaccinazioni contro il Covid-19. Le somministrazioni delle prime dosi procedono speditamente, con la prudenza, che proprio in questi giorni si è rivelata lungimirante, di mettere da parte una quota di vaccini, in modo da garantire la possibilità dei richiami, che cominceranno a breve.

Se, infatti, tempo non se ne sta perdendo, dato che le vaccinazioni vanno avanti a ritmo serrato, rimane però l’incognita della quantità di dosi che arriveranno. Un’incognita rilevante, perché dal suo scioglimento dipende la pianificazione temporale delle somministrazioni.

Un rallentamento imprevisto è quello che sarà registrato dalla prossima settimana: Pfizer ha infatti annunciato che da domani fino al 25 gennaio ridurrà la fornitura delle dosi ai Paesi europei (il dato ufficiale parla del 29 per cento delle forniture in meno in Italia).

Anche nel veronese, la campagna vaccinale sarà quindi costretta a subire una rimodulazione. Facciamo il punto con il Direttore generale dell’Ulss 9 Scaligera Pietro Girardi (nella foto).

A che punto siamo con le vaccinazioni nel territorio dell’Ulss 9?
La strada può essere lunghissima o brevissima, tutto dipende da quante dosi ci verranno consegnate. In Veneto la somministrazione procede speditamente, anche se non abbiamo potuto usare tutte le dosi che abbiamo ricevuto perché, siccome non c’è mai la certezza su quante forniture arrivano e quando arrivano, dobbiamo essere prudenti e conservarne una piccola quota per i richiami. Fino alla settimana scorsa, l’Ulss 9 riceveva 6.950 dosi settimanali, mentre la prossima settimana ne arriverà un’altissima percentuale in meno. Comunque, con le dosi che abbiamo messo da parte dal 24 potremo iniziare a fare i primi richiami.

Chi sono le persone coinvolte in questa primissima fase?
Il personale delle strutture ospedaliere, cominciando da chi è in prima linea per poi coinvolgere progressivamente anche gli altri: parlo di medici, infermieri e operatori socio-sanitari in servizio negli ospedali pubblici e in quelli privati accreditati (Ndr per la provincia veronese, Negrar, Peschiera e Crv) che accolgono pazienti Covid. Inoltre, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, operatori e ospiti di case di riposo e centri residenziali per disabili, e dottori di guardia medica. Questa “fase prioritaria” della fase 1 coinvolge 30.400 persone, di cui circa 16.000 del mondo delle comunità residenziali, fra ospiti e operatori.

A Lugagnano c’è una casa di riposo che purtroppo ha un focolaio. Come vengono gestite in questi casi le vaccinazioni?
Siamo partiti dalle case di riposo che non avevano focolai, per poi continuare con le altre. In questo momento le persone che sono positive non vengono vaccinate; potranno ricevere il vaccino dopo circa tre settimane dalla loro negatività.

Qual è l’organizzazione prevista per il prossimo futuro?
La prossima settimana continueremo ad inoculare le prime dosi, anche se con numeri ridotti rispetto a quelli che pensavamo, proprio a causa della riduzione delle forniture che è stata annunciata. Inizieremo invece dal 24 con la somministrazione delle seconde dosi. L’auspicio comunque è che con il tempo le forniture aumentino. In questa settimana sono state consegnate in Regione le prime 7.800 dosi del vaccino Moderna, che ha le stesse caratteristiche di quello Pfizer-BioNTech, ma richiede una catena del freddo meno impegnativa; il 29 di questo mese, inoltre, dovrebbe essere autorizzata la commercializzazione del vaccino AstraZeneca, anch’esso da somministrare in due dosi, ma con una conservazione più facile, poiché basta la temperatura raggiunta da un normalissimo frigorifero. Secondo le previsioni regionali, nell’arco di una quindicina di giorni partiranno gli inviti per un’altra grande fetta di popolazione, che è quella degli ultra-ottantenni. La pianificazione delle vaccinazioni è comunque in progress, perché vincolata a quante dosi arriveranno.

Quando si inizierà con le vaccinazioni su larga scala?
Vaccinate le persone che hanno delle fragilità, ad esempio per età, per immunodepressione o per patologie, si inizierà con le vaccinazioni su larga scala al resto della popolazione. Ci sarà però una fase intermedia che riguarderà chi opera nell’ambito dei servizi essenziali. Ci aspettiamo che già dalla prossima settimana arrivino indicazioni a riguardo, in modo che in tutta Italia siano definite delle priorità.

Quali saranno i centri dedicati alla somministrazione dei vaccini?
Oggi stiamo lavorando con centri vaccinali ubicati presso i nostri ospedali e i nostri distretti. Via via che le fasi si svilupperanno, con l’allargamento delle fasce di popolazione coinvolte, in provincia verranno attivati sei grossi centri di vaccinazione: uno a Verona, uno a Bussolengo, uno a Villafranca, uno a Legnago, uno a Isola della Scala e uno a San Bonifacio. Ciascuno di questi centri potrebbe vaccinare 4.000 persone al giorno e potrebbero essere allestiti già da febbraio, ma dipende appunto da quante dosi arriveranno. Sicuramente poi sia a livello nazionale che a livello regionale ci saranno accordi con categorie di professionisti, penso ai medici di base e forse anche ai farmacisti, in modo che il vaccino, in questo caso mi riferisco in particolare a quello italiano che è di più facile somministrazione, possa essere diffusamente distribuito.

Quando, secondo lei, potremo davvero vedere la luce oltre il buio di questi mesi?
Nella mia testa, mi sono augurato che, dalla tarda primavera in poi, quando arriverà il caldo potremo dire che non arriverà più il freddo, metaforicamente parlando. Però deve arrivare qualche vaccino in più rispetto alle dosi che arrivano adesso: ma questo non è un auspicio, è una certezza.

Qual è la situazione di contagi e tamponi?
Prima di Natale e dell’ultimo dell’anno abbiamo avuto la ressa di persone che andavano a fare il tampone, pensando che così, in caso di negatività, avrebbero potuto tranquillamente pranzare e cenare con amici e parenti. Il tampone però rileva i contagi avvenuti 4-5 giorni prima, non è in grado di rilevare la positività se ci si è contagiati ieri o l’altro ieri. C’è cioè una finestra, quella dell’incubazione, che sfugge alla verifica. Ecco, ci sono stati casi di contagi per questo motivo. In questi giorni, purtroppo, stiamo ricoverando le persone che si sono trovate per mangiare insieme durante le festività natalizie.

Una riflessione conclusiva?
Il vaccino è sicuramente un’arma in più che abbiamo e che avremo. Ma fino a quando non raggiungeremo l’immunizzazione desiderata non possiamo pensare di abbassare la guardia. I segnali che arrivano in questo momento non sono ancora rassicuranti: è vero che in questi giorni stanno diminuendo i contagi in provincia di Verona, ma in altre zone d’Italia stanno crescendo di nuovo. I colori delle Regioni in qualche modo servono per dare un obbligo. È un peccato, perché non stiamo utilizzando la democrazia nel modo più corretto: la prendiamo per la possibilità di fare quello che vogliamo, invece che quello che dovremmo, e cerchiamo di fare uno sforzo di comportamento solo quando le cose ci vengono imposte in modo più serio.