Ergastolo per l’assassino dei coniugi Meche

Ieri 14 dicembre 2009 si è arrivati alla sentenza di primo grado per l’assassinio dei coniugi Luigi Meche e Luciana Rambaldo, perpetrato il 23 aprile del 2008. E la pena – dopo una camera di consiglio di due ore – è stata quella dell’ergastolo (con isolamento diurno per un anno e sei mesi) per Claudio Stoleru, rumeno di 21 anni.


Dopo la lettura della sentenza il Pubblico Ministero Celenza dichiara che “non si può essere soddisfatti di fronte ad un ergastolo ad un giovane di 21 anni, non mi ha fatto piacere chiederlo ma in lui non c’era nessun segno di collaborazione”.

La Corte d’Assise – presieduta da Dario Bertezzolo – ha decretato quindi che Stoleru ha ucciso la coppia. Prima ha massacrato Luigi Meche, dopo un litigio per una questione di soldi, colpendolo con un martello. Poi – ha ricostruito il Pubblico Ministero – ha strozzato la moglie, diventata una testimone scomoda, dopo averle sbattuto la testa sul pavimento. E quindi si è allontanato dalla loro villetta in via Tirso.

 

La versione fornita dallo Stoleru è stata invece smontata completamente dal lavoro dei Carabinieri dei Ris e dei Sis. A nulla è servita la lunga requisitoria – durata quattro ore – del difensore di Stoleru, l’avvocato Davide Adami, che ha parlato di “testimoni e DNA inattendibili”. Nel suo intervento l’avvocato ha accennato anche ai pregiudizi nei confronti degli stranieri, e a riguardo ha letto in aula un titolo di giornale nel quale il Sindaco di Sona Gualtiero Mazzi, subito dopo il tragico omicidio, ha invocato la pena di morte per l’autore del massacro.

 

Su questo passaggio si è verificata una piccola polemica in quanto il Pubblico Ministero ha sottolineato di voler mantenere le distanze da simili affermazioni: “Io rappresento lo Stato, non c’è mai stata nessuna manifestazione di ostilità nei confronti degli stranieri. Sentirmi accomunato a persone che hanno evocato la pena di morte non mi fa piacere”. L’avvocato Adami ha subito replicato: “non era mia intenzione accumunare il PM alle dichiarazioni del Sindaco di Sona”.


I parenti di Meche in aula hanno dichiarato di ritenere la sentenza giusta. Sentenza che è stata accolta con molta commozione. Del parere opposto la sorella di Stoleru, che la definisce una “condanna senza prove”.


Prima che la Corte si riunisse in camera di consiglio per emettere la sentenza Stoleru aveva letto una dichiarazione: “Chiedo scusa ai parenti dei signori Luigi e Luciana, mi dispiace ma non era mia intenzione che avvenisse una cosa del genere”. Pentimento che probabilmente è stato considerato troppo tardivo.