Eppur qualcosa si muove (anche in Europa)

Mentre in Europa avviene un fatto epocale, cioè la decisione di creare un debito comune europeo per affrontare le sfide che, per motivi diversi, ciascuno Stato, da solo, non potrebbe superare, la maggior parte dei cittadini sulla rete cerca semplicemente di individuare chi ha vinto e chi ha perso.

Come se dopo una legge di bilancio italiana dovessimo capire se ha vinto la Lombardia oppure l’Umbria… Sembra non riuscire a farsi strada una lettura più realistica, a mio parere, e cioè che si è raggiunto un compromesso per il quale ha vinto al 90% l’Europa (il 10% di sconfitta essendo la riduzione degli stanziamenti per alcune strategiche voci di bilancio fra le quali per esempio ricerca e sviluppo).

Mai come oggi si sente la mancanza di un mezzo informativo europeo, il cui punto di vista non sia limitato alla realtà locale.

Eppure qualcosa si muove, a conferma che “politica estera” è ormai un concetto senza senso a livello della penisola europea, mancando la possibilità della guerra fra i suoi Stati. Capita infatti che alcuni giornali, di tanto in tanto, pubblichino contemporaneamente alcune interviste o qualche inchiesta, ciascuno nella propria lingua; che la tedesca Bild pubblichi un articolo in copertina in italiano mentre in Lombardia sfilavano i camion militari con i deceduti da Covid-19 e che la polacca Gazeta Wyborcza abbia pubblicato un testo in ungherese a sostegno degli oltre 80 giornalisti del sito ungherese www.index.hu, dimessisi in blocco a luglio a seguito dell’intromissione del governo di Orbán nella gestione editoriale del giornale digitale.

Sono segnali che indicano la consapevolezza che se l’Italia era in difficoltà anche l’intera Europa ne era colpita o che se in Ungheria l’informazione non è più libera anche in Polonia si corrono dei rischi.

Forse a breve, grazie anche alla tecnologia che accelera il lavoro di un traduttore, avremo davvero qualche media paneuropeo, che pubblica in contemporanea nelle 23 lingue UE e che descrive quella comunità di destino che siamo sempre stati e i mezzi di governo pacifici e democratici che invece ci siamo dati solo negli ultimi decenni.