Enrico Brunelli, eroe di San Giorgio nel 1929

A volte la cronaca ci parla di atti di autentico eroismo, in cui delle persone hanno, per salvare un altro, messo a repentaglio la propria incolumità, se non addirittura perso la vita.

 

Eppure, in certi frangenti dovrebbe prevalere l’istinto di sopravvivenza, per il quale si pensa solo a salvare la propria pelle, se necessario anche a discapito degli altri, in base al principio del mors tua vita mea. Invece questi coraggiosi, e spesso si tratta di anime semplici, nonostante il pericolo agiscono spinti da un impulso spontaneo di generosità e altruismo.

 

Un fatto del genere accadde anche nel Comune di Sona tanti anni fa; già ne accennammo brevemente qualche anno fa sul nostro giornale, ma episodi come questi meritano di essere sempre ricordati. Era il 25 giugno del lontano 1929, e i fratelli Brunelli di San Giorgio in Salici, Enrico di 15 anni e Remo di 9, si trovavano in campagna, intenti ai loro giochi. Si sa che l’infanzia è un’età di spensieratezza, ma talvolta anche di imprudenza.

 

Accadde così che il piccolo Remo scivolò accidentalmente dentro un fossato e, non sapendo nuotare, rischiò di affogare sott’acqua. Enrico, resosi subito conto del pericolo, non ci pensò due volte, e si tuffò. Con gesti disperati riuscì a spingere il fratellino verso la riva così che potesse aggrapparsi e mettersi in salvo. Ma lui non ebbe altrettanta fortuna: stremato dagli sforzi compiuti, poco pratico di nuoto, scivolando in continuazione sul fango, non riuscì a emergere dall’acqua. A questo punto accorse il padre, che tentò invano di salvarlo; ormai il figlio era in stato di asfissia e, nonostante le cure prestate, dopo qualche ora morì.

 

L’eco di quel tragico avvenimento oltrepassò i confini del Comune di Sona. Nel 1930, infatti, con decreto reale lo Stato italiano assegnò alla memoria di Enrico Brunelli una medaglia d’argento al valore civile. Analogo riconoscimento, in oro, fu conferito nello stesso anno dalla “Fondazione Carnegie”, un ente sorto nel 1911 per premiare gli atti di coraggio e eroismo compiuti in tempo di pace.

 

La cerimonia della premiazione avvenne domenica 30 marzo 1930 nel teatro parrocchiale di Sona. Il podestà del Comune, cavalier Luigi Tonelato, dopo aver letto la motivazione che accompagnava l’onorificenza, appuntò la medaglia sul petto di Angelo Brunelli, padre di Enrico, mentre la banda municipale intonava la “Marcia Reale”; poi lo abbracciò, comunicandogli con quel gesto la solidarietà di tutta la popolazione. La cronaca dell’evento fu riportata sul quotidiano L’Arena.

 

Il rischio era che, con il trascorrere del tempo, la memoria di quel nobile gesto andasse perduta. Così non è stato, grazie all’iniziativa del Comune di Sona che deliberò, alcuni anni fa, di intitolare una via di San Giorgio in Salici, in località San Rocco, a Enrico Brunelli.