Nel marzo 1932 si tenne a Verona, nell’ambito della Fiera dell’Agricoltura, il “Primo congresso italiano di rabdomanzia”, in realtà di risonanza internazionale per l’alto livello culturale e il gran numero dei partecipanti; questi furono accolti con tutti gli onori dalle autorità cittadine, in particolare fu il podestà (sindaco) della città scaligera, conte Luigi Marenzi (che abitava a Sona) a rivolgere loro il saluto di benvenuti.
La rabdomanzia è una pratica che tenta di scovare acqua nel sottosuolo utilizzando strumenti semplici come una bacchetta (di salice, a forma di Y) o un pendolo; camminando su un terreno, il ricercatore avverte a un certo punto una vibrazione che fa muovere la bacchetta verso il basso, attratta da forze magnetiche o altre energie invisibili: è il segnale della presenza sotterranea di falde d’acqua.
Oggi noi sappiamo che si tratta di pseudoscienza, pertanto ci viene da sorridere a pensare con quanta serietà e convinzione scientifica quei congressisti portarono a confronto le loro esperienze accumulate in anni di sperimentazioni.

Dobbiamo tuttavia riconoscere la loro buona fede, in quanto lo scopo del convegno non era teorico, ma pratico: aiutare l’agricoltura, liberandola dalla piaga della siccità. Si tenga presente che in quel 1932 i nostri confini non si limitavano all’Italia, ma c’erano anche le terre africane della Libia, dell’Eritrea e della Somalia, colonie aride perennemente assetate.
All’indomani del convegno grande fu l’entusiasmo, proprio in vista delle applicazioni pratiche che la rabdomanzia, ormai equiparata ad una vera scienza, avrebbe apportato al benessere delle campagne. Eppure un secondo congresso sullo stesso argomento non si tenne mai, nel giro di pochi anni emerse troppo evidente lo scetticismo nei confronti di una pratica che si rivelò priva di fondamento e fu relegata nell’ambito della superstizione e della divinazione.
Nelle foto alcuni congressisti (anche religiosi) provano i loro strumenti di rabdomanti per le vie di Verona, alla ricerca di risorse idriche celate nel sottosuolo.
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