Elogio di don Roberto

Ascolta questo articolo

Ci sono attività e ci sono missioni – perché di missioni si tratta – che passano inosservate, che non godono della luce ardente dei riflettori, ma che costituiscono l’ossatura imprescindibile e insostituibile per l’esistere di una socialità sana, accogliente e di reale sostegno alle famiglie.

Non quel sostegno solo sbandierato ma dal poco sugo di cui troppo spesso sentiamo (s)parlare sui giornali o in televisione, non quel welfare posticcio solo di facciata, ma quel sostegno tangibile, concreto, efficace che permette alle famiglie di trovare supporto e aiuto, in tempi – quelli che stiamo vivendo – sicuramente non facili.

In un memorabile discorso tenuto ad Indianapolis il 4 aprile 1968 – a due ore dall’assassinio di Martin Luther King – Robert F. Kennedy disse ad una folla immensa: “Dedichiamoci all’opera di cui scrissero i Greci tanti anni orsono: addomesticare la natura selvaggia dell’uomo ed ingentilire la vita in questo mondo. Dedichiamoci a questo con impegno, costanza e azioni concrete”.

La fortuna delle nostre comunità è proprio quella di poter beneficiare in questi anni del prezioso lavoro, della inesauribile missione, di alcune figure che sanno veramente dedicare se stessi e la propria opera agli altri. E non, come si diceva prima, nella vuota retorica di roboanti proclami dallo scarso peso specifico, non nel limitarsi a sbandierare ideali e fantasie da massimi sistemi, ma nella materica concretezza di azioni che trovano – causa ed effetto – immediato riscontro nella vita degli altri. Oggi. Qui.

Una di queste figure è sicuramente don Roberto Tortella, coparroco di Lugagnano. Lo conosco bene e so già che non apprezzerà quanto sto scrivendo, proprio per la sua natura fisiologicamente schiva che lo porta a restare, quanto più possibile, nel cono d’ombra delle sue attività. Per una naturale ritrosia a personalizzare quello che lui ritiene essere “il mio dovere, per il quale tra l’altro spesso mi sento inadeguato”, come raccontava proprio al Baco qualche mese fa.

Mi perdonerà quindi per queste righe, ma trovo sia doveroso dare visibilità ad un lavoro prezioso, non certo per tributare onori mai richiesti e mai voluti, ma per condividere con chi legge una forte esperienza di comunità, di cui direttamente o indirettamente beneficiamo tutti. Don Roberto in questi anni in cui – lui, originario di Lugagnano – è tornato proprio nella frazione più popolosa del Comune per reggere assieme a Don Antonio Sona la parrocchia, ha saputo infatti dare vita ad una strutturata rete di interventi sociali, con il prezioso aiuto proprio di don Antonio e di un robusto gruppo di giovani e meno giovani.

Ha concretizzato una serie di iniziative, sempre caratterizzate dall’ispirazione cristiana ma senza steccati di alcun tipo, rivolte al variegato e complesso mondo giovanile locale. Una rete di interventi efficaci, che vanno dal monitoraggio discreto ma puntuale delle devianze e dei rischi che allignano anche tra noi – ecco ad esempio il lavoro con i gruppi parrocchiali e le famiglie per la prevenzione del problema droga – al coinvolgimento senza sosta di giovanissimi e giovani in mille attività. Attività che non esauriscono la loro finalità nel loro solo svolgersi ma che anzi sempre diventano quasi un pretesto per uno scopo superiore: far vivere ai ragazzi esperienze forti di condivisione che permettano loro di capire che esiste molto altro oltre il lasciarsi vivere passivamente.

Ecco che, per fare solo un esempio, portare dei diciassettenni a fare gli animatori a dei dodicenni in un campo estivo in montagna permette di far vivere una settimana di vacanza a molti ragazzi con esborsi economici modesti in anni di reali difficoltà per le famiglie. E al contempo consente di investire questi diciassettenni di un ruolo di responsabilità che permetta loro di gustare, esperienza assai rara, il sapore del divertimento indissolubilmente legato al sapore dell’impegno.

Ci sarebbero molti altri esempi da fare, ma basta quanto scritto per dare il tono di un lavoro prezioso che si sta portando avanti, opera sottotraccia ma i cui effetti positivi e virtuosi vediamo emergere costantemente. Oggi. Qui. Don Roberto non è fortunatamente un caso isolato nel Comune di Sona, ci sono altre figure ugualmente preziose di cui magari parleremo in futuro. Insieme costituiscono la punta avanzata di un lavoro insostituibile.

Che – ripeto – può forse risultare poco ad un osservatore distratto ma che invece appare in maniera evidente a chi osservi questa nostra comunità in maniera più attenta. Creare sinergie tra esperienze diverse, unire le forze, lavorare trasversalmente: questo è il passaggio ulteriore da perseguire.

Partendo però da loro. Da chi – come don Roberto – sa quotidianamente trasformare speranze e intenzioni in progetti e azione.

Articolo precedenteCrisi del lavoro a Sona
Articolo successivoAgricoltura dimenticata
Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.