Eleonora Urbani di Palazzolo candidata in Lista Veneta Autonomia: “Più autonomia per maggiori responsabilità”

In vista delle elezioni regionali di domenica 20 e lunedì 21 settembre il Baco ha realizzato un ciclo di interviste per fornire ai lettori elementi informativi aggiuntivi in merito ai candidati nella sezione di Verona e al contenuto dei programmi.

Oggi è il turno di Eleonora Urbani (nella foto con Gianmaria Busatta del Baco), residente a Palazzolo e candidata nella Lista Veneta Autonomia, che appoggia il Governatore uscente Luca Zaia. L’esperienza politica di Eleonora è iniziata nel 2013, con la sua candidatura alle elezioni comunali nella lista Indipendenza Veneta del candidato sindaco Gianluigi Sette. “Il mio avvicinamento alla politica e, in particolare, ai movimenti indipendentisti, autonomisti e identitari del Veneto – spiega Eleonora al Baco – è riconducibile alla percezione di non rappresentanza da parte dello Stato centrale”.

Il primo punto del programma della coalizione di Zaia è l’autonomia. Ritiene siano state toccate tutte le argomentazioni a favore?

Io credo che ancora tanti cittadini non comprendano ancora bene quanto sia importante l’istanza autonomista. Lo stesso governatore Zaia ci ha voluto come lista, in quanto, già dal nome, propugnamo il tema dell’autonomia. Come Liga Veneta Repubblica portiamo avanti questo tema dagli anni ’90, ma fortemente negli ultimi sette anni.

Nelle elezioni comunali del 2013 e in quelle regionali del 2015 il vostro simbolo aveva, però, un chiaro riferimento all’indipendenza del Veneto. Come abbiamo già spiegato sulle colonne del nostro sito, autonomia e indipendenza sono due concetti molto diversi. Avete, quindi, cambiato idea?

Noi siamo sempre stati per l’autogoverno. Diciamo che Indipendenza Noi Veneto e Liga Veneta Repubblica erano due movimenti diversi. Non essendo il progetto dell’indipendenza andato a buon fine, la sintesi che componeva le varie anime nei diversi gruppi identitari è diventata l’autonomia.

Perché alcuni cittadini non comprenderebbero quanto sia importante il tema dell’autonomia, secondo lei?

È un tema che oggi è abbracciato anche da molte altre correnti politiche, che non avevano mai parlato di autonomia. Mi chiedo, però, se abbiano compreso cosa questa significhi per il territorio. Consiste sostanzialmente nel spostare le competenze statali alle Regioni, province e Comuni affinché i servizi siano più vicini alle esigenze dei nostri concittadini. È un’assunzione di responsabilità anche per gli amministratori locali.

Parliamo di un’assunzione economico fiscale o anche qualitativa?

Anche qualitativa. Se nel Comune di Sona esiste un problema, cito la scuola di Palazzolo come esempio, dato che è strutturalmente inadeguata e obsoleta, questo appare distante dal punto di vista della politica romana, mentre nella nostra frazione è sentito fortemente. Pertanto, spostare le competenze, e quindi i soldi, dallo Stato al Comune significa che l’ente locale si prende a carico il problema.

È vero che il bilancio comunale possiede il pareggio di bilancio, ma attraverso una programmazione pluriennale si può intervenire per risolvere problemi. Cosa, tra l’altro, già avviata per la scuola di Palazzolo.

Il decentramento delle competenze significa anche sburocratizzazione e deregolamentazione.

Ma una cosa è l’autonomia, un’altra la burocrazia.

Lo snellimento della burocrazia è uno dei punti principali dell’autonomia. Aggiungo che il Comune di Sona ha un residuo fiscale annuo di circa 48 milioni di euro.

E come viene calcolato?

La Regione Veneto produce 160 miliardi di Pil all’anno. Di questi 160, 15 non ritornano al territorio sotto forma di servizi. Suddividendo quest’ultima cifra per i Comuni della Regione in base al numero di abitanti, calcoliamo i 48 milioni relativi a Sona. Se questa somma non fosse trasferita a Roma, non perderemmo molte istanze. Si tratta sostanzialmente di un surplus sostanzioso che potrebbe rientrare tra le nostre responsabilità e competenze, elemento che sottolineo tantissimo.

Perché?

Credo che l’autonomia permetta di dare un volto politico alle relative competenze regionali.

Esiste sempre la responsabilità penale o amministrativa per ciascun politico in carica.

Si eviterebbe, però, un rimpallo di responsabilità: occorre mettere nero su bianco chi si occupa di cosa ed evitare un’invadente burocratizzazione. Sempre applicando, comunque, il principio di sussidarietà.

La candidata Elisa La Paglia, che abbiamo recentemente intervistato, sostiene che l’autonomia è solo l’alibi di Zaia e che la Regione Veneto possiede già moltissime competenze che, tuttavia, non valorizza al meglio.

Io credo che il Presidente Zaia sia stato e, aggiungo, sarà un buonissimo amministratore.

Scendo nel merito: in un’altra intervista che facemmo alla candidata Orietta Salemi emerge la tesi che a Zaia è mancata la lungimiranza in questi suoi ormai dieci anni di mandato su molti temi, tra cui i trasporti – di competenza regionale -.

Penso che su questo tema Zaia sia stato l’unico a portare in auge il progetto della Pedemontana, di cui se ne parlava già negli anni Novanta. Il progetto attuale è comunque orientato nel lungo periodo.

La critica sta qui: se l’avesse iniziato nel 2014, probabilmente oggi sarebbe quasi giunto a termine.

Sono stati fatti comunque interventi sulla rete ferroviaria regionale nel frattempo. Ecco, non ho la sensazione che sia rimasto con le mani in mano in questo periodo, ci sono state altre priorità in tema di trasporti. Poi, che ci sia sempre da migliorarsi, penso sia un approccio condiviso da tutti.

In quali altre competenze si può fare di più?

Premesso che tutte le competenze sono fondamentali, a mio avviso, la priorità debba appartenere all’ambiente relativamente in particolare alle problematiche delle discariche presenti anche nel veronese. Nella Cà Filissine a Pescantina, ad esempio, molti iter burocratici si sono sviluppati a Roma; fatto che ci ha portato a perdere anni, tempo prezioso.

Altre competenze?

La sanità.

A differenza della precedente, questa è già regionale.

Avendo più fondi, si può fare di più.

Qui riappare un’altra critica di La Paglia: se una competenza è già regionale, la richiesta di maggiore autonomia sembra voler coprire le inefficienze sul tema.

Assolutamente no, perché si mira all’applicazione dei costi standard. La direzione che si potrà prendere con l’autonomia è verso ospedali più efficienti e soprattutto innovativi.
L’ultima competenza che, secondo me, richiederebbe una particolare priorità è la scuola.

E come valorizzarla?

Penso sia importante valorizzarla in termini di programmazione e di una mirata destinazione dei fondi. Durante l’emergenza sanitaria, se la formazione scolastica fosse stata di competenza regionale, si sarebbero gestiti più efficacemente gli spazi grazie al contributo di privati o sfruttando strutture pubbliche in disuso. A livello nazionale è mancata una programmazione organica: il decentramento di competenze, responsabilità e problemi permette al territorio di adottare misure e risposte immediate.

Però è evidente una contraddizione: la riforma sanitaria di Zaia con l’istituzione di Azienda Zero ha accentrato la sanità alla Regione, mancando la ramificazione della competenza sul territorio, dato che molti ospedali nel veronese hanno chiuso negli ultimi mesi.

Facciamo un passo indietro: la chiusura degli ospedali non è stato un volere di Zaia. Vuoi per la crisi vuoi per una mala gestione nazionale del Governo stesso vuoi per un decennio di tagli statali, non sono ritornati sul territorio quei fondi che necessitavamo. Inoltre, vorrei anche ricordare che, mentre le altre Regioni hanno applicato il massimo delle addizionali IRPEF e IRAP regionali, il Veneto non ha messo le mani nelle tasche dei cittadini per sopperire a questi tagli. E chi muove la critica sul fatto che la sanità veneta stia diventando privata, è una bufala.

Ci spieghi.

I posti letto privati ammontano al 16% contro una media nazionale del 29%. E in Regioni condotte da un’amministrazione di centro sinistra, come il Lazio, i posti letti privati toccano addirittura il 50% del totale regionale. Oltretutto in Veneto il quasi la metà di quel 16% è turismo sanitario, quindi posti letto privati occupati da persone di altre Regioni e altre parti d’Europa.

Quindi dove finiscono le competenze regionali e dove iniziano quelle statali in materia di sanità?

Riprendiamo come esempio il recente periodo dell’emergenza sanitaria. Molte Regioni hanno seguito le direttive del Governo: il fatto di rendere Vo’ Euganeo una zona rossa e successivamente chiuderla è stata una decisione completamente slegata dalle direttive del Governo. Così come la politica dei tamponi a tappeto.

Riprendiamo il tema delle aliquote fiscali regionali: condividerebbe l’idea di applicare l’aliquota IRPEF ai redditi più abbienti?

È sempre un aggiungere tassazione alla già esistente tassazione, che comunque è molto forte. Se tassiamo ulteriormente quei soggetti che producono ricchezza, poniamo paletti in più che limiterebbero gli investimenti da parte del privato. In Veneto e in Italia in generale abbiamo bisogno di una riforma fiscale tale per cui tutti pagano le tasse. Però con un’aliquota bassa.

Voltiamo pagina e parliamo di giovani e lavoro. C’è qualche punto programmatico su questo tema che meriterebbe di essere valorizzato nella vostra agenda politica?

È necessario avvicinare il mondo delle professioni alla scuola, far conoscere quali possano essere le professioni del domani e avviare dei percorsi mirati e in coordinamento con le aziende.

Pare un approccio più conoscitivo che pragmatico.

No, dev’essere orientato alla formazione di stage, non sullo stile, però, dell’alternanza scuola-lavoro iniziata qualche anno fa.

Se entro fine anno viene approvata l’autonomia del Veneto anche dallo Stato centrale, qual è il primo intervento che andrebbe fatto per facilitare il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro?

Ciò che ho detto: creare una rete tra aziende e università. Ma anche creare, quindi finanziare, realtà formative ad hoc sulle professioni del domani o richieste dal mercato: implementare corsi di laurea, rendere le scuole maggiormente all’avanguardia e sensibili ai cambiamenti nel mondo del lavoro.

In previsione delle imminenti elezioni quali istanze sul territorio di Sona avanzerebbe nella sua agenda politica?

Scuola e ambiente nel territorio sonese e veronese.

Sulla scuola che valutazioni si possono fare?

A causa del pesante calo demografico a livello nazionale nel nostro Comune è opportuno iniziare a ragionare per la creazione di un unico polo scolastico nuovo e all’avanguardia per le frazioni di Sona, San Giorgio e Palazzolo.

E sull’ambiente?

Su questo aspetto mi riferisco in particolare alla Sun Oil, che oggi è una bomba ad orologeria. Anche qui: se ci fosse l’autonomia, e se il Comune o la Regione avessero piena competenza e responsabilità sul tema, si sarebbe potuto intervenire prima e più efficacemente.