Nomine pubbliche: E’ tempo di cambiare metodo

Come in maniera molto interessante faceva notare Gustavo Ghidini su Il Corriere della Sera, un grave deficit di democrazia reale emerge dalla prassi che troppo spesso presiede alle nomine di fonte politico-istituzionale alle più varie cariche, come Consigli di amministrazione e vertici di società ed enti controllati o partecipati dalla mano pubblica.

 

Nomine troppo spesso espressione di accordi partoriti nel chiuso del Palazzo, il risultato delle quali – prosegue Ghidini – i cittadini apprendono a cose fatte, chiedendosi quali ignote benemerenze abbiano presieduto alla scelta di certi nomi per ruoli di rilevante interesse collettivo.

 

Ad arginare il fenomeno non sono bastale le regole previste per le (sole) nomine governative che prescrivono un parere non vincolante di commissioni parlamentari. Tale nefasto “sistema” consente di eludere criteri di merito, competenze, probità, che dovrebbero presiedere all’assegnazione di quei ruoli.

 

Serve dunque una legge che disponga che ogni nomina a carica pubblica sia preceduta da una pubblica audizione tenuta presso le diverse istituzioni deputate a deliberarla, e nella quale i candidati siano chiamati a discutere del loro curriculum, competenze, eventuali incompatibilità e conflitti di interesse.

 

Questa semplice procedura – conclude Ghidini – non ha nulla di coercitivo e farebbe spesso naufragare molte candidature “impresentabili”. Una procedura di cui si sente veramente la necessità anche a Sona.

 

Articolo precedenteFoto storica della torre di Palazzolo
Articolo successivoC’era una volta… e c’è ancora
Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.