E’ possibile un soccorso medico tempestivo? Una riflessione dopo la tragica morte del 4 aprile a Sommacampagna

Quella di quanto sia possibile un soccorso efficace è una domanda che spesso ci si pone di fronte a malori o ad incidenti che quotidianamente possono incrociare la nostra strada, nei luoghi più svariati e nelle occasioni a volte più impensabili. E’ una domanda che in tanti si saranno posti a seguito del tragico malore accaduto sabato 4 Aprile scorso presso gli impianti sportivi di Sommacampagna (vedi articolo sopra da L’Arena). Nel corso di una partita amichevole un giovane uomo di 43 anni è purtroppo deceduto, a nulla sono valsi i soccorsi. In queste occasioni più che mai l’interrogativo è d’obbligo.

Cerchiamo di entrare un po’ nel merito.

Tanti sono i fattori che possono dare una risposta affermativa o positiva a questo quesito. Per quanto riguarda il territorio in cui viviamo, abbiamo avuto occasione in passato di raccontare di come funziona il servizio di Emergenza-Urgenza erogato da S.O.S. e dalle altre organizzazioni che svolgono tale servizio (LEGGI QUI LA NOSTRA INCHIESTA)

Importante sapere che esiste una Catena del Soccorso articolata in quattro fasi principali , l’osservazione della quale rende un intervento di soccorso più efficiente e più efficace. Le quattro fasi sono il riconoscimento dello stato di incoscienza e allertamento immediato dei soccorsi avanzati (118), la rianimazione Cardio Polmonare precoce, l’uso del Defibrillatore (ove presente) e l’arrivo del soccorso avanzato (ambulanza medicalizzata o infermierizzata, elicottero SUEM 118). Questo tipo di approccio viene insegnato in tutti i corsi di primo soccorso di base, ad esclusione dell’uso del defibrillatore che richiede un’abilitazione a parte.

Questo tipo di preparazione ed abilitazione è stata impartita a più di 100 persone nostri concittadini che, nell’ambito del progetto Sona Comune Cardioprotetto, hanno frequentato corsi di Rianimazione Cardiopolmonare specifici, acquisendo, oltre alle basi della tecnica, anche l’abilitazione all’uso del defibrillatore (DAE). Di questi dispositivi , a seguito del progetto sopracitato, nel territorio del Comune di Sona ne sono ora installati ben 14, dislocati nei punti sensibili e di maggior frequentazione (impianti sportivi, palestre, scuole, circoli, postazione pubblica a Lugagnano, postazione mobile della Polizia Locale) .

Ma veniamo a quanto accaduto a Sommacampagna: l’ambulanza medicalizzata di S.O.S. è stato il primo mezzo di soccorso avanzato ad intervenire sul luogo, a cui è seguito poi anche l’arrivo dell’elicottero del SUEM 118. Quindi il riconoscimento dello stato di incoscienza e allertamento precoce del 118 da parte dei presenti  si sono svolti in tempi rapidi. L’incoscienza della persona era visibile e testimoniata da chi era sul luogo.

Quando si pensa agli interventi dell’ambulanza vengono alla mente le fasi concitate del soccorso, o la corsa verso l’ospedale. Sembra tutto chiaro, in quel momento tutto il mondo “ruota” attorno all’incidente, ma l’equipaggio che deve raggiungere il posto spesso ha solo un indirizzo approssimativo e, se va bene, qualche riferimento. Nel nostro caso la zona dell’accaduto era conosciuta e quindi l’ambulanza non avrebbe avuto problemi a raggiungerla, ma le persone presenti hanno saputo mettere in atto una componente fondamentale di questo primo anello della catena del soccorso: segnalare bene e rendere agibile il luogo del sinistro.

Frutto probabilmente della preparazione di qualcuno dei presenti, le vie di accesso agli impianti sportivi erano state aperte e sgomberate, le persone posizionate nei punti chiave ad indicare la strada. Per l’ambulanza quindi è stato possibile arrivare sul posto senza inutili perdite di tempo, magari fosse sempre così!

Nel frattempo, le manovre di primo soccorso erano già iniziate, massaggio cardiaco e respirazione bocca-a-bocca sono stati praticati già dai primissimi istanti e sono continuati fino a quando non è subentrato il personale sanitario intervenuto. Inoltre, cosa altrettanto importante, sul posto era già stato portato e attivato il defibrillatore di cui sono dotati gli impianti sportivi di Sommacampagna.

Pur nella drammaticità della situazione una catena del soccorso pressoché  perfetta è stata messa in atto. Al paziente quindi sono stati prestati i migliori soccorsi possibili ancor prima dell’intervento del personale sanitario. Purtroppo tutto quanto è stato fatto non è bastato ad avere il “lieto fine” ed una giovane vita si è persa. Una sorte migliore l’avrebbero meritata sia Andrea, lo sfortunato ragazzo, sia le persone che, con grande spirito di iniziativa e professionalità, sin sono prodigate per evitare il peggio.

Il defibrillatore installato presso la parrocchia di Lugagnano
Il defibrillatore installato presso la parrocchia di Lugagnano

Ma sarebbe un errore giudicare quanto è successo solo per il finale. Tutte le persone coinvolte hanno dimostrato una preparazione ed una capacità di esecuzione fuori dal comune. Con le loro azioni hanno dato ad Andrea il miglior soccorso possibile e le maggiori probabilità di sopravvivenza.

E’ possibile dare una buona opportunità di soccorso ad una persona? La nostra riposta quindi è sì, si può!

Si può darla se esiste una rete di persone comuni che hanno acquisito conoscenze e pratiche di Primo Soccorso e che si sanno mettere in gioco. Non sempre i mezzi di soccorso avanzato sono disponibili quando serve; il territorio è vasto e le ambulanze non sono infinite;  a volte la contemporaneità di più eventi può mettere a dura prova il sistema dell’emergenza-urgenza. Ogni singolo cittadino formato opportunamente può e deve essere parte della catena del soccorso. Per casi non a lieto fine come quello di Andrea ne esistono anche altri che invece si risolvono in maniera positiva. Vale sempre la pena provarci, anche quando le cose non vanno per il verso giusto e riprovarci di nuovo al capitare di un’altra occasione.

A maggior ragione per una giovane vita , perché una simile perdita lo è sia per i familiari più stretti sia per la comunità. Una giovane vita che può dare ancora molto ad una comunità, sotto tutti i punti di vista, è un bene prezioso.

Tutte le vite sono un bene prezioso anche se a volte, nel declinare naturale del nostro percorso terreno, ci si pongono interrogativi profondi di fronte a casi che vedono persone anziane coinvolte. Molti sono i dubbi e i patimenti che assalgono i soccorritori. Ma non è questa la sede in cui trattare questi argomenti così delicati e profondi.   

La domanda sorge poi spontanea: ma perché le tecniche di Primo Soccorso non diventano materia di insegnamento per i giovani italiani all’interno delle scuole? Perché invece tutto è lasciato all’iniziativa di un singolo Assessore Locale o di un singolo Dirigente Scolastico?

Questi concetti si potrebbero trasmettere a tutte le fasce di studenti, con approcci didattici e obiettivi formativi diversificati  a seconda dell’età. Studi aldi fuori dell’Italia ci dicono che una Rianimazione Cardio Polmonare può essere fatta da chiunque  e che i ragazzi in giovane età hanno molte meno remore sia emotive che morali nell’agire rispetto agli adulti.

Cosa stiamo aspettando allora a dare impulso ad una rete diffusa di cittadini attivi che sappia dare, ad altri Andrea, una concreta opportunità di sopravvivenza?