E’ iniziata a Sona l’estate del coronavirus: facciamoci guarire dall’unica stagione che chiede solo di essere vissuta

“Cicale, sorelle, nel sole, con voi mi nascondo nel folto dei pioppi e aspetto le stelle”. Sono di Salvatore Quasimodo le uniche parole possibili per descrivere la bellezza profonda dell’estate, che è iniziata oggi anche a Sona.

Questa però è l’estate del coronavirus, l’estate che segue la primavera del lockdown e della paura della pandemia, che ha stretto come una morsa di angoscia anche la nostra comunità. Che ha portato anche nelle nostre case malattia, morte, fatiche, dolore.

Oggi, in questo giorno di sole forte e di nuvole che solcano il cielo azzurrissimo come caravelle senza meta, sentiamo lontani i giorni nei quali eravamo confinati in casa, alle prese con timori che sembravano provenire direttamente da altri periodi storici e che invece ci stavano mettendo in ginocchio.

Si è aperta una nuova stagione. Che profuma di vita, da sempre il profumo dell’estate italiana. L’estate inventata negli anni Cinquanta, quando il miracolo italiano del secondo dopoguerra permise ai nostri genitori di andare per la prima volta in vacanza, una realtà impensabile anche solo per i nostri nonni. Magari tutti stretti a bordo delle prime, meravigliose, Fiat 500.

Quella che ha preso il via oggi, 21 giugno 2020, è però l’estate delle grandi incognite, con il peso del timore di un possibile ritorno del virus il prossimo autunno. Si avverte in tutti un sentimento di vita sospesa: tutto va riscoperto, tutto va capito, ogni cosa, anche la più banale, va rivissuta come fosse la prima volta. Come se in tanto di ciò che facciamo fossimo nati oggi.

L’estate sonese 2020 sarà, comunque, un’estate diversa. Un’estate che non dimenticheremo e che tra tanti anni ancora racconteremo con parole gravi e commosse. Sono tante le estati indimenticabili delle nostre vite: quella del primo amore, quella della prima vacanza da soli, quella del primo figlio, quella nella quale se ne sono andati per sempre una mamma o un papà. Lo sarà, in maniera imparagonabile alle altre, anche questa.

Proviamo a viverla assieme a chi ci sta accanto, diamo armonia corale a ciò che durante la quarantena è stato, necessariamente, voce solista.

Facciamoci guarire dall’unica stagione che, ogni anno, non chiede altro che essere vissuta.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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