E’ Bruno Miglioranzi lo Zigoni del Lugagnano. “Gh’era ‘na olta el Gao”, cronache calcistiche del vecchio Lugagnano

Giocava con l’11, proprio come il leggendario Zigoni. E come lui, ogni tanto (spesso…), si lasciava un po’ andare. Lui e gli arbitri, rapporto complicato. Come Zigogol. Uno che firmava i contratti con la penale per via di squalifiche certe. Il presidente, Saverio Garonzi, era inflessibile. Tot squalifiche, tot multe. Anche il presidente Pedoni, l’avrebbe fatto, ma non era possibile. Ecco, Bruno Miglioranzi non aveva la penale, “parche’ schei no ghe n’era…” sorride, ma con i fischietti non è mai andato troppo d’accordo.

“Una volta, mi ricordo, giocavo nel Caselle, l’arbitro Mastini entra per l’appello e mi dice: ‘…te zugare’ 5 minuti…’. Andiamo in campo, dopo 5 minuti ‘litigo’ per un corner, lui mi ammonisce, io schiaffeggio il cartellino: espulso”.

Era forte, Bruno Miglioranzi. Attaccante vero, forte fisicamente e “cattivo” come dev’essere un attaccante di razza. Se c’era da lottare, non si chiamava fuori, anzi. E non gli mancava il coraggio. “Giocai e segnai anche con un polso fratturato”, dice. “Il dottor Cagliari me lo sistemò in qualche modo e io giocai tutta la partita, facendo pure gol”.

Gli piaceva la lotta, ma era bravo anche tecnicamente. E poi, “sentiva” la porta. Terzo di una famiglia di calciatori. “Mio fratello Enzo, era del ‘43, aveva giocato anche nelle giovanili del Verona, con Adone Mazzi. Era molto forte, poteva giocare in tutti i ruoli, tra difesa e centrocampo. Poi c’era Franco, classe ‘45, piccolino, attaccante anche lui, molto bravo tecnicamente. Abbiamo anche giocato assieme, qualche volta, nel Lugagnano”.

Infine c’era lui, Bruno, nato nel ‘48. Si vede subito che ha stoffa. Spopola negli juniores, in una delle più belle squadre giovanili della storia rossonera. “Eravamo proprio forti. Vincemmo il campionato provinciale, c’erano Modena e Faccincani, Caceffo e Cazzadori, Dal Pozzo e Morando e tutti gli altri. In finale, battemmo il Villabartolomea, che sembrava uno squadrone. Gli allenatori erano Cici Boscaini e Remo Poldi, che bei tempi…”.

Bruno segna, spesso e volentieri. Appena compie 16 anni, lo lanciano in prima squadra. “Giocavamo col Castelnuovo”, ricorda tutto benissimo. “Vincemmo 2-0, due gol miei”.

Lo esalta la passione della gente, lo frena un caratterino niente male. “In campo non sopportavo gli errori clamorosi degli arbitri” ammette. “Mi facevo trascinare, troppe squalifiche…”. E a volte non accettava volentieri neanche la… panchina. “Anche perché non c’era panchina. Se restavi fuori, stavi fuori tutta la partita. Mi ricordo una volta a Buttapietra, el Cici mi lascio’ fuori. ‘Anco’ zuga Ragnolini’ mi disse. Eh, lì penso di averlo mandato a quel paese…”.

Era fatto così, Bruno. Rimpianti? “Beh, quel campionato di Terza che avevamo vinto nello spareggio col Domegliara… Lo perdemmo a tavolino, perché aveva giocato Modena, parente di Roberto, tesserato con un’altra squadra…”.

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La sbandata controllata

Si giocava in Borgo Roma, “…il Domegliara ce ne aveva rifilate 4 nel finale di campionato, era stata una partita ‘calda’. E nello spareggio, avevano addirittura diviso le tifoserie…”.

Vinse il Lugagnano, sul campo: 1-0, gol suo, naturalmente. “Mi ricordo Aldo Morando che va via sulla destra, lui era fortissimo, poi mette il cross e io arrivo e al volo infilo”.

Bruno ricorda gli scambi di “paroline” col pubblico avversario. “In campionato mi avevano preso in giro perché avevo capelli lunghi. Per lo spareggio me li ero tagliati. Loro mi provocavano, io avevo promesso “ve la farò vedere…”.

Era una bella squadra, anche quella: “Si, molto forte, meritavamo di salire, purtroppo restammo invece in Terza…”.

Una bella storia, la sua. Storia di coraggio e passione, quello che si dice attaccamento alla maglia, in un calcio più povero e più bello. “Era bellissimo andare dagli spogliatoi di Patina, il bar, al campo. Con la gente che ci accompagnava. Era stupendo il ritorno, a volte ancora nervosi per la partita, ma orgogliosi del tifo della gente. Allora si giocava per quello, solo per quello. Senza spogliatoi, senza reti di recinzione, senza allenamenti, anche. Però, che bello…”.

Dopo il Lugagnano, anche un po’ di San Massimo, richiesto da Giancarlo Apostoli. “E con l’Astoria, feci gol anche al Lugagnano”, giusto per non perdere l’abitudine. Poi anche Caselle, prima del ritorno a casa. “Poi, nel Lugagnano, ho fatto anche il vice di Giancarlo, per un po’ di tempo…”.

Segnava, sognava e suonava, Bruno Miglioranzi. Già, estroso sul campo e pure sul palco. Era lui il cantante dei “leggendari” Ragazzi di strada. Una band che entusiasmò Lugagnano sul finire degli anni ‘60.

“Io, Giuliano Montesso, Renzo Pedoni, Roberto Vantini e Rino Chesini, il batterista. Vincemmo parecchi concorsi, suonammo spesso al Piper, che allora era il top per chi amava la musica”. Fecero da “apripista” anche a una certa Nicoletta Strambelli, ma sì, proprio lei, Patty Pravo.

E divennero amici dei “Quelli”, un gruppo che spopolò con “La bambolina che fa no no no”. “Era il nostro cavallo di battaglia”, riprende Bruno. “Nei Quelli suonavano Teo Teocoli, Boldi, Alberto Radius… Erano alla mano, diventammo amici”.

Diviso tra calcio e musica, sempre in prima fila. “La musica era una bella alternativa. Se mi squalificavano, la domenica sostituivo il calcio con la musica…”. Anche se la musica preferita era sempre quella del gol.

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Raffaele Tomelleri
Firma storica del giornalismo sportivo veronese, ha al suo attivo anche numerosi libri sulla sport locale e sui suoi valori.