Due summit di boss della ‘ndrangheta a Sona. E’ quanto risulta da un’inchiesta della Procura di Bologna

Nei capannoni di un’azienda di Sona si sarebbe svolto non molto tempo fa un summit tra dei boss della ‘ndrangheta calabresi, che gli investigatori ritengono esponenti di primo piano.

Questo è quanto risulta dalle oltre 1200 pagine dell’ordinanza della Procura di Bologna che ricostruisce una serie di movimenti dei boss della ‘ndrangheta anche nel veronese.

Quella in corso è l’operazione Aemilia della Procura di Bologna e della Direzione distrettuale antimafia (Dda) contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto economico di Veneto, Lombardia e di gran parte del nord Italia, operazione che svela quasi quotidianamente nuovi scenari, sempre più preoccupanti.

L’incontro a Sona sarebbe avvenuto, secondo quanto ricostruito con intercettazioni, il 23 aprile del 2012 nella sede della TM Logistica di Sona intestata a Immacolata Larosa, cognome che è presente pure in un altro stralcio dell’ordinanza della Procura di Bologna quando si spiega di come la famiglia calabrese Galasso-Larosa sia presente nell’area della provincia di Verona.

Ma di cosa si sarebbe parlato nel corso dell’incontro dell’aprile 2012? Del tentativo di acquisizione di aree immobiliari derivanti dal fallimento della società veronese Rizzi Costruzioni, che tra l’altro all’epoca era anche comproprietaria dell’ex area industriale Tiberghien a San Michele.

Quel pomeriggio – come ha raccontato L’Arena con un servizio del 5 febbraio scorso – Roberta Tattini, consulente bancaria con buoni rapporti con gli esponenti calabresi e che si trovava insieme con il boss Domenico Grande Aracri, contatta Salvatore Minervino, responsabile secondo gli investigatori della parte tecnico amministrativa del progetto per conto di Nicolino Grande Aracri, e si accordano per vedersi a Sona presso la TM Logistica con Immacolata Larosa.

Alle 20,29, ricostruiscono gli investigatori, il summit termina e Roberta Tattini, il marito Fulvio Stefanelli e Giovanni Summo (consulente bancario collega della Tattini) salgono a bordo del Range Rover oggetto di intercettazione ambientale.

Sul Suv salgono anche Domenico Grande Aracri, della famiglia cui fa riferimento la ‘ndrina Grande Aracri, Salvatore Minevino e Antonio Pallone. Tattini e Grande Aracri finiscono nei guai, in base all’ordinanza, anche perché in quell’occasione portano in luogo pubblico un detonatore da guerra per l’attivazione di esplosivo ‘C4’ non meglio specificato e illegalmente detenuto.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione di stampo mafioso clan Grande Aracri di Cutro a cui il detonatore era destinato.

Ma vi era pure un precedente. Infatti secondo gli investigatori anche il 3 dicembre 2011 negli uffici della TM Logistica di Sona si sarebbero riuniti Antonio Gualtieri (uomo di fiducia del gruppo Grande Aracri), Francesco Lamanna (definito “personaggio di assoluto rilievo e carisma nella consorteria criminale emiliana”), Rocco Larosa e Antonino Galasso per discutere dell’acquisizione del fallimento Rizzi.

La Redazione
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